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Cronaca
07 Febbraio 2025 - 14:52
Il fuoco che divampa in una cella, il fumo che si insinua nei corridoi, l’eco delle urla che rimbalza sulle pareti di un carcere blindato. È il 28 agosto 2022, una di quelle notti che la Casa Circondariale di Ivrea non dimenticherà facilmente. Un uomo, Christian Pimpinella, detenuto sottoposto a provvedimento di isolamento, decide di dare fuoco al proprio materasso e al cuscino per protestare contro la decisione dell’istituto di negargli un televisore in cella. Una rivendicazione estrema che ha costretto gli agenti a un’operazione di evacuazione e messo in pericolo decine di vite.
Secondo quanto ricostruito oggi in aula, di fronte alla giudice Marianna Tiseo, il detenuto si trovava nel reparto isolamento cautelare, nella camera numero 1. Era stato sottoposto alla misura disciplinare nella mattina del 28 agosto, a seguito di episodi di tensione avvenuti poche ore prima. La sua richiesta era chiara: voleva un televisore in cella, un diritto negato dalle disposizioni interne per chi si trovava in isolamento cautelare. Di fronte al rifiuto, la reazione è stata devastante.
Poco dopo le 20:00, le fiamme hanno iniziato a divampare nella sua cella. Il fuoco, alimentato da cuscini e materasso, ha velocemente reso l’ambiente irrespirabile. L’agente Manuele Bonafede, in servizio nel reparto isolamento, è stato il primo ad accorgersi del fumo. “Quando ho visto il fumo salire, ho chiamato immediatamente la sorveglianza”, ha dichiarato in aula. “Il blindo della cella era aperto, ma Pimpinella era rintanato nel bagno”.
L’incendio ha reso necessario l’immediato intervento di più agenti. Maurizio Angioi, all’epoca sovrintendente capo della casa circondariale, ha confermato l’esecuzione del piano di evacuazione: una quarantina di detenuti sono stati fatti uscire dal primo piano sinistro e condotti nell’area passeggi, per evitare che restassero intossicati dal fumo. L’operazione si è protratta fino alle 22:30, con il rientro progressivo dei detenuti nelle celle.
La testimonianza di Giuseppe Marra ha aggiunto un dettaglio inquietante. Tornato dalla pausa pranzo, Marra ha visto il fumo addensarsi e i detenuti agitarsi: “C’era già un agente che discuteva con Pimpinella. Mi ha detto che in mattinata aveva già tentato di bruciare il cuscino”. L’episodio del mattino aveva già messo in allerta la sorveglianza, ma non era bastato. Il detenuto aveva continuato a minacciare e inveire, aumentando la tensione fino al gesto estremo.

Dopo l’incendio, le condizioni di Pimpinella sono state verificate per il rischio di inalazione di fumo, mentre la sua cella è stata completamente distrutta. Dino Garbetta, in servizio al primo piano, ha spiegato in aula come l’ordine di evacuare sia stato dato con tempestività: “Ci hanno detto che c’era un evento critico al piano terra e che dovevamo far uscire tutti”.
L’incendio ha portato all’arresto di Pimpinella, con il verbale convalidato dal Pubblico Ministero Gallo. Ora, l’imputato è difeso d'ufficio dall’avvocata Silvia Di Nunno, che dovrà dimostrare se vi fossero eventuali motivazioni attenuanti per il gesto. Il carcere, intanto, si interroga sulle condizioni di sicurezza e sul rispetto delle normative interne.
Il processo proseguirà nelle prossime settimane, mentre l’amministrazione penitenziaria cerca risposte per evitare che episodi simili possano ripetersi.
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