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Cronaca

Botte per un debito: chiesti tre anni e mezzo per un commerciante del Canavese

I fatti risalgono al 2020 e ruotano intorno ad una fattura non pagata da 4mila euro

Foto di repertorio

Foto di repertorio

Botte e minacce per farsi pagare una fattura.

A dover rispondere dell’accusa è un commerciante di Ciriè, finito a processo con suo zio.

Daniel Misserianni, classe 1989, imprenditore di Ciriè e suo zio Salvatore Cerasa, classe 1964, di a San Maurizio Canavese sono imputati con accuse di tentata estorsione e estorsione consumata.

Al centro del caso, due episodi collegati al recupero di presunti crediti nei confronti di Luca D., un cliente di Misserianni che l’imputato ha definito come noto per problemi economici e personali, e del suo amico Ivano B., che si sarebbe fatto garante in uno dei pagamenti.

Secondo l’accusa, Misserianni, titolare del Mercatino dell’Usato #celafaremo di via Clemente Macario a Ciriè, avrebbe richiesto con insistenza a Dubini la restituzione di circa 4.000 euro, somma relativa a un debito contratto per acquisti, traslochi e lavori eseguiti negli anni precedenti.

Le pressioni si sarebbero trasformate in minacce e, il 13 maggio 2020, si sarebbe verificato un episodio di violenza fisica nella casa di Cerasa, dove Luca D. sarebbe stato picchiato per venti minuti dai due imputati.

In un altro episodio, Ivan B. amico e garante di Luca D., sarebbe stato costretto a pagare 200 euro in contanti, somma che rappresenta il capo d’accusa di estorsione consumata.

Secondo la Procura, il pagamento fu ottenuto in un contesto di pressioni e violenza.

Durante l’udienza del 24 gennaio, il pubblico ministero Alessandro Gallo, ha ricostruito la vicenda, sottolineando come le richieste di pagamento fossero accompagnate da minacce e comportamenti intimidatori.

Ha chiesto una condanna a 3 anni e 5 mesi di reclusione per entrambi gli imputati, oltre a una multa di 2.000 euro.

La Procura ha sostenuto che gli episodi di violenza, documentati anche da testimonianze, dimostrino la natura estorsiva delle richieste avanzate dai due imputati.

La difesa, rappresentata dall’avvocata Ivana Fantolino per Cerasa e dall’avvocata Cristina Grivetto per Misserianni, ha chiesto l’assoluzione dei propri assistiti, sostenendo che i presunti crediti vantati da Misserianni fossero legittimi e derivassero da prestazioni lavorative e forniture documentate.

Nel corso dell’arringa difensiva è stata inoltre sottolineato la scarsa attendibilità delle testimonianze di Luca D. e Ivan B., descritti come confusi e contraddittori nei loro resoconti.

Per quanto riguarda le presunte violenze, la difesa ha contestato l’assenza di referti medici che avrebbero dovuto attestare le lesioni su Luca D.. Ha inoltre ricordato le condizioni fisiche precarie di Cerasa, invalido al 100% e malato terminale, sostenendo che sarebbe stato fisicamente impossibile per lui partecipare a un pestaggio.

Il giudice ha fissato la prossima udienza per il 30 gennaio 2025, data in cui saranno presentate le repliche finali delle parti. Restano da chiarire molti dettagli sulla vicenda, che ruota attorno a una fattura mai regolarmente saldata e a una serie di episodi che la Procura considera chiaramente intimidatori.

La sentenza finale potrebbe definire se gli imputati abbiano agito nell’ambito di un recupero crediti lecito o se, al contrario, abbiano superato i limiti della legge, ricorrendo a metodi illeciti e violenti.

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