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Cronaca
23 Gennaio 2025 - 20:29
Li chiamavano i "rottamai" ed erano molto conosciuti nei paesi stretti tra il Po e la collina. Famiglie di Rom che da anni vivono a Brusasco in quello che da queste parti è conosciuto come "Il Palazzo".
Parliamo del condominio Alice, cinque piani di cemento armato che svettano tra campi e cielo nelle campagne verso Crescentino. Case popolari, per alcuni, case di proprietà, per altri. E poi c'erano quegli appartamenti occupati abusivamente da chi, per sbarcare il lunario raccoglieva in giro il ferro: i "rottamai", appunto. Famiglie di Rom provenienti dalla Bosnia Erzegovina, tutte facenti capo a quella che è considerata la loro capostipite: Rabija Sulejmanovic.
In sette sono ora chiamati a rispondere di estorsione per quei modi di fare minacciosi che avevano nei confronti di chi andava all'Ecocentro a buttare i rifiuti.
Sono Rabija Sulejmanovic, Robin Sulejmanovic, Gringo Sulejmanovic, Meho Seferovic, Osman Osmanovic, Dragan Prijlic, Semso Husejnovic. Difesi dall'avvocato Roberto Capra, per loro l'accusa è di estorsione.
Nei loro confronti, Seta spa si è costituita parte civile. Assistita dall'avvocato Patrizia Bugnano, Seta, con il suo amministratore delegato Nadia Corgiat Loia, si è costituita parte civile per stigmatizzare il comportamento di questi soggetti che creava un brutto clima di tensione intorno ai centri di raccolta dei rifiuti, creando un pregiudizio all'utenza e a Seta che ha come mission la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. La volonta’ da parte di Seta di rimarcare anche il suo ruolo etico.
Ma a giudizio c'è anche chi, secondo la Procura, avrebbe dovuto impedire che quei Rom si impadronissero dei rifiuti destinati all'Ecocentro. Si tratta di due operatori ecologici, dipendenti di Seta Spa, accusati del reato di "Responsabilità per fatto altrui" e "Peculato". Sono Fabrizio Garbarino e Filippo Muratore.
Nei loro confronti, Seta spa non si è costituita parte civile.
Oggi ad Ivrea è partito il processo nei confronti dei nove imputati. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra maggio e dicembre 2015. Durante questo arco temporale, si sarebbero verificati i presunti episodi di prelievo abusivo di materiali metallici e rifiuti di valore dagli ecocentri mobili organizzati dalla Seta Spa nei Comuni di Brozolo, Brusasco e Cavagnolo, nonché altri comportamenti illeciti connessi.
A sostenere l'accusa è la pubblico ministero Valentiana Bossi. Nel corso dell'udienza di oggi 23 gennaio, sono sfilati i primi testi. A parlare sono stati gli utenti degli Ecocentri che all'epoca dei fatti erano strutture mobili dove si poteva conferire i rifiuti ingombranti solo nelle date stabilite dal calendario Seta.

L'avvocata Patrizia Bugnano con l'amministratrice delegata di Seta, Nadia Corgiat Loia
Tra i testimoni sentiti in aula, Mauro Oggero, volontario della Pro Loco di Cavagnolo ed ex consigliere comunale. "Nel 2015 mi recavo spesso all’ecostazione per smaltire materiali che non servivano più, come plastica, ferro ed elettrodomestici- ha raccontato -. Ho notato la presenza costante di persone che non avevano nulla a che fare con la Seta. Erano quelli che in paese chiamiamo 'rottamai', tutti stranieri. Venivano con camioncini, di solito due o tre, e si trattava di gruppi composti da uomini e donne, tutti di etnia Rom".
In quel periodo l'Ecocentro mobile di Cavagnolo si trovava dietro la palestra comunale. "Gli scarrabili di Seta arrivavano tre volte l’anno e in queste occasioni i 'rottamai' erano sempre presenti. Appena dopo la rampa d’accesso al piazzale, controllavano i materiali presenti nei cassonetti. Vedevano ciò che gli interessava, in particolare ferro e altri materiali di valore, e li caricavano sui loro mezzi".
Circa gli operatori ecologici, Oggero ha detto: "I dipendenti della Seta erano lì a sorvegliare gli scarrabili, ma i 'rottamai' svolgevano una sorta di preselezione, recuperando materiali utili ed evitando così che la Seta dovesse smaltirli".
Sul clima che si creava, invece, ha detto: "Recandomi con il trattore e il rimorchio, io non ho mai avuto problemi, ma ho visto persone che arrivavano in auto e avevano paura di questa situazione".
Questa testimonianza evidenzia come la presenza costante di queste persone creasse disagio tra gli utenti dell’ecostazione e interferisse con il regolare svolgimento del servizio di smaltimento dei rifiuti.
Gli altri testimoni hanno riportato fatti analoghi e quel timore che, arrivati all'Ecocentro, questi Rom si infilassero subito nelle loro automobili alla ricerca di "piccoli tesori".
Liberato Buccelli, di Crescentino, ha raccontato: "Frequentavo l'ecostazione di Brusasco e ogni volta ho trovato gli zingari presenti con due o tre camioncini. Un giorno sono arrivato con la mia macchina, un Doblò, e due ragazzini si sono infilati dentro il veicolo. Gli ho detto chiaramente che, se volevano qualcosa, dovevano prendersela da terra. Nel furgone c'era anche della roba che non avevo intenzione di buttare via. Per quello li ho cacciati da dentro. Ho detto: 'Io ve la do, ma la metto lì in terra'. C'erano due bambini piccoli, avranno avuto 6 o 7 anni, e tutta la famiglia intorno, composta da uomini e donne".
Una testimonianza che evidenzia la presenza organizzata e costante di queste famiglie nelle ecostazioni, oltre a situazioni di disagio per gli utenti.
Maria Rosa Graglia, residente a Brozolo, ha raccontato: "Nel giugno 2015, quando fu istituito il centro di raccolta ingombranti in piazza, mi recavo lì con l’auto per conferire i rifiuti. Appena arrivavo, c’erano due o tre persone che giravano in piazza e mi chiedevano: 'L’aiuto a scaricare?'. Non so chi fossero, ma una di queste persone mi chiese il permesso di aiutarmi. Acconsentii e quella persona prese tutto ciò che avevo in auto. Non ricordo esattamente che cosa trasportassi quel giorno.
Interrogata dall’avvocato Bugnano in merito alla situazione all’ecostazione, Maria Rosa Graglia ha dichiarato:
"Io ero serena, ma per gli altri non saprei dirlo. La loro presenza condizionava. Impedivano di gettare nei cassonetti allora prima di andare, controllavo di avere con me solo ciò di cui mi devo sbarazzare, perché temevo che potessero portare via qualcosa di mia proprietà. In paese è ormai un fatto scontato, accettato con rassegnazione. Traevano profitto ai danni della Seta. Ho notato che non prendevano mai cose di poco valore."
Questa testimonianza mette in evidenza il disagio causato dalla presenza costante di persone che interferivano con il regolare conferimento dei rifiuti, limitando la libertà e la tranquillità degli utenti.
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