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Cronaca
05 Febbraio 2025 - 19:59
Una rete intricata di presunti abusi edilizi e documentazione irregolare ha portato all'apertura di un'inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Ivrea, che ha notificato agli indagati la conclusione delle indagini preliminari. Al centro dello scandalo, la gestione della documentazione urbanistica relativa a un immobile sito in Lanzo Torinese, Regione Oviglia Inferiore 123. Il Pubblico Ministero Valentina Bossi ha formulato accuse gravi nei confronti di sette persone, tra cui tecnici, ingegneri e costruttori, per presunti reati che spaziano dal falso in atto pubblico all’abuso edilizio e alla mancata denuncia di opere in cemento armato.
Sono stati contestati almeno 12 episodi distinti di presunte irregolarità.
Le indagini hanno rivelato che i professionisti coinvolti avrebbero alterato documenti urbanistici, falsificato protocolli e presentato pratiche edilizie inesistenti o irregolari presso il Comune di Lanzo Torinese. Tra le accuse più gravi mosse dalla Procura c’è la redazione di SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) contenenti documenti non genuini, l’omessa denuncia delle opere in cemento armato e l’utilizzo di dichiarazioni di conformità falsificate.
Secondo le contestazioni, Maria Pia Dal Bianco, progettista incaricata della gestione delle pratiche edilizie e difesa dall'avvocato Alberto Bazzani, avrebbe depositato presso il portale telematico del Comune documenti privi di codice pratica e protocolli corrispondenti ad altre pratiche edilizie. Inoltre, avrebbe alterato ricevute di consegna PEC per far risultare la corretta presentazione della documentazione, quando invece questa risultava inesistente o non protocollata. Il nome della Dal Bianco compare più volte nel fascicolo, a testimonianza del ruolo chiave che avrebbe avuto nella presunta falsificazione della documentazione edilizia.
Oltre a Dal Bianco, figurano tra gli indagati Mariana Teresa Catamo (difesa dall’avvocato Manuel Peretti), Franco Galvagno (difeso dall’avvocato Maria Carmela Mazzeo), Sergio Vighetto (difeso dall’avvocato Ferdinando Giglio Tos), Francesca Rizzotti (difesa dagli avvocati Alberto Vercelli e Nicoletta Galizia), Giuseppe Galizia (difeso dagli avvocati Alberto Vercelli e Nicoletta Galizia), Zaharia Romulus Mateiescu (difeso dall’avvocato Federico Freni) e Nicolae Remus Mateiescu (difeso dall’avvocato Federico Freni), coinvolti in varie fasi della presunta frode edilizia. Secondo l’accusa, i costruttori Mateiescu avrebbero avviato i lavori senza la necessaria denuncia delle opere in cemento armato, mentre Galvagno, direttore dei lavori, avrebbe attestato falsamente la presentazione della pratica edilizia, risultata invece inesistente nei registri comunali.

Il meccanismo fraudolento ipotizzato dalla Procura si basava sulla creazione di un'apparenza di regolarità burocratica tramite l'inserimento nel sistema informatico del Comune di pratiche edilizie prive di valore legale, ma formalmente idonee a superare eventuali controlli superficiali. L’assenza di verifiche approfondite avrebbe permesso a questi professionisti di proseguire i lavori in violazione delle norme edilizie, fino alla scoperta delle irregolarità.
Uno degli elementi più gravi dell’indagine riguarda l'attestazione di conformità di lavori strutturali mai realmente denunciati. Secondo gli inquirenti, sarebbero stati fabbricati documenti attestanti il rispetto delle normative antisismiche, quando in realtà nessuna verifica era stata effettuata. Se le accuse dovessero essere confermate in sede processuale, si tratterebbe di un caso di estrema gravità, con possibili ripercussioni sulla sicurezza degli immobili costruiti e sulla responsabilità di chi ha rilasciato attestazioni non veritiere.
Gli indagati sono stati invitati a presentare memorie difensive o a chiedere un interrogatorio, per chiarire la propria posizione entro il termine previsto dalla legge. Il rischio di un rinvio a giudizio appare concreto, considerando il numero di violazioni contestate e la quantità di documenti irregolari riscontrati nel corso delle indagini.
Il caso di Lanzo Torinese rappresenta l’ennesimo episodio in cui il settore edilizio si trova al centro di un’indagine per presunte irregolarità amministrative e violazioni della normativa urbanistica. Se le accuse fossero confermate, potrebbe emergere un quadro preoccupante di prassi illegali diffuse, che minano la trasparenza e la sicurezza nelle costruzioni. Resta ora da vedere come si difenderanno gli indagati e quale sarà la decisione della magistratura nei prossimi mesi.
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