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Cronaca

Buco da 240mila euro nei condomini di Ivrea: chiesta la condanna dell'amministratore

Fabrizio Stefanelli, 67 anni, accusato di appropriazione indebita è difeso dall'avvocato Paolo Campanale

Buco da 240mila euro nei condomini di Ivrea: chiesta la condanna dell'amministratore

Un buco da oltre 240 mila euro ha travolto sette condomini di Ivrea, mettendo sotto accusa l’amministratore Fabrizio Stefanelli, 67 anni, accusato di appropriazione indebita. La pubblica accusa, rappresentata dal pm Elena Parato, ha richiesto per lui una condanna a 2 anni e 6 mesi di carcere, oltre al pagamento di una multa di 2.500 euro. La sentenza potrebbe arrivare a breve, dal momento che Stefanelli ha scelto il rito abbreviato, che garantisce uno sconto di un terzo della pena in cambio della sola acquisizione del fascicolo della Procura.

L’amministratore, difeso dall’avvocato Paolo Campanale, avrebbe sottratto ingenti somme di denaro dai conti correnti dei condomini amministrati, tra il 2007 e il 2020. La denuncia è partita da sette condomini: il Casa Torre di via Aldisio, il Casa 144/146 di viale Papa Giovanni XXIII a Bellavista, il Condominio Eporediese di via Burzio, l’Aurora di via Strusiglia, il Cervi di via Fratelli Cervi a San Grato, il Nuovo San Gaudenzio e il Lamarmora, entrambi situati in via San Gaudenzio. Cinque di questi, assistiti dagli avvocati Leo Davoli e Franca Sapone, si sono costituiti parte civile, determinati a ottenere giustizia e il risarcimento delle somme sottratte. Entrambi hanno chiesto che la concessione della sospensione condizionale della pena venga subordinata al risarcimento dei danni patiti dai condomini che si sono costituiti parte civile

Secondo l’indagine coordinata dal pm Parato, Stefanelli avrebbe effettuato prelievi e bonifici dai conti condominiali a proprio favore, con somme che in alcuni casi hanno raggiunto decine di migliaia di euro. Il denaro sarebbe stato trasferito su conti personali a lui riconducibili. Non solo: in un’occasione, l’amministratore non avrebbe consegnato la documentazione contabile e fiscale al nuovo amministratore, rendendo ancora più complessa la gestione degli stabili. Tra i documenti mancanti, figurano il modello 770, i certificati di sicurezza e altri atti fondamentali per il funzionamento dei condomini.

Per anni, gli inquilini avevano sollevato sospetti a causa dei continui ritardi nei pagamenti ai fornitori, spesso rimasti senza le somme dovute. In molti casi, i condomini si sono trovati costretti a versare pagamenti non previsti per sanare le pendenze lasciate da Stefanelli. La situazione ha portato all’apertura del processo, che grazie al rito abbreviato potrebbe concludersi con un verdetto rapido.

Il precedente di Edoardo Moscheni: un caso analogo

Il caso di Stefanelli non è un episodio isolato. A Ivrea, un altro amministratore, Edoardo Moscheni, è stato coinvolto in un’inchiesta simile aperta sempre dal pm Elena Parato nel 2019. Moscheni gestiva decine di stabili tra l’Eporediese e la bassa Valle d’Aosta, ed è stato accusato non solo di appropriazione indebita, ma anche di truffa. Il caso più emblematico riguarda il Condominio San Michele di Ivrea, dove i residenti si sono ritrovati con un debito di quasi 200 mila euro per lavori mai deliberati. Moscheni avrebbe falsificato i verbali dell’assemblea per ottenere finanziamenti che poi non aveva restituito. In quel caso, il tribunale di Ivrea ha annullato il debito per i condomini, facendo ricadere l’intera somma sulla banca BNL e sull’amministratore stesso.

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