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Cronaca

Dieci anni di paura: l’incubo senza fine di un imprenditore del Canavese

Oggi in Tribunale ad Ivrea è partito il processo a carico del suo persecutore

Sullo sfondo l'area industriale di via Caluso a Mazzè

Sullo sfondo l'area industriale di via Caluso a Mazzè

Per dieci anni, la sua azienda è stata bersaglio di dispetti e atti vandalici. Vetrate distrutte, serrature manomesse, fotocellule divelte, chiodi disseminati sulla strada: una persecuzione senza fine. Oggi, davanti al Tribunale di Ivrea, l’imputato M. A. era chiamato a rispondere di due episodi specifici, avvenuti il 14 settembre 2021 e il 29 maggio 2022, tra i tanti denunciati dalla vittima, Davide Bevilacqua, classe 1973, residente a Verolengo. Quest’ultimo, amministratore delegato della L.C.M. S.r.l., ditta specializzata in Lavorazioni Meccaniche e Assemblaggi con sede a Mazzè in via Caluso, si è costituito parte civile con l’avvocato Rore Lazzaro e ha raccontato in aula il calvario vissuto per oltre un decennio.

Il primo episodio al centro del processo risale al 14 settembre 2021. Quel giorno, Bevilacqua rientrava in azienda intorno alle 18, un orario insolito per lui. "L’ho visto con i miei occhi. Stava lanciando pietre contro le vetrate, come aveva già fatto più volte in passato", ha testimoniato. Le pietre colpirono l’uscita di sicurezza, rompendo due vetri e scalfendo il pannello della porta. "Ho chiamato i carabinieri e poi mi sono recato di persona alla stazione di Caluso per sporgere denuncia." Secondo l'imprenditore, questo tipo di attacchi andava avanti da dieci anni, con numerose denunce già presentate nel tempo.

La zona industriale di via Caluso a Mazzè

Il secondo episodio oggetto del dibattimento risale alla notte tra il 22 e il 23 maggio 2022. Intorno alla mezzanotte, Antonio Fessia, affittuario del capannone accanto a quello di Bevilacqua, viene allertato dal sistema di allarme della sua azienda in via Caluso 39/A. "Sono corso a controllare e ho trovato un’auto in mezzo alla strada, con le portiere aperte. Dentro c’erano M. A. e un’altra persona. Quando ho fatto il giro dell’edificio, non riuscivo più ad aprire il portone: avevano sradicato la fotocellula. Ho chiamato immediatamente Davide, che è arrivato per mettere in sicurezza la struttura. A terra, sulla strada, c’erano anche chiodi sparsi, probabilmente per danneggiare i veicoli. La denuncia è stata presentata la mattina successiva."

Il 3 giugno 2022, Bevilacqua ha depositato un'integrazione della querela.

Interrogato sulle possibili motivazioni dietro queste continue aggressioni, Bevilacqua ha risposto: "Da parte nostra non c’è mai stato alcun contrasto. Questa persona, a mio avviso, ha dei problemi. All’inizio ho cercato di aiutarlo, ma il risultato è stato devastante"

Anche l'imprenditore Antonio Fessia, testimone dell’episodio di maggio 2022, ha confermato la presenza dell’imputato sul luogo dei fatti. "Quella sera ho dirottato su Mazzè per controllare l’allarme e ho trovato M. A. e un altro individuo con un’auto parcheggiata in modo da bloccare la strada. Passavo a malapena."

L’imputato, assistito dall’avvocato Morelli, deve rispondere delle accuse di danneggiamento aggravato (art. 635 c.1, c.2 n.1 c.p.), furto aggravato (art. 625 c.1 n.7 c.p.) e reato continuato (art. 81 c.2 c.p.). Il processo è stato aggiornato al 17 giugno 2025 per il proseguimento del dibattimento.

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