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Cronaca

Infortunio al Molino Peila di Valperga: il giudice boccia la difesa, si va a processo

A rispondere di lesioni aggravate è il titolare di una ditta di impianti elettrici, la Proxai S.a.s. di Castellamonte

Immagine di repertorio

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Una mano schiacciata sotto il peso di un pezzo del macchinario, un gesto che non rientrava nelle sue mansioni, un incidente che ora chiama in causa il suo datore di lavoro.

È la storia di Alberto Colombatto, elettricista della PROXAI S.A.S., che il 10 novembre 2023 si è infortunato nel magazzino della Molino Peila Spa, in frazione Gallenca a Valperga, mentre cercava un motore elettrico di ricambio. Un’azione che avrebbe dovuto compiere il personale del magazzino, ma che ha invece portato Colombatto in ospedale con gravi lesioni alla mano. Oggi il suo datore di lavoro, Luigi Antoniello, classe ‘59, è imputato e dovrà rispondere in tribunale.

Antoniello è accusato di lesioni personali colpose gravi aggravate, avvenute con violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

Il Documento di Valutazione del Rischio (DVR) della PROXAI non contemplava il rischio legato alla movimentazione di attrezzature pesanti, attività che non rientrava tra le mansioni di Colombatto che da buon elettricista aveva a sua disposizione solo cacciavite, forbici e un Pc.

Il cuore della difesa di Antoniello si basa sulla natura imprevedibile dell’azione compiuta dal dipendente. Come ha evidenziato il difensore di Antoniell, l'avvocato Simone Giacosa del foro di Torino, l’ordinamento giuridico stabilisce che un datore di lavoro non può essere ritenuto responsabile se l’infortunio è stato causato da un comportamento autonomo o abnorme del lavoratore, ovvero un’azione non richiesta, non necessaria e non prevedibile rispetto alle normali mansioni assegnate.

Secondo l’avvocato Giacosa, il dipendente, Colombatto, non avrebbe dovuto sollevare il macchinario, ma chiedere l’intervento del personale del magazzino. Per questo, la difesa, dopo aver a lungo argomentato, ha chiesto il non luogo a procedere nei confronti dell'imputato, sostenendo che il datore di lavoro non poteva prevedere il comportamento del dipendente.

Il Tribunale di Ivrea

La richiesta di archiviazione è stata respinta dal Pubblico Ministero Alessandro Gallo, il quale ha ritenuto che vi siano elementi sufficienti per procedere con il processo. La giudice Stefania Cugge, accogliendo la richiesta del Pm Gallo, ha stabilito che sia necessario andare a dibattimento. L’istruttoria analizzerà il confine tra colpa del datore di lavoro e comportamento autonomo del dipendente.

L’udienza è stata fissata per il 24 marzo 2025, alle ore 9:20, davanti alla giudice Marianna Tiseo. A giudizio si chiarirà se Colombatto sia stato vittima di una mancata tutela della sicurezza sul lavoro o se il suo gesto possa rientrare tra le condotte imprevedibili che esulano dalla responsabilità del datore di lavoro.

Colombatto è già stato risarcito e ha scelto di non costituirsi parte civile nel procedimento. Questo, tuttavia, non esclude la valutazione della responsabilità penale di Antoniello.

L’incidente di Ivrea solleva ancora una volta il problema della sicurezza nei luoghi di lavoro, tema su cui la magistratura è sempre più chiamata a pronunciarsi. La sentenza potrà fare chiarezza su quanto il datore di lavoro possa essere ritenuto responsabile quando un dipendente, violando le regole, si espone a un rischio imprevisto.

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