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Cronaca

Calci, insulti e caos in ospedale a Ciriè: a giudizio per l'aggressione all'infermiere

Oggi ad Ivrea l'udienza. L'aggressore era stato arrestato grazie alla nuova legge che tutela il personale sanitario dalle aggressioni

foto di repertorio

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Un calcio violento nella pancia di un infermiere del pronto soccorso, poi insulti e minacce. Così Marco, nome di fantasia scelto per tutelare l’identità di una persona con sospetto disturbo psichico, si rese protagonista dell’aggressione avvenuta nel Pronto Soccorso dell'Ospedale di Ciriè il 25 novembre del 2024 e venne arrestato.

Oggi, in Tribunale ad Ivrea, Marco è comparso a giudizio per danneggiamento aggravato e interruzione di pubblico servizio per un episodio simile che si era verificato sempre in ospedale a Ciriè, ma un anno prima.

L’udienza, presieduta dalla giudice Stefania Cugge, ha visto la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Celere Spaziante, chiedere una perizia psichiatrica. La richiesta è stata accolta e ora gli esperti dovranno stabilire se Marco fosse capace di intendere e di volere al momento dei fatti, oltre a valutare la sua pericolosità sociale e l’idoneità a sostenere il processo.

L'imputato è agli arresti domiciliari e lo è dal novembre dello scorso anno, quando colpì un infermiere  in servizio presso il triage del Pronto Soccorso, con un violento calcio all'addome. Il paziente, che era in evidente stato di agitazione e si trovava in ospedale per ricevere cure, insultò e minacciò la vittima, provocandole lesioni giudicate guaribili in tre giorni. L'immediato intervento dei carabinieri della Tenenza di Ciriè portò all'arresto di Marco, già noto alle forze dell'ordine per episodi analoghi e per l'esattezza per quell'aggressione per la quale oggi è comparso in Tribunale.

L’arresto avvenne in quasi flagranza di reato. I carabinieri della Tenenza di Ciriè si trovavano già all'interno dell'ospedale per un'attività di accertamento relativa a un'altra indagine quando furono allertati dal personale sanitario riguardo all’aggressione in corso. Una volta raggiunto il pronto soccorso, i militari trovarono Marco ancora in stato di agitazione, accompagnato da un familiare. L’infermiere aggredito venne immediatamente soccorso dal personale medico, che riscontrò l’arrossamento nella zona colpita e uno stato di forte stress emotivo.

L'arresto fu convalidato in sede di giudizio direttissimo dal Tribunale di Ivrea, con il Pubblico Ministero Elena Parato che evidenziò la gravità dei fatti e la recidiva specifica dell'imputato. A seguito dell'udienza, a Marco venne applicata la misura cautelare del divieto di dimora nella provincia di Torino.

L'episodio scatenò l'indignazione del personale sanitario e delle sigle sindacali. Giuseppe Summa, rappresentante del sindacato Nursind, dichiarò: "È l’ennesimo episodio di violenza in un sistema sanitario ormai al collasso. L’immobilismo della Direzione Generale dell’ASL TO4 non è più tollerabile. Non servono altre parole, ma fatti concreti per proteggere chi lavora in prima linea. Siamo stanchi di dover contare le aggressioni e constatare che nulla cambia. Servono misure immediate, serve più sicurezza, e serve ora."

Giuseppe Summa, rappresentante del sindacato Nursind

Non meno duro è stato il commento di Claudio Delli Carri, segretario regionale del sindacato Nursing Up, che ha affermato: "La Regione deve accelerare il ripristino della presenza della polizia negli ospedali. Non possiamo accettare che la burocrazia rallenti i processi decisivi per la sicurezza del personale sanitario. L’aggressione di ieri non è un caso isolato. Solo quest’anno, al Pronto Soccorso di Ciriè, abbiamo assistito a episodi analoghi a febbraio e maggio. È necessario agire subito con misure strutturali che garantiscano un ambiente sicuro per chi lavora e per chi viene assistito. Il personale sanitario non può continuare a essere il bersaglio di violenze gratuite mentre cerca di svolgere il proprio lavoro."

A seguito dell'incidente, l'ASL TO4 annunciò un piano per incrementare la vigilanza nei pronto soccorso, prevedendo l'installazione di telecamere e una maggiore collaborazione con le forze dell'ordine. Tuttavia, a un anno di distanza, le misure non sembrano aver arginato il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario.

Roberto Aleo, segretario provinciale Nursing Up, aveva dichiarato: «Non possiamo continuare a tollerare questa situazione. Gli operatori sanitari sono esausti, costretti a lavorare in condizioni di insicurezza assoluta. È tempo di interventi decisi: guardie giurate armate nei Pronto Soccorso e campagne di sensibilizzazione per il rispetto di chi lavora nella sanità.»

La perizia psichiatrica: un passaggio cruciale

Nel corso dell'udienza di oggi, la difesa di Marco ha chiesto che venga effettuata una perizia psichiatrica per stabilire il quadro clinico dell'imputato. La richiesta è stata accolta dalla giudice Cugge, che ha nominato un perito per esaminare le condizioni in cui versa dell'uomo. La valutazione dovrà chiarire se Marco fosse capace di intendere e di volere al momento dell'aggressione e se costituisca un pericolo per la collettività.

L'esito della perizia sarà determinante per il prosieguo del processo. Se dovesse emergere una condizione di infermità mentale, il tribunale potrebbe disporre misure alternative alla detenzione, come il ricovero in una struttura psichiatrica giudiziaria. In caso contrario, Marco rischia una condanna per lesioni personali aggravate ai sensi dell'articolo 583-quater del codice penale, con pene inasprite dal recente decreto sulla sicurezza del personale sanitario.

L'aggressione subita dall'infermiere e il processo a Marco rappresentano un caso simbolico per la lotta alla violenza negli ospedali. Le istituzioni hanno promesso un giro di vite, ma il personale sanitario continua a lavorare in condizioni di rischio. Il processo proseguirà nelle prossime settimane, con la speranza che possa contribuire a una riflessione più ampia sulla sicurezza dei lavoratori della sanità.

Claudio Delli Carri, sindacato Nursing Up

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