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Cronaca
20 Febbraio 2025 - 13:24
Sentenza lampo per lo stalker della consigliera metropolitana Clara Marta: per lui 1 anno e 4 mesi
Dopo mesi di terrore vissuto anche tra le mura di casa, la consigliera metropolitana Clara Marta può finalmente tirare un sospiro di sollievo. Si è concluso oggi davanti al Tribunale di Ivrea il processo a carico di Sudais Konate, il 35enne che l'ha perseguitata per anni con minacce, pedinamenti e violazioni continue delle misure restrittive. Il Gup di Ivrea, dott. Cavuoti, ha emesso la sentenza di patteggiamento: 1 anno e 4 mesi di reclusione. Per quanto riguarda la conversione della pena detentiva in lavori socialmente utili, il giudice ha rinviato l'udienza ad aprile per consentire alla difesa di trovare un ente presso il quale poter svolgere queste ore di lavoro.
Il giudice Cavutoti ha sospeso la misura cautelare in carcere. Dopo cinque mesi di detenzione ad Ivrea, Sudais Konate torna in libertà, con la misura di sicurezza del braccialetto elettronico e il divieto di riavvicinarsi ancora alla consigliera Clara Marta. Ha il divieto di dimora nello stesso Comune della vittima e il divieto di avvicinamento a 500 metri sia a lei che ai suoi familiari.
Oggi Konate era in aula. Clara Marta, no. Rappresentata dall'avvocato Mattia Fiò ha preferito evitare l'incontro.
Tuta da ginnastica blu, portamento fiero dall'alto dei suoi quasi due metri d'altezza, fisico agile e slanciato, Sudais Konate è arrivato dal Carcere di Ivrea, dove si trova da quando è stato arrestato.
Clara Marta, capogruppo di Forza Italia a Chivasso e consigliera della Città Metropolitana di Torino, ha vissuto mesi di terrore. Dopo denunce cadute nel vuoto e misure restrittive sistematicamente violate, il suo stalker è stato arrestato e ora condannato. L’incubo ha avuto origine nel 2017, quando la consigliera, allora assessora al commercio di San Raffaele, aveva promosso un progetto di integrazione per rifugiati. Tra i partecipanti ai corsi di lingua italiana, Sudais Konate sembrava uno dei più motivati.
Ma dietro l’apparente volontà di integrarsi si celava un’ossessione morbosa. Dopo la conclusione del progetto, Konate ha iniziato a perseguitare Clara, trasformando la sua vita in un inferno: pedinamenti, minacce, violazione di ogni divieto di avvicinamento.
Le autorità erano già intervenute in passato. Konate era stato arrestato in flagranza di reato, ma poco dopo rimesso in libertà. Il divieto di avvicinamento di 800 metri non è mai stato rispettato, e il culmine si è raggiunto il 31 agosto, durante i festeggiamenti patronali di San Raffaele. In mezzo alla folla, Clara Marta si è trovata faccia a faccia con il suo persecutore, che si era liberato del braccialetto elettronico eludendo i controlli delle autorità. Un incontro agghiacciante, che ha fatto emergere tutta l’inefficacia del sistema di protezione.

Konate torna in libertà, ma dovrà indossare nuovamente il braccialetto elettronico
L’ultima svolta decisiva è arrivata con l’arresto su ordine del Gip Fabio Rabagliati, su richiesta della Pm Giulia Nicodemi. La perquisizione effettuata al momento del fermo ha rivelato un dettaglio inquietante: Konate aveva con sé un coltello a serramanico con una lama di 8 centimetri, nascosto nel veicolo. Un’arma che ha aggravato la sua posizione e gettato nuova ombra sulla vicenda.
L’avvocato di Konate, Filippo Amoroso, ha sostenuto che il suo assistito non fosse realmente uno stalker e che il coltello ritrovato fosse stato casualmente presente nel veicolo. "Non vi era alcuna intenzione minacciosa nei confronti della consigliera", ha dichiarato il legale, cercando di ridimensionare la gravità delle accuse.
Konate, ancora oggi, continua sostenere di essere stato "semplicemente" innamorato di Clara Marta.
Ma il giudice non ha ritenuto convincenti queste argomentazioni. La condanna a 1 anno e 4 mesi tiene conto dei precedenti dell’uomo e della sua recidiva, considerando che aveva già violato una precedente condanna con direttissima a due mesi di carcere per inosservanza delle misure restrittive.
La decisione di subordinare la pena a lavori di pubblica utilità in un’altra regione appare come un tentativo di garantire che la consigliera non sia più in pericolo, evitando che Konate possa nuovamente avvicinarsi a lei.
"Mi hanno tolto il fiato", ha dichiarato Clara Marta, ricordando il momento in cui ha saputo del coltello trovato addosso al suo persecutore. "Sapevo che era pericoloso, ma rendermi conto che aveva un’arma mi ha fatto capire quanto fossi vicina al pericolo".

L'avvocato Filippo Amoroso difensore dell'imputato
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