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Cronaca

Travolta a 85 anni in corso Cavour a Ivrea, muore di Covid dopo 20 giorni di agonia

In Tribunale il processo che dovrà stabilire se l'anziana è morta per le terribili fratture o per il virus

Travolta a 85 anni in corso Cavour a Ivrea, muore di Covid dopo 20 giorni di agonia

Travolta ad 85 anni sulle strisce pedonali di corso Cavour a Ivrea il giorno della Vigilia di Natale, muore dopo venti giorni e una diagnosi di Covid-19. Cos'ha ucciso Bruna Bergamasco? E' questo il nodo che dovrà sciogliere il Tribunale di Ivrea dove, a rispondere di omicidio stradale è chiamato Fabrizio Silva, 62 anni di Ivrea, accusato di omicidio stradale.

L'anziana era morta dopo venti giorni di agonia. Si era spenta in un letto d’ospedale dopo aver combattuto con un corpo immobilizzato per le lesioni devastanti alla colonna cervicale. Qualche giorno dopo il ricovero, la sua respirazione era diventata sempre più difficoltosa e così, dopo il tampone effettuato il 4 gennaio, era arrivata la diagnosi più temuta di quel periodo: Covid-19

A far da sfondo a questa tragedia c’è una vigilia di Natale segnata dalla pandemia: sulle strade semideserte piegata dalla seconda ondata del virus, la pensionata attraversava il centralissimo corso Cavour quando la Ford Puma condotta Da Silva l’ha colpita sulle strisce pedonali. Non un impatto devastante, com'è stato evidenziato oggi in aula, ma sufficiente per cambiarle per sempre il destino.

L'anziana, ricoverata in medicina d'urgenza nell'Ospedale di Ivrea, è morta dopo 20 giorni di sofferenze

Oggi, a distanza di quattro anni, la vicenda è finita in tribunale. La giudice Stefania Cugge dovrà stabilire se l'essere stata investita abbia innescato un meccanismo letale o se la pandemia abbia fatto tutto da sola.

Da un lato, la dottoressa Silvana Temi, medico legale dell'Asl To4, ha ricostruito in aula la catena di eventi clinici. "Il trauma cervicale ha reso la signora Bergamasco tetraplegica, una condizione che aumenta esponenzialmente il rischio di infezioni. Il deterioramento progressivo, la compromissione della motilità, tutto ha contribuito al peggioramento. Il Covid è stato la causa immediata della morte, ma il danno al midollo cervicale ha avuto un ruolo concausale determinante."

Dall'altro lato, il dottor Lorenzo Varetto, consulente della difesa, ha sollevato dubbi. "Non mi risulta che fosse tetraplegica, ma paraplegica. Respirava autonomamente fino al Covid. Non c'è una correlazione diretta tra l’incidente e la morte: il virus ha un decorso indipendente. In quel periodo si moriva per Covid ovunque, dentro e fuori gli ospedali. La Bergamasco poteva morire anche senza l’incidente." Una visione che punta il dito contro la pandemia più che contro l’investimento.

Il conducente della Ford Puma, Fabrizio Silva, difeso dall'avvocato Marino Careglio, si trova davanti a un'accusa che si regge su un equilibrio fragile: la signora è morta per colpa dell’incidente o del virus? Il giudice dovrà decidere se la catena degli eventi parta da quell’urto su via Cavour o se il Covid abbia scritto da solo la sua fine.

Intanto, nella memoria collettiva, resta l'immagine di una donna anziana che lottava in ospedale in un tempo in cui il virus non lasciava scampo. Una storia che intreccia la cronaca con le ombre di una pandemia che ha portato via migliaia di vite. La sua morte è un simbolo tragico di quel tempo: un virus che non perdonava e una giustizia chiamata a stabilire dove finisce il destino e dove inizia la responsabilità.

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