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Cronaca

In 25 dentro una stanza: condannato uno degli organizzatori della tratta di migranti in Canavese

I migranti di origine pakistana venivano adescati sui social e trasportati clandestinamente oltre confine

Immagine di repertorio

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Si è concluso con una condanna a 3 anni e 7 mesi di reclusione il procedimento giudiziario a carico di Nasir Shah, 40 anni, pakistano residente a Castellamonte, considerato uno dei cinque componenti di un’organizzazione dedita al traffico di migranti. La Giudice per l’Udienza Preliminare Lucrezia Natta ha emesso la sentenza martedì 28 gennaio, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato, con cui l’imputato ha ottenuto una riduzione di pena rispetto al massimo previsto.

Shah è stato difeso dall’avvocato Celere Spaziante, il quale è riuscito a smontare parte dell’impianto accusatorio, facendo cadere le aggravanti del trattamento inumano e del rischio di vita per i migranti trasportati. Tuttavia, la corte ha riconosciuto la sua responsabilità nei reati contestati, che inquadrano l’attività come un traffico di esseri umani su modello di quello praticato dagli scafisti, ma senza il mare di mezzo.

L'avvocato Spaziante parla di "Cauta soddisfazione per la pena comminata". Spiega: "E questo anche in riferimento ai limiti edittali della pena contestata. A monte c'è stato un lavoro particolarmente attento e scrupoloso delle forze dell'ordine e quindi siamo riusciti a cotenere la pena. Valuteremo con attenzione se proporre appello".

Rito abbreviato anche per un altro coimputato, Pawandeep Singh, assistito dall’avvocato Stefania Rullo del foro di Torino, è stato condannato a 1 anno e 9 mesi.

Gli altri tre imputati, invece, avevano scelto la via del patteggiamento. Muhammad Adeel, difeso dall’avvocato Giulia Margherita Barone del foro di Torino, ha patteggiato due anni; Muhammad Niamat Riaz, assistito dall’avvocato Carla Montarolo del foro di Biella, ha ottenuto una condanna a 2 anni, mentre Manak Alxass, difeso dallo stesso legale, ha patteggiato 1 anno e 9 mesi.

L’indagine, condotta dalla Compagnia dei Carabinieri di Ivrea, è scattata il 7 ottobre 2023, quando i militari hanno eseguito un blitz in un’abitazione a Torre Canavese, individuata come base operativa dell’organizzazione. Venticinque migranti di nazionalità pakistana e indiana sono stati trovati ammassati in una stanza, in condizioni igienico-sanitarie precarie, in attesa di essere trasferiti in altri paesi europei.

L'operazione, coordinata dalla Procura di Ivrea, ha portato al fermo di cinque cittadini pakistaniNasir Shah, 40 anni, residente a Castellamonte; Muhammad Adeel, 34 anni, residente a Cavagnolo; Muhammad Niamat Riaz, 54 anni, senza fissa dimora; Manak Alxass, 23 anni, senza fissa dimora; Pawandeep Singh, 38 anni, senza fissa dimora.

Secondo l'accusa, gli indagati favorivano l’immigrazione clandestina, fornendo ai migranti ospitalità temporanea e organizzando il successivo trasporto verso Francia, Spagna e Germania. Il costo del viaggio per i clandestini si aggirava attorno ai 500 euro a persona, ma in alcuni casi venivano chieste somme più elevate.

Il Pubblico Ministero Filippo De Bellis, titolare dell’inchiesta, ha contestato agli imputati i reati previsti dal D. Lgs. 286/1998, ovvero: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, organizzazione di viaggi illegali verso altri stati europei e utilizzo di documenti falsificati per l’espatrio.

In particolare, gli investigatori hanno accertato due episodi di trasporto. Nella notte del 4 ottobre 2023, nove cittadini pakistani sono stati condotti oltre il confine francese a bordo di una Peugeot 805, con Shah e Adeel Muhammad alla guida dell’operazione. Nella notte del 7 ottobre 2023, dieci migranti sono stati trasferiti da Milano a Torre Canavese, dove avrebbero atteso il successivo spostamento in Francia e Spagna.

L'organizzazione agiva con modalità strutturate: le comunicazioni venivano gestite tramite app di messaggistica e i trasporti avvenivano con auto a noleggio o intestate a terzi. Inoltre, erano stati predisposti luoghi di raccolta temporanei per i migranti in attesa di essere spostati verso la destinazione finale.

Tra i cinque imputati, Nasir Shah aveva un ruolo centrale nella gestione logistica dell’organizzazione. La sua abitazione a Pont Canavese, in via Berchiotti, era utilizzata come base per la permanenza temporanea di alcuni migranti. Tuttavia, la difesa è riuscita a ottenere lo stralcio delle aggravanti del trattamento inumano e dell'esposizione a pericolo di vita, originariamente contestate dalla Procura. La tesi sostenuta dall’avvocato Celere Spaziante è che le condizioni dei migranti, pur precarie, non rientrassero nella fattispecie dell’abuso fisico o dell’estrema pericolosità per la vita.

La giudice Lucrezia Natta ha accolto questa linea difensiva, limitando la condanna agli aspetti di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Di conseguenza, Shah ha ricevuto una condanna inferiore rispetto alle richieste dell’accusa ed è stato posto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

Le fonti probatorie acquisite dai Carabinieri sono state determinanti per la condanna. Tra gli elementi principali emersi nell’indagine figurano registrazioni video di movimenti sospetti nei pressi dell’abitazione di Torre Canavese, intercettazioni telefoniche e chat in cui gli imputati coordinavano i viaggi, documenti falsificati e denaro contante sequestrati durante le perquisizioni e dichiarazioni di alcuni migranti, che hanno raccontato di essere stati contattati tramite annunci su TikTok e di aver pagato migliaia di euro per il viaggio.

L’intervento dei Carabinieri è stato possibile anche grazie a una segnalazione anonima giunta alla stazione di Agliè, che ha permesso di avviare i controlli. Gli investigatori hanno quindi fatto ricorso a droni, microcamere e trasmettitori GPS per monitorare gli spostamenti dei sospettati.

L’operazione ha suscitato ampio plauso a livello istituzionale. Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha espresso il suo apprezzamento per l’azione tempestiva dei Carabinieri, sottolineando la necessità di contrastare il traffico di esseri umani con misure più severe.

Nel frattempo, il processo nei confronti degli altri quattro imputati proseguirà il 16 maggio 2024 davanti alla corte del Tribunale di Ivrea. Le difese tenteranno di ottenere sconti di pena o assoluzioni, ma la mole di prove raccolte dalla Procura rende il caso particolarmente solido.

La condanna di Nasir Shah rappresenta un segnale forte nella lotta al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Pur senza le aggravanti originariamente contestate, la sentenza conferma l’esistenza di un traffico organizzato di migranti nel Canavese, con modalità simili a quelle degli scafisti.

Il caso resta aperto: il destino giudiziario degli altri imputati sarà deciso nei prossimi mesi, mentre le forze dell’ordine continuano a monitorare il fenomeno per evitare nuove infiltrazioni criminali sul territorio.

L'avvocato Celere Spaziante

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