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Cronaca
13 Marzo 2025 - 01:55
Morti sul lavoro
Sono quattro le persone indagate per la morte di Abdelkarim Alaa Ragarb Ramadan, operaio egiziano di 35 anni residente a Torino, deceduto venerdì scorso dopo essere precipitato dal tetto di un capannone in via Edoardo Agnelli 20 a Leinì, mentre montava un ponteggio. Sull’accaduto indaga la procura di Ivrea, con il pm Ludovico Bosso che sta ricostruendo la catena di appalti e subappalti coinvolti nei lavori. Tra gli indagati figurano Said Ramadan, titolare della RM srl e zio della vittima, il rappresentante legale della Climagest srl, proprietaria del capannone, il titolare dell’impresa incaricata del montaggio del ponteggio e un preposto al cantiere. Le ipotesi di reato comprendono omicidio colposo e violazione delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Secondo le prime verifiche, Abdelkarim non risultava iscritto alla Cassa Edile di Torino, e il cantiere non era stato censito nel sistema di congruità. L’azienda per cui lavorava, la RM srl con sede a Torino, è regolarmente iscritta e dichiara due operai a libro paga, ma la vittima non figurava tra questi. Anche la posizione della Climagest è al vaglio degli inquirenti: la società avrebbe affidato i lavori di rifacimento del tetto e smaltimento dell’eternit a due ditte, una delle quali ha successivamente subappaltato il montaggio del ponteggio alla RM srl.
Le circostanze dell’incidente sollevano interrogativi inquietanti. Dopo la caduta dal tetto, da un’altezza di circa 10 metri, i colleghi hanno caricato Abdelkarim in auto e lo hanno trasportato all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, dove è morto alle 22.45. In un primo momento, ai medici è stato riferito che l’uomo era "caduto in casa", ma le ferite riportate non erano compatibili con un incidente domestico. Solo dopo il decesso è emersa la verità, facendo scattare le indagini. Quando carabinieri, Spresal e vigili del fuoco sono giunti sul luogo, hanno trovato una scena già alterata: qualcuno aveva rimosso le barre metalliche trasportate dalla vittima e ripulito le tracce di sangue nel punto in cui era precipitato.
Dalla ricostruzione emerge che Abdelkarim si trovava sulla copertura del capannone quando la struttura ha ceduto sotto il suo peso, facendolo precipitare nel vuoto. Il pm Bosso ha disposto l’autopsia per accertare se l’operaio avrebbe potuto essere salvato con un soccorso immediato. Le indagini mirano inoltre a chiarire eventuali responsabilità lungo la catena di appalti e verificare se vi fossero ulteriori irregolarità nel cantiere.
Sulla vicenda emerge un quadro allarmante della sicurezza nei cantieri.
Dalle procure continuano ad arrivare segnalazioni su cantieri dove le norme non vengono rispettate e dove gli incidenti si verificano troppo spesso per essere solo fatalità.
Il problema dei controlli insufficienti viene sottolineato da più parti, con carenze strutturali che rendono difficile prevenire situazioni di rischio come quella di Leinì.
Il fatto che Abdelkarim sia stato trasportato in ospedale dai colleghi, che nel frattempo avevano tentato di ripulire il luogo dell'incidente, è un dettaglio che porta a riflettere su come in certi contesti la sicurezza sia percepita più come un ostacolo burocratico che come una tutela reale per i lavoratori.
Questa tragedia si aggiunge alla lunga lista di morti sul lavoro in Italia, evidenziando ancora una volta il drammatico problema della sicurezza nei cantieri e il mancato rispetto delle normative.
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