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Cronaca
19 Febbraio 2025 - 14:37
La Procura della Repubblica di Ivrea ha concluso un'imponente indagine su una maxi frode legata ai bonus edilizi. Il sistema, basato sulla cessione di crediti d'imposta inesistenti, ha portato alla contestazione di reati a 68 persone, tra cui imprenditori, professionisti e dipendenti di Poste Italiane, accusati di aver orchestrato un complesso meccanismo di truffa ai danni dello Stato.
L’inchiesta, che ha coinvolto la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate, rappresenta una delle più vaste operazioni di contrasto alle truffe fiscali legate agli incentivi statali per l’edilizia.
L’indagine ha svelato un sofisticato schema criminale basato sulla generazione e monetizzazione di crediti d’imposta inesistenti derivanti da lavori edilizi mai eseguiti. Il punto centrale della truffa era l’utilizzo delle agevolazioni concesse dallo Stato per il recupero del patrimonio edilizio e il Superbonus 110%.
Il Superbonus 110%, introdotto con il Decreto Rilancio, permetteva di ottenere una detrazione fiscale del 110% sulle spese di riqualificazione energetica e di miglioramento sismico degli edifici. Tuttavia, gli indagati attestavano falsamente, tramite documentazione fittizia, la realizzazione di opere di ristrutturazione su edifici inesistenti o mai realmente interessati dai lavori. La dichiarazione di cessione del credito veniva poi registrata nell'apposita piattaforma dell'Agenzia delle Entrate, rendendo così il credito fiscalmente cedibile a terzi.
Due figure centrali nell'inchiesta sono Giuseppe Ruta e Marco Milani, il primo ritenuto la mente dell'operazione e il secondo accusato di aver sfruttato il suo ruolo di dipendente di Poste Italiane per agevolare le pratiche necessarie alla frode.
Ruta, considerato il promotore e direttore dell'associazione a delinquere, aveva il compito di reclutare i soggetti a cui intestare i crediti fittizi e fornire loro istruzioni dettagliate sulle procedure per attivare le credenziali SPID e gestire la documentazione necessaria alla cessione fraudolenta dei crediti fiscali. Grazie alla sua direzione, l’organizzazione è riuscita a creare un sistema articolato, basato sulla produzione di pratiche fittizie e sulla monetizzazione illegittima dei crediti.
Accanto a lui, Marco Milani, in qualità di dipendente di Poste Italiane, svolgeva un ruolo strategico, facilitando l’apertura dei conti correnti necessari alla frode. Questi conti, creati presso gli uffici postali di Venaria Reale e Chieri, venivano intestati a soggetti reclutati dal gruppo criminale e utilizzati per ricevere e movimentare le somme illecite. La sua posizione all'interno di Poste Italiane garantiva all’organizzazione un accesso facilitato alle procedure bancarie, riducendo il rischio di controlli immediati sulle operazioni sospette.
Insieme, Ruta e Milani hanno costituito l’asse portante della frode, permettendo la creazione e la monetizzazione di crediti inesistenti per un valore complessivo di oltre 200 milioni di euro.
Una volta registrati, i crediti d’imposta venivano ceduti a società compiacenti. Le indagini hanno portato alla luce il coinvolgimento di diverse società che avrebbero avuto un ruolo chiave nella frode.
CDM Group Srl: con sede in Lombardia, si occupava di consulenze aziendali e gestione di crediti fiscali. Secondo le accuse, la società avrebbe accettato e monetizzato crediti d’imposta fittizi, ottenuti senza che fossero mai stati eseguiti lavori edilizi.
La Serenissima Srl e La Serenissima impresa individuale: entrambe riconducibili a Valerio Benedetti e operanti nel settore edilizio e nella gestione di crediti fiscali. Queste aziende avrebbero avuto il compito di acquisire i crediti fittizi generati dagli altri membri dell’organizzazione e cederli a loro volta a soggetti terzi.
Key Master Srl: una società di intermediazione con sede in Piemonte, implicata nell’acquisto e successiva monetizzazione di crediti fiscali irregolari.
Edil Futura Srl e Edil Tecno Srl: aziende del settore edile coinvolte nel processo di creazione di falsi crediti d’imposta, fornendo documentazione artefatta per attestare lavori mai eseguiti.
Tutte queste aziende risultano indagate per aver facilitato o direttamente partecipato alla frode fiscale, incanalando milioni di euro in crediti d’imposta inesistenti.
La Serenissima S.R.L., in particolare, è emersa come una delle società chiave nella frode, essendo destinataria di una parte rilevante dei crediti d’imposta falsi, poi successivamente ceduti a Poste Italiane e monetizzati attraverso diversi intermediari.
Le somme, in seguito, venivano frazionate e trasferite su conti correnti esteri, oppure reinvestite in attività immobiliari, auto di lusso e beni di valore. Alcuni indagati hanno addirittura utilizzato i fondi per l'acquisto di criptovalute, nel tentativo di eludere i controlli finanziari.
Dall’inchiesta emergono numeri impressionanti. Il totale del danno erariale stimato ammonta a oltre 200 milioni di euro. Alcuni degli indagati principali avrebbero generato e monetizzato decine di milioni di euro ciascuno attraverso l’indebita cessione di crediti fiscali.
Monica Ochoa Sarmiento avrebbe ceduto crediti fittizi per un valore totale di 286.426 euro, con un guadagno illecito di 238.720 euro.
Camilla Ronchi avrebbe generato crediti per 617.809 euro, di cui 283.410 euro ceduti alla CDM Group Srl e 238.399 euro alla Serenissima Srl.
Valerio Benedetti, direttamente coinvolto nelle operazioni della Serenissima Srl, avrebbe ceduto crediti per 429.370 euro, con un profitto illecito di 238.342 euro.
Roberta Rizzotti ha attestato lavori inesistenti per 476.052 euro, monetizzando circa 237.462 euro attraverso La Serenissima Srl.
Luigi Pascale avrebbe ottenuto crediti per 234.499 euro, di cui 187.832 euro ceduti alla Serenissima Srl.
Costa Paolo ha gestito crediti fittizi per 530.285 euro, con una cessione diretta di 286.664 euro alla CDM Group Srl.
Il sistema era talmente ben articolato che le aziende coinvolte riuscivano a ottenere fino al 90% dell’importo nominale dei crediti tramite cessioni multiple e triangolazioni tra le società.
Le autorità hanno già disposto sequestri preventivi di beni e conti correnti per oltre 100 milioni di euro, con blocchi di conti bancari, immobili e altri beni riconducibili agli indagati.
A capo dell'organizzazione, secondo gli inquirenti, vi erano Valerio Benedetti, Giuseppe Ruta, Marco Milani e Vincenzo Cangialosi, considerati i promotori della frode.
L'accusa principale è truffa aggravata ai danni dello Stato, con l'aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità. Alcuni degli indagati dovranno rispondere anche di associazione a delinquere e autoriciclaggio, per aver cercato di occultare la provenienza del denaro derivante dalla frode.

La Procuratrice Capo di Ivrea, Gabriella Viglione
Venaria Reale – Centro nevralgico della frode, dove operavano alcuni dipendenti postali che facilitavano la monetizzazione dei crediti.
Chieri – Altro punto chiave per l’apertura di conti correnti e l’accesso ai canali finanziari per il riciclaggio.
Ivrea - Competenza della procura che ha coordinato l’indagine.
Milano - Sede di alcune delle società coinvolte e luogo in cui venivano gestiti trasferimenti di denaro.
Brescia – Centro operativo della C.D.M. Group S.R.L., società che ha ricevuto e trasferito ingenti somme.
Empoli – Dove risulta operativo Zhang Shuiqing, uno degli indagati coinvolti nella cessione e movimentazione del denaro.
Casalpusterlengo – Residenza di alcuni indagati e luogo legato a transazioni finanziarie sospette.
Crescenago – Altro centro in cui si sono verificate operazioni legate alla monetizzazione dei crediti.
Pavia – Luogo di alcuni trasferimenti di denaro attraverso conti bancari.
Venaria Reale, in particolar modo, emerge come un punto strategico nell’inchiesta. L'ufficio postale di Venaria Reale ha giocato un ruolo cruciale nell'operazione, con oltre 250 richieste di credito d'imposta per l'Ecobonus presentate in pochi mesi attraverso questo ufficio. Le indagini hanno rivelato che il fulcro dell'operazione fraudolenta era un dipendente di questo Ufficio Postale, il quale reclutava prestanome per costituire società edili fittizie.
Queste società, inesistenti e non operative, presentavano documentazione falsa per richiedere crediti d'imposta legati all'Ecobonus per lavori di ristrutturazione mai eseguiti. Successivamente, tali crediti venivano ceduti a sei società operanti nel Nord Italia, che li monetizzavano attraverso operazioni finanziarie complesse, ostacolando la tracciabilità dei flussi di denaro. Sebbene le indagini abbiano identificato queste sei società coinvolte nella frode, i dettagli specifici sui loro nomi e sedi non sono stati divulgati pubblicamente.
L’elenco completo degli imputati
L’inchiesta ha permesso di svelare un sistema ben collaudato, con ramificazioni in tutta Italia. Gli investigatori stanno ora cercando di risalire alla destinazione finale del denaro per recuperare parte delle somme sottratte allo Stato. Il processo, che si preannuncia complesso, potrebbe portare a condanne pesanti per i principali responsabili.
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