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Cronaca
04 Marzo 2025 - 17:56
C’era una volta una collina di alberi e sterpaglie, poi venne fuori un’altra storia. Una storia di ferraglia, amianto e carcasse di automobili, disseminate come scheletri abbandonati al tempo. E, in mezzo al groviglio di lamiere e rifiuti, qualcosa di surreale: una barca. Proprio lì, nel cuore del bosco.
L'incredibile discarica abusiva è emersa tra le colline di Casalborgone, in un terreno formalmente intestato a Pinna Pietro e Scagno Rosanna, ma collegato, secondo gli inquirenti, a Bertucci Nazzareno, 63 anni, oggi alla sbarra con l’accusa di gestione illecita di rifiuti.
Tutto è partito dalla denuncia di una residente. Una di quelle segnalazioni che partono sottovoce, quasi con timore, ma che poi si rivelano esplosive. La donna aveva notato strani accumuli nel terreno confinante, nascosti tra la vegetazione alta. Troppo alta per distinguere i dettagli, ma abbastanza per percepire che lì sotto si nascondeva qualcosa di grosso.
La scoperta è avvenuta in modo quasi accidentale. La confinante si accorse dell’esistenza di quel terreno solo dopo un intervento di disboscamento con elicotteri per liberare i pali della linea telefonica. Una porzione di terra fino ad allora nascosta emerse all’improvviso, e con essa una massa informe di veicoli e rifiuti che sembravano sul punto di precipitare a valle. Fu allora che scattò la denuncia.
Il 29 aprile 2020 il primo sopralluogo. A muoversi erano stati stati i Carabinieri Forestali. Il brigadiere Simona Basso ha raccontato in aula il primo impatto: lastre che sembravano eternit sparse a terra, carcasse d’auto, rifiuti ovunque. Ma l’erba e i rovi coprivano il resto. "Difficile capire cosa ci fosse veramente là dentro" ha detto in aula dinnanzi alla giudice Marianna Tiseo.
Il 21 maggio 2020 il secondo blitz, questa volta con tecnici comunali. Con il disboscamento parziale, il quadro si fece più chiaro: una decina di auto in stato d’abbandono, due container, il cassone di un camion e quella scena surreale: una barca nel bosco, incastrata tra i rifiuti, come se il mare si fosse ritirato lasciandola lì a marcire.
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Carabinieri Forestali
Il quella cattedrale di rifiuti, le forze dell'ordine trovano inoltre una moto smontata in un'auto, un'altra auto in un cassone tendonato chiuso. Un box metallico contenete altre due automobili. Per quello che riescono a vedere ci sono una decina di mezzi avvolti dalla vegetazione.
Non bastava il degrado, c’erano anche le ombre delle targhe cancellate. Alcuni veicoli risultavano ancora intestati a persone inconsapevoli, tracciate poi a fatica dagli investigatori. Tra rovi e sterpaglie c'erano una Fiat 500, una Fiat Punto, una Lancia Thema, una Mitzubishi Pajero. Alcune targhe non c'erano, altre risultavano ancora formalmente in circolazione. Un mosaico di cessioni opache e passaggi di proprietà non registrati.
Il Comune, circa un anno dopo, ordina la rimozione dell'amianto e dei rifiuti non pericolosi. E' il luglio 2021, e concede 30 giorni di tempo.
Dopo mesi di immobilismo, il Comune prese in mano la situazione disponendo un intervento forzato, affidato a una ditta specializzata per la rimozione delle lastre di amianto ancora sparso nel terreno. Nell’ottobre del 2023, dopo tre anni, la bonifica era finalmente completata.
Oggi, in aula, davanti alla giudice Marianna Tiseo, si è svolta l'udienza nel corso della quale sono stati ascoltati i testimoni. . Il 15 aprile la difesa avrà il suo spazio per smontare l’impianto accusatorio.
Bertucci è imputato per gestione illecita di rifiuti.
Questa è una storia che si inserisce in un’Italia che fatica a liberarsi dai fantasmi dell’abusivismo e dell’indifferenza. Perché ci vuole poco a dimenticare un’auto o un container nel bosco. Ma quando ci lasci una barca, la domanda rimane: cosa diavolo ci faceva lì?
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