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Cronaca

Botte e minacce alla sorella: "Ti brucio!". A processo un uomo di Rivara

Il 15 marzo 2023 la violenza era esplosa in casa: spintoni, calci e minacce

In Tribunale ad Ivrea il processo

In Tribunale ad Ivrea il processo

"Ti brucio". È questa la frase che, secondo l'accusa, G. C., 34 anni, avrebbe rivolto alla sorella F. C., 31 anni, al culmine di una lite furiosa. Un rapporto familiare burrascoso, segnato da tensioni e rancori, è sfociato in violenza il 15 marzo 2023 a Rivara. Oggi, a Ivrea, il caso è approdato in Tribunale dinnanzi al giudice Edoardo Scanavino, dopo il rinvio a giudizio disposto dalla giudice Marianna Tiseo. Il pubblico ministero Filippo De Bellis contesta all'imputato le accuse di lesioni personali aggravate e minacce gravi.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, G. C. avrebbe aggredito la sorella nel corso di una discussione degenerata in violenza. Prima l’avrebbe spintonata, facendola urtare contro un mobile. Poi l’avrebbe nuovamente spinta a terra, provocandole l’urto del IV dito della mano destra e causandone la lussazione. Non si sarebbe fermato: l’avrebbe afferrata per i polsi, graffiata al volto e colpita con calci alle gambe. Il referto medico ha attestato contusioni multiple e una prognosi di sette giorni.

A rendere il quadro più grave, la frase pronunciata dopo l'aggressione: "Ti brucio". Un'espressione che, secondo la Procura, costituisce una minaccia seria e concreta, aggravata dal contesto di violenza già in atto.

L’imputato è accusato di lesioni personali aggravate (articoli 582 e 585 del Codice Penale) per aver provocato alla sorella danni fisici con prognosi superiore ai cinque giorni. L’aggravante deriva dal fatto che l’episodio è avvenuto all’interno del nucleo familiare.

A G. C. è contestato anche il reato di minaccia grave (articolo 612, commi 1 e 2 del Codice Penale), poiché le parole pronunciate avrebbero ingenerato nella vittima un timore concreto e giustificato per la propria incolumità. Anche in questo caso, la Procura ha contestato l’aggravante del vincolo familiare.

L’imputato è difeso dall'avvocato Marco Stabile, mentre la sorella è rappresentata dall'avvocato Sergio Bersano. Il dibattimento, apertosi oggi in Tribunale, dovrà chiarire le responsabilità di G. C. e valutare le prove raccolte dalla Procura. La difesa cercherà di ridimensionare la gravità dei fatti, mentre l’accusa insisterà sulle testimonianze e sui referti medici.

Un caso che riporta l’attenzione sulla violenza in ambito familiare, un dramma che spesso si consuma tra le mura di casa e che, come in questa vicenda, finisce davanti a un giudice.

L'avvocato Marco Stabile

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