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Cronaca
25 Febbraio 2025 - 22:52
Una grande epopea cosmica, un film annunciato come il primo kolossal sci-fi italiano, un cast internazionale con nomi di peso come Gérard Depardieu e Bruce Payne. “Creators – The Past” doveva essere una pietra miliare del cinema italiano di genere, un’opera capace di competere con le grandi produzioni hollywoodiane. Oggi, invece, il suo nome torna alla ribalta per ragioni che nulla hanno a che vedere con il successo artistico o commerciale. La pellicola è al centro di un’indagine della Procura di Ivrea, dopo che quattro diverse denunce-querela per truffa aggravata sono state depositate da investitori che affermano di essere stati ingannati da un meccanismo finanziario costruito attorno al film.
Secondo i querelanti, la produzione avrebbe raccolto fondi millantando guadagni astronomici, sostenuti da una distribuzione su larga scala che – nei fatti – non si è mai concretizzata. Paola P., Claudio M., Rosa G. e Roberta B., difesi dall'avvocato Manuel Peretti del Foro di Ivrea, sono quattro degli investitori che, pur non conoscendosi, raccontano una vicenda che si ripete con inquietante precisione: un progetto presentato come un’eccezionale opportunità di business, con rendimenti garantiti e una struttura finanziaria che, secondo loro, avrebbe nascosto uno schema piramidale.
Come riportato da Wikipedia, il film racconta di un allineamento planetario che sconvolge gli equilibri dell’universo e di una giovane incaricata di ritrovare una reliquia capace di svelare la vera origine dell’umanità. Girato in Italia tra Sacra di San Michele, Castello di Verrès, Ricetto di Candelo e Biella, è stato post-prodotto negli studi Fotokem di Burbank, con tecnici già coinvolti in successi hollywoodiani come Interstellar e Dunkirk. Distribuito in sala l’8 ottobre 2020, ha incassato appena 131.000 euro nelle prime due settimane, prima di scomparire dal circuito cinematografico, complice la pandemia di COVID-19. Ma secondo i querelanti, il problema non è il mancato successo al botteghino, bensì l’intera operazione di raccolta fondi, che avrebbe spinto numerosi piccoli investitori a versare cifre importanti senza mai ottenere un ritorno.
Paola P. racconta di essere stata coinvolta da un’amica e dal suo family banker, che l’avrebbe convinta a partecipare alla raccolta fondi per la distribuzione del film. Dopo un incontro con il regista Piergiuseppe Zaia, le sarebbero stati mostrati grafici dettagliati con le potenziali entrate e il sistema di guadagno, che prometteva rendimenti garantiti. Con queste premesse, ha versato 25.000 euro, convinta che fosse un investimento sicuro. Col passare del tempo, però, le richieste di nuovi finanziamenti sarebbero continuate, mentre il film veniva continuamente rimandato.
Rosa G. riferisce di essere stata contattata dal suo intermediario finanziario nel dicembre del 2013 per un progetto descritto come molto ambizioso con attori americani e distribuzione mondiale che le avrebbe garantito utili vantaggiosi. Un'opportunità unica e sicura, e il film sarebbe stato distribuito globalmente. Rosa investe 12.000 euro e in seconda battuta ne aggiunge aggiunto altri 2.500 euro. Convinta della solidità dell'affare, coinvolge anche il figlio che fa un ulteriore versamento intestato a Giuseppe Zaia.
Claudio M. spiega di essere stato indotto a versare 30.000 euro, convinto che il film sarebbe diventato un successo globale. Nella sua denuncia, sostiene di aver dovuto persino accendere un fido bancario per coprire l’investimento, su suggerimento di chi gli prospettava guadagni straordinari. Anche per lui, nessun ritorno e nessuna distribuzione reale. L’accusa più pesante è quella secondo cui attori internazionali sarebbero stati usati come specchietto per allodole, per rendere credibile il progetto e attirare sempre più investitori.
Ancora più dettagliata la denuncia di Roberta B., truccatrice professionista che ebbe un ruolo diretto nella produzione. Contattata nel 2013 dalla co-produttrice Eleonora Fani, ricevette la proposta di lavorare sul set. L’opportunità, però, si trasformò rapidamente in una richiesta d’investimento: con 48.000 euro, le venne garantito un ritorno economico pari al triplo della somma versata. L’uscita del film, però, venne continuamente posticipata, e quando nel 2018 assistette a una proiezione privata al Cinema Massimo di Torino, ne rimase scioccata: “Un disastro”, scrive nella querela. Secondo la sua denuncia, la qualità del prodotto era estremamente scadente rispetto alle risorse raccolte e la promessa di una distribuzione internazionale si rivelò una chimera.
I quattro querelanti parlano apertamente di “schema Ponzi”, con continue richieste di nuovi fondi per un film che non avrebbe mai potuto garantire gli incassi annunciati. Le querele evidenziano presunti pagamenti in nero a membri del cast e clausole contrattuali che avrebbero garantito guadagni impossibili da realizzare senza un successo paragonabile a un blockbuster hollywoodiano. Ora la parola passa alla Procura di Ivrea, che ha acquisito documenti, bonifici bancari e scambi di mail per stabilire se dietro la produzione del film si celi un meccanismo fraudolento. Se le accuse trovassero riscontro, il caso potrebbe allargarsi, coinvolgendo altri investitori con dinamiche simili.
Ad alimentare ulteriormente le polemiche è la recensione di MyMovies, che descrive il film come “un cine-mostro troppo brutto per essere reale”. La critica pubblicata da un utente certificato stronca senza appello la pellicola, definendola un “caos di personaggi e immagini senza senso”, con una sceneggiatura piena di incongruenze e effetti speciali kitsch inseriti senza logica narrativa. “Gli alieni viaggiano nel tempo, ma si lamentano di non avere tempo”, scrive l’autore della recensione, che cita episodi assurdi come il nascondiglio della sfera aliena nel bel mezzo del Carnevale di Ivrea, ritenendolo un esempio della totale mancanza di coerenza del film. Il giudizio sulla regia è impietoso: scene d’azione confuse, montaggio caotico e un uso esagerato del green screen, con una fotografia troppo satura che dà un effetto di “plastica finta”.
Ma il colpo più duro arriva sul fronte degli autori: il regista Piergiuseppe Zaia e l’attrice Eleonora Fani, entrambi anche produttori e sceneggiatori del film, vengono descritti come due persone prive di esperienza cinematografica, capaci però di raccogliere milioni di euro con la sola forza della loro narrazione.
“Due tizi a caso che si sono messi a fare un film avendo tanti soldi ma non avendo le competenze”, recita il commento, evidenziando come Zaia sia un musicista e Fani una psicologa e omeopata, entrambi senza un background nel settore.
Da kolossal sci-fi a caso giudiziario, la parabola di Creators – The Past sembra destinata a un finale ben diverso da quello immaginato dai suoi autori. Mentre la Procura indaga sulle presunte truffe legate agli investimenti nel film, la critica ne decreta la morte artistica, definendolo “un film troppo brutto per essere vero”. Se la fantascienza può spingere lo spettatore a credere nell’impossibile, la realtà giudiziaria potrebbe portare a una conclusione ben più concreta: stabilire se il vero spettacolo sia stato solo la raccolta fondi che ha preceduto l’uscita in sala.
Correva il 2020 e nelle sale italiane si preparava a debuttare Creators – The Past, annunciato come il primo grande kolossal sci-fi fantasy made in Italy. L’uscita era fissata per l’8 ottobre e, in vista del lancio, il film veniva promosso in circa 250 sale cinematografiche. A incuriosire il pubblico era anche il fatto che alcune scene fossero state girate a Ivrea, durante la celebre battaglia delle arance dello Storico Carnevale. Altre location includevano il Biellese, i castelli della Valle d’Aosta e la laguna di Venezia, in un progetto che, almeno sulla carta, si presentava come una produzione ambiziosa, con un forte legame con il territorio.
Il film era infatti prodotto dalla Artuniverse (oggi in liquidazione), casa di produzione con sede a Ivrea, in corso Vercelli, in collaborazione con la milanese 30 Holding. A guidare il progetto c’era Piergiuseppe Zaia, 54 enne di Cascinette d’Ivrea, che non solo ne era il regista, ma anche l’autore della sceneggiatura insieme alla protagonista Eleonora Fani. A firmare la colonna sonora, registrata a Vienna, era lo stesso Zaia.

Piergiuseppe Zaia (regista e sceneggiatore ed Eleonora Fani sceneggiatrice e protagonista2
Il legame con il Canavese si rifletteva anche nel team tecnico: il direttore della fotografia Ezio Gamba (di Cuceglio), la grafica Linda Antonietti (di Strambino), l’editor Andrea Torreano (di Vistrorio) e il colorist supervisor Walter Volpatto, tutti professionisti locali coinvolti nel progetto.
La pellicola, girata in inglese, vantava un cast internazionale di grande richiamo: Gérard Depardieu nel ruolo del Maestro di Fede, William Shatner (il celebre Capitano Kirk di Star Trek) nei panni di Lord Ogmha, e Bruce Payne(Lord Kal), affiancati da un doppiaggio d’eccezione con Giancarlo Giannini, Luca Ward, Maria Pia Di Meo e Mario Cordova, tra le voci più iconiche del cinema hollywoodiano.
Il debutto del film, inizialmente previsto per la primavera, era stato rimandato a causa della pandemia di COVID-19. La produzione dichiarava con orgoglio che il film fosse stato finanziato esclusivamente con capitali privati e che le riprese, durate sette anni, avessero coinvolto otto compagnie internazionali, tremila persone e circa 15.000 comparse, tra cui tutte e nove le squadre di aranceri a piedi dello Storico Carnevale di Ivrea. E proprio la battaglia delle arance aveva un ruolo centrale nella narrazione: tra gli aranceri, infatti, era nascosta una Lens, una sfera grande come un’arancia che, secondo la trama, custodiva il sapere divino della creazione, un oggetto ambito dai potenti dell’universo.
Il regista Piergiuseppe Zaia, all’epoca, presentava il film come un segnale di speranza per l’industria cinematografica, duramente colpita dalla crisi pandemica. Creators – The Past vantava già 28 premi in festival internazionali e veniva annunciato come il primo capitolo di una trilogia, con una forte fiducia nel suo successo. Tanto che, prima ancora dell’uscita nelle sale, sul sito ufficiale era stato pubblicato l’annuncio per partecipare al casting del secondo capitolo.
L’entusiasmo attorno al progetto era palpabile. Ma oggi, a distanza di anni, la storia di Creators – The Past sembra aver preso una direzione ben diversa da quella immaginata dai suoi autori.
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