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Cronaca

Finto impiegato delle Poste svuota il conto di un’anziana: condannato

Il 34enne di Chivasso, si era finto operatore delle Poste ed era riuscito a convince una pensionata a fare tre bonifici sul suo conto

La truffa era avvenuta sotto la guida telefonica del falso operatore

La truffa era avvenuta sotto la guida telefonica del falso operatore

Per una vita ha gestito con cura il suo denaro, facendo attenzione a ogni spesa, cercando di non gravare sulla figlia e affrontando con dignità le difficoltà della pensione. Ma quella mattina, davanti allo sportello del bancomat, Carla, 68 anni, (nome di fantasia) non immaginava che un semplice gesto, apparentemente sicuro, avrebbe significato la perdita di tutti i suoi risparmi. Il tono gentile e rassicurante di quell’uomo al telefono, che si era presentato come operatore di Poste Italiane, aveva dissipato ogni suo dubbio. “Ci siamo qua noi per aiutarla”, le aveva detto con professionalità. Mai avrebbe pensato di trovarsi vittima di un raggiro crudele, che non solo l’ha privata di 3.000 euro, ma l’ha anche lasciata con un peso insopportabile di vergogna e frustrazione.

Si è concluso oggi, dinnanzi alla giudice Claudia Colangelo del Tribunale di Ivrea, il processo a carico di Domenico De Lucia, classe 1990, di Chivasso, difeso dall'avvocato Pio Coda, accusato di truffa semplice ai danni della pensionata, rappresentata in giudizio dall'avvocato Giulia Vacchino.

La vicenda inizia quando la donna si trovava in difficoltà nel tentativo di registrarsi al sito di Poste Italiane per scaricare l’applicazione ufficiale. Proprio nel momento della difficoltà, riceve una chiamata da un uomo molto garbato e rassicurante, che si presenta come impiegato delle Poste e si offre di aiutarla a risolvere i problemi tecnici legati all’installazione dell’app.

“Abbiamo notato che ha difficoltà a scaricare l’applicazione, ci siamo qua noi per aiutarla”, le avrebbe detto l’uomo al telefono. Carla, rassicurata dal tono cortese, non nutre alcun dubbio sulla veridicità dell’interlocutore e accetta il suo aiuto.

Due giorni dopo, l’uomo la richiama e le propone di recarsi presso uno sportello ATM per completare la procedura. Per la donna, la soluzione appare logica e sicura: recarsi in un luogo fisico per risolvere il problema tecnico. Ma è proprio qui che il tranello si concretizza.

Una volta davanti allo sportello automatico, seguendo le istruzioni telefoniche dell’uomo, Carla effettua tre operazioni per un totale di 3.000 euro sulla Postepay intestata a Domenico De Lucia. Non si rende neppure conto che si tratta di bonifici. Solo successivamente si rende conto dell’inganno: il suo conto corrente era stato svuotato, e quelle operazioni, che credeva parte della procedura di registrazione, erano in realtà dei trasferimenti diretti al truffatore.

L'avvocato Pio Coda

L’anziana, sconvolta dall’accaduto, prova un forte senso di vergogna e inizialmente non racconta nulla alla figlia per paura di essere giudicata. Solo riceve l'avviso di chiusura delle indagini da parte della Procura di Ivrea trova il coraggio di denunciare la truffa, affrontando non solo il danno economico, ma anche un profondo trauma emotivo, che ha leso la sua capacità di autodeterminazione.

L’inchiesta, condotta dal maresciallo Antonino Pane, ha permesso di risalire a De Lucia grazie alla Postepay sulla quale erano stati accreditati i versamenti. Non risultano denunce di smarrimento della carta, e il 34enne non ha mai fornito una versione difensiva, lasciando ogni decisione nelle mani del suo difensore d’ufficio.

Il processo si è chiuso oggi con una condanna a 9 mesi di reclusione e 500 euro di multa, oltre al risarcimento alla vittima per un totale di 3.500 euro (3.000 euro di rimborso e 500 euro di danno morale). A questa cifra si aggiungono 2.500 euro di spese legali per la parte civile. La sentenza prevede inoltre la sospensione condizionale della pena, subordinata al pagamento della provvisionale alla vittima.

De Lucia ha beneficiato del minimo della pena e dei doppi benefici di legge, con attenuanti generiche.

L’avvocato Giulia Vacchino, che ha rappresentato la pensionata nel procedimento, ha sottolineato il dramma morale vissuto dalla sua assistita, una donna che vive con una pensione di appena 900 euro al mese, per la quale la perdita subita ha rappresentato un colpo economico devastante. “Non si tratta solo di un danno patrimoniale, ma anche psicologico: la signora ha provato un’enorme vergogna per essere stata raggirata, tanto da non confidarsi subito con la propria figlia”, ha dichiarato il legale in aula.

La sentenza segna un punto fermo su una truffa che, come tante altre, prende di mira le persone più vulnerabili con metodi sempre più sofisticati. L’episodio riaccende il dibattito sulla necessità di una maggiore sensibilizzazione e prevenzione nei confronti delle frodi digitali e telefoniche, che continuano a colpire soprattutto gli anziani.

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