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Cronaca

Gioco d’azzardo e reddito di cittadinanza: a processo la presidente di un circolo

Risultava tra i "furbetti" del reddito, ma la questione è risultata molto più complicata...

Nel circolo si beveva caffè e si giocava alle Slot

Nel circolo si beveva caffè e si giocava alle Slot

Se c’è un processo che sta riportando alla luce storie di paese e frammenti di vita quotidiana, è quello a Maria Garcea, ex presidente di un circolo ricreativo di San Francesco al Campo, chiuso con l'arrivo del Covid, accusata di aver omesso nel proprio ISEE le vincite da gioco d’azzardo mentre percepiva il Reddito di Cittadinanza.

Oggi, davanti al giudice Stefania Cugge, ha testimoniato uno degli uomini della Guardia di Finanza incaricati di verificare la posizione della donna. Il cuore dell’inchiesta? Conti gioco a suo nome, oltre 180mila euro giocati e 50mila euro vinti, cifre che, secondo l’accusa, avrebbero compromesso i requisiti per l’accesso al sussidio.

Ma i conti sono davvero suoi? O si tratta delle macchinette installate nel circolo? E se così fosse, i giocatori erano consapevoli che il denaro vinto risultava a nome di qualcun altro?

Le verifiche della Guardia di Finanza hanno svelato che la signora Garcea era titolare di numerosi conti di gioco su piattaforme legali, e che soprattutto nel 2018 aveva incassato vincite per circa 50mila euro. Somme che, pur tassate alla fonte, devono essere dichiarate nella DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) nel quadro FC4.

Ed è qui che scatta l’accusa: non aver dichiarato queste somme nel momento in cui ha richiesto il Reddito di Cittadinanza. Per l’accusa, si tratta di dichiarazioni non veritiere che hanno portato la donna a incassare il sussidio per sette mesi, a 500 euro al mese, fino al gennaio 2021, quando l’INPS ha respinto la nuova domanda per assenza di requisiti.

L’avvocato difensore Daniela Dematteis ha però sollevato una questione centrale: quei conti erano davvero personali o erano legati all’attività del circolo? Un dubbio che potrebbe cambiare l’intera prospettiva del processo.

In aula, però, non si è parlato solo di numeri, carte e norme. Il dibattimento ha assunto toni quasi nostalgici. Mezzo paese è stato sentito per raccontare la vita del circolo, un luogo che per anni è stato un punto di ritrovo per molti residenti, prima di chiudere con l’arrivo del Covid.

Giovanna Allegretti, classe 1948, residente a San Maurizio Canavese, ha ricordato le mattinate al circolo, il caffè dopo il pane preso dalla panettiera, le macchinette sullo sfondo, e quella bambina che ogni tanto dormiva in un angolo del locale. Poi un giorno, nel 2020, tutto sparisce: “Passai di lì e non lo trovai più, aveva chiuso.”

Aurora Lanza, del ’62, Villanova Canavese, ricorda che si spendeva poco e si stava bene, e conferma la presenza delle macchinette, ma con un dettaglio che potrebbe essere cruciale: "Non ho mai visto la Garcea giocarci."

La giovane Giuseppina Laforè, classe 1996, frequentava il circolo con la madre e le amiche: "Era il nostro punto di ritrovo, avevamo la tessera, era un posto dove passare il tempo".

Il processo è stato rinviato ad ottobre 2025, quando verranno sentiti altri testimoni, la stessa imputata e si terrà la discussione finale.

Resta da chiarire quanto la Garcea sapesse o meno di quei conti, se fosse davvero lei a gestirli e se le vincite fossero da considerare un suo reddito personale o parte dell’attività del circolo. La Guardia di Finanza, oggi in aula, ha confermato che i conti risultavano collegati al suo codice fiscale, ma ha ammesso che, tra le centinaia di controlli effettuati, non è mai capitata un’incongruenza simile.

E mentre il tribunale si interroga sulla verità finanziaria del caso, San Francesco al Campo continua a ricordare il circolo che fu, i caffè presi al banco e la sala dove qualcuno, tra una chiacchiera e l’altra, premeva i tasti di una macchinetta che forse oggi pesa molto più del dovuto.

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