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Cronaca
05 Marzo 2025 - 12:52
Immagine d'archivio
"Li conosco da una vita, sono famiglie storiche di Mathi. Ma la legge è legge, le regole vanno rispettate." Con queste parole, a margine dell’udienza, l’ex sindaco Maurizio Fariello ha sintetizzato il cuore del processo che si è aperto oggi in Tribunale a Ivrea. Una vicenda che ruota attorno a un insediamento abusivo di abitazioni della comunità sinti, sorto e modificato nel tempo, tra ordinanze di demolizione e nuovi accertamenti. Un caso che tocca la gestione del territorio, ma che non può ignorare la componente umana. "Non ho mai avuto pregiudizi, anzi sono stato per anni abbonato alla rivista Rom e Sinti Oggi, ma da amministratore pubblico avevo un dovere preciso", ha aggiunto Fariello, ricordando le verifiche fatte quando era sindaco.
L’udienza si è svolta davanti al giudice Stefania Cugge, con il PM Valentina Bossi a ricostruire una storia fatta di accertamenti tecnici, ordinanze e continui cambiamenti dello stato dei luoghi. Un territorio in cui, a ogni controllo, la situazione appariva diversa, come ha spiegato l’architetta comunale di Mathi, testimone in aula.
Il primo sopralluogo documentato risale al 27 aprile 2022, seguito da un nuovo accesso il 14 giugno dello stesso anno. In quei mesi, gli ispettori del Comune e la polizia municipale hanno trovato un’area in continua trasformazione.
"Ogni volta che tornavamo, la situazione era mutata", ha spiegato l’architetta. Dai primi rilievi risultavano una casetta mobile, una tettoia, una roulotte, tre vasche e un allaccio alla fognatura, con un tubo collegato abusivamente a un tombino Smat. Un vero allaccio fognario e un collegamento elettrico non autorizzati. A fronte di queste irregolarità, il 14 giugno 2022 il Comune ha emesso un’ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi.

L'ex sindaco di Mathi, Maurizio Fariello
Ma alla successiva verifica, nulla era più come prima. "Oggi quella roba lì non c’è più, ma è stata sostituita con altre strutture", ha spiegato l’architetta, sottolineando come tipologie, dimensioni e collocazione delle abitazioni fossero cambiate. Un insediamento fluido e adattabile, che si trasformava sotto gli occhi dell’amministrazione.
A livello formale, la proprietaria del terreno risulta essere Anastasia Laforè, ma nelle verifiche sul posto è stata sempre trovata sua madre, Francesca Laforè, che viveva nell’area con il compagno e la figlia di 7-8 anni. "Abbiamo verificato al catasto e lo ha confermato la stessa madre", hanno riferito i tecnici. Anastasia invece risulta residente a Villanova Canavese. Ma chi ha costruito cosa? "Non essendoci pratiche edilizie, non possiamo stabilire chi ha realizzato gli interventi", ha spiegato la testimone.
La vicenda giudiziaria si intreccia con il tema della gestione degli insediamenti abitativi informali. L’ex sindaco Fariello, pur confermando la storicità della presenza di queste famiglie a Mathi, ha ribadito il suo ruolo: "Gli accertamenti li hanno fatti i tecnici e la municipale. Io mi limitavo a seguire la vicenda affinché procedesse nei modi previsti dalla legge".
Ma la legge, in questo caso, si scontra con una realtà che sfugge ai vincoli burocratici: un insediamento che cambia forma a ogni intervento delle autorità, un’area in cui le strutture abusive vengono abbattute e rimpiazzate senza soluzione di continuità. Un equilibrio precario tra legalità e necessità, destinato a riproporsi ancora, forse in un'altra forma, forse in un altro angolo della stessa Mathi.
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