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Conaca
21 Febbraio 2025 - 16:44
"Purtroppo sono rimasto storto. Non tornerò mai più quello di prima". Sono parole amare, pronunciate con rassegnazione da Vanni Fonsati, 64 anni, che dal 14 febbraio 2022 non ha più riacquistato la piena mobilità. La sua gamba sinistra è rimasta rigida, l'andatura compromessa: oggi cammina con un bastone. L'aula del Tribunale di Ivrea, davanti al giudice Marianna Tiseo, ha ascoltato il drammatico racconto di quella giornata che ha segnato la sua vita.
L’imputato è Mohamed Abdelghani, classe 1997, originario dell'Egitto, accusato di lesioni stradali gravi ai sensi dell’articolo 590 bis, comma 1, del Codice Penale. In aula era difeso dall’avvocato Sara Rore Lazzaro, in sostituzione dell’avvocato Paolo Maisto. Nel corso dell’udienza, l’avvocato Spinelli, legale di Fonsati, ha depositato l'atto di revoca della costituzione di parte civile, in quanto il suo assistito è stato integralmente risarcito. Ma il risarcimento non potrà mai cancellare i segni profondi che l’incidente ha lasciato.
Quel giorno Vanni Fonsati, classe 1961, residente a Torino, era impegnato nel suo lavoro di autista per un'azienda del territorio. "Mi occupo di logistica, faccio avanti e indietro tra Robassomero, Volpiano, Leinì", racconta.
Intorno alle 11.30 di quel drammatico giorno era a Robassomero per caricare materiali su un Fiat Ducato da trasferire a Leini, sede principale dell’azienda. Dopo aver completato le pratiche, alle 14 si stava dirigendo in frazione Tedeschi per ritirare altri semilavorati.
"Ero sulla superstrada 460, sono uscito a Leini. Frazione Tedeschi è subito dopo la discesa, c'è una semicurva enorme sulla sinistra. Ed è lì che vedo una massa che esce fuori e mi viene addosso. Mi vengono i brividi ancora adesso a parlarne."

Il tempo di rendersi conto del pericolo ed arriva il violento impatto. "Mi ha preso sulla fiancata. Poi, un’esplosione nell’abitacolo, fumo ovunque, sangue. La testa mi girava, bruciava dappertutto. Urla. Lui era praticamente dentro la mia cabina e urlava. Continuava ad urlare". Il camion frigo guidato da Abdelghani aveva invasa la corsia opposta, travolgendo il veicolo di Fonsati.
L'autista si ritrovò sul guardrail, in bilico sulla scarpata. "Un signore si avvicina. Mi chiede se ho il telefono. Io avevo la spalla fuori, il cellulare era schiacciato tra l’airbag e la cintura. Vedevo zampillare sangue. Poi ho perso i sensi."
Fonsati conosce bene quella strada, la percorre da 40 anni. "Il limite è 70 km/h, io andavo tra 60 e 65. Lì c’è solo campagna, non ci sono paesi. È una strada pericolosa. Poche settimane fa, in quel punto, è morta un’altra ragazza."
Oggi Vanni Fonsati è un uomo che ha visto la morte in faccia. È vivo "per miracolo", dice, ma non è più lo stesso. La sua vita è cambiata per sempre: il suo corpo porta i segni di quel tragico scontro. "Purtroppo sono rimasto storto", ripete mentre lascia l'aula.
La giustizia ha fatto il suo corso. L'imputato ha risarcito il danno, ma la sentenza più dura è quella che Fonsati dovrà affrontare ogni giorno, camminando con fatica e con il ricordo indelebile di quei drammatici momenti.
Il giudice ha rinviato l'udienza per chiudere il processo e stabilire la pena nei confronti dell'imputato.
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