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Cronaca
31 Gennaio 2025 - 14:51
(foto di repertorio)
Si è concluso con due condanne e un’assoluzione parziale il processo a Daniel Misserianni, imprenditore di Ciriè, e a suo zio Salvatore Cerasa, entrambi accusati di tentata estorsione ed estorsione consumata. Il Tribunale di Ivrea, in composizione collegiale e presieduto dalla giudice Stefania Cugge, ha emesso la sentenza al termine di un dibattimento acceso, che ha visto contrapposte le tesi della Procura e della difesa.
Daniel Misserianni è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di carcere e al pagamento di una multa di 5.000 euro. La sentenza conferma la responsabilità dell’imputato per entrambi i capi d’imputazione contestati dalla Procura.
Salvatore Cerasa, invece, è stato assolto dal capo uno – relativo alla tentata estorsione di oltre 4.000 euro, con la formula "per non aver commesso il fatto" – ma è stato condannato per il capo due, riguardante l’estorsione consumata di 200 euro pagati da Ivan B.. Per questo reato, la corte gli ha inflitto 2 anni e 4 mesi di carcere e una multa di 3.000 euro.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Ivrea, ha ricostruito una serie di episodi collegati al recupero di presunti crediti vantati da Misserianni nei confronti di Luca D., cliente del suo Mercatino dell’Usato #Celafaremo di via Clemente Macario a Ciriè. Secondo l’accusa, l’imprenditore avrebbe richiesto con insistenza la restituzione della somma, ricorrendo a minacce e, in un’occasione, a violenze fisiche.
Il 13 maggio 2020, Luca D. sarebbe stato aggredito per venti minuti nella casa di Cerasa. In un altro episodio, Ivan B., amico e garante di Luca D., sarebbe stato costretto a versare 200 euro in contanti, cifra che rappresenta il capo d’accusa di estorsione consumata.
La Procura, rappresentata dal PM Alessandro Gallo, aveva chiesto una condanna a 3 anni e 5 mesi di reclusione per entrambi gli imputati, oltre a una multa di 2.000 euro, sostenendo che i metodi utilizzati per il recupero del credito fossero chiaramente estorsivi.

L'avvocata, Ivana Fantolino ha ribadito la legittimità delle richieste economiche avanzate dall’imprenditore, sottolineando che i presunti crediti vantati fossero documentati da una fattura e legittimi.
Per quanto riguarda la presunta aggressione a Luca D., la difesa ha sottolineato l’assenza di referti medici che attestassero le lesioni, mentre per Cerasa è stata evidenziata la sua inabilità fisica: l’uomo è invalido al 100% e malato terminale, rendendo improbabile la sua partecipazione attiva a un pestaggio.
Con questa sentenza, il Tribunale ha riconosciuto la colpevolezza di entrambi gli imputati, ma con una distinzione significativa tra i due capi d’imputazione. La difesa potrebbe ora valutare il ricorso in appello, mentre la Procura potrebbe impugnare l’assoluzione parziale di Cerasa.
La vicenda resta emblematica di un confine spesso sottile tra recupero crediti e estorsione, una linea che, secondo i giudici di Ivrea, in questo caso è stata oltrepassata. Il caso, che ha suscitato grande attenzione nell’area di Ciriè e San Maurizio Canavese, potrebbe non essere ancora concluso.
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