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Cronaca

Inciampa nel nylon e si spezza la gamba: l'infortunio nel magazzino Lidl di Volpiano

L'operaia cinquantenne era dipendente della cooperativa Alstom. Ora è disoccupata

Inciampa nel nylon e si spezza la gamba: l'infortunio alla Lidl di Volpiano

Erano le 8 del mattino del 13 novembre 2019 quando Loredana Pastia, operaia generica impiegata nel magazzino Lidl di Volpiano per conto della cooperativa Alstom, vide la sua vita cambiare per sempre. Mentre lavorava nel reparto freschi, caricando pedane con i prodotti da distribuire alle filiali Lidl, un gesto abituale si trasformò in un terribile incidente. Salì su una pedana per recuperare gli ultimi prodotti rimasti, ma non si accorse del nylon ancora avvolto intorno alla merce. Un attimo di distrazione, un piede che si impiglia e una rovinosa caduta: la sua gamba si spezzò in tre punti all'altezza della caviglia, con una frattura scomposta trimalleolare.

Nel magazzino Lidl di Volpiano, il nylon utilizzato per avvolgere i prodotti in quel periodo veniva rimosso dai carrellisti al momento del commissionamento e questo a causa della mancanza del personale delle pulizie da quando l'addetto era andato in pensione. Durante il processo che si è tenuto oggi in Tribunale ad Ivrea è stato spiegato bene: i lavoratori erano costretti a raccogliere il materiale plastico a fine turno, ma nei giorni di promozione il lavoro diventava frenetico e la plastica restava sparsa sul pavimento. Nonostante il rischio di inciampo fosse evidente, il pericolo non era stato segnalato nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), e il problema era stato ignorato anche dopo gli accertamenti successivi all’incidente.

Secondo la testimonianza della stessa Pastia, salire sulle pedane per recuperare la merce più arretrata era una prassi prevista dalle procedure aziendali, e ai lavoratori era stato chiesto di abbassarsi per raccogliere gli articoli nel rispetto delle norme di sicurezza per evitare problemi alla schiena. Tuttavia, nessuno aveva mai contemplato il rischio che il nylon potesse rappresentare un serio pericolo per l’incolumità degli operai.

Dopo l’infortunio, Loredana Pastia ha subito una lunga riabilitazione e, nonostante il risarcimento ricevuto da Lidl e Alstom, non ha più potuto riprendere il suo lavoro. Ha lavorato solo per un breve periodo di sei mesi, ma le condizioni della sua gamba non le hanno permesso di mantenere un impiego stabile. Oggi è disoccupata, con una invalidità residua dell’11%, una gamba che si gonfia e la difficoltà a restare in piedi per lunghi periodi.

«Da quel giorno la mia vita è cambiata completamente – ha dichiarato Pastia in aula –. Non posso più lavorare come prima, non riesco a stare troppo tempo in piedi, e la mia gamba non sarà mai più la stessa.»

Oggi si è svolto il processo davanti al Tribunale di Ivrea, sotto la presidenza del giudice Annamaria Tiseo e con il pubblico ministero Valentina Bossi. La difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Cocchi, sostiene che la responsabilità non ricada sull’imputato Cellini, mentre l’accusa e le parti civili evidenziano la grave negligenza nella gestione della sicurezza sul lavoro.

Gli accertamenti effettuati dallo Spresal dell’ASL TO4, hanno confermato che il nylon lasciato a terra rappresentava un rischio evidente. Anche tre mesi dopo l’incidente, il 15 febbraio, un nuovo sopralluogo evidenziò che nulla era cambiato, segno che le misure di sicurezza non erano state adeguatamente implementate.

«Quel nylon creava la possibilità di inciampo e non era stato previsto come rischio nel DVR», ha spiegato Tartaglione in aula. Se il pericolo fosse stato riconosciuto prima, forse oggi Loredana Pastia avrebbe ancora il suo lavoro e la sua vita di prima.

Il caso di Loredana Pastia rappresenta solo uno dei tanti incidenti che avvengono ogni anno nei magazzini e nelle fabbriche italiane, dove la sicurezza viene spesso sacrificata alla produttività. Mentre la giustizia cerca di fare chiarezza sulle responsabilità di quanto accaduto, resta il dramma personale di una donna che, per un dettaglio trascurato, ha perso la possibilità di lavorare e vivere serenamente.

La sentenza del processo rappresenterà non solo un passo importante per la giustizia, ma anche un monito per tutte le aziende: la sicurezza sul lavoro non può mai essere una variabile trascurabile.

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