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Cronaca

Operaio morì travolto da una trave: sono due le aziende coinvolte

Il terribile infortunio avvenne all'interno dell'area Chind

Operaio morì travolto da una trave: sono due le aziende coinvolte

Era morto sul colpo, travolto dalla trave mobile di un carroponte che l'aveva colpito alla testa mentre si trovava su una piattaforma alta circa 3,70 metri.

All'arrivo dei soccorsi per Maurizio Cafà - operaio di 60 dipendente della R.M. Srl, un'azienda operante all'interno dello stabilimento della GFS Gravity Srl a Chivasso - non c'era più niente da fare.

Nei giorni scorsi, la Procura di Ivrea ha chiuso le indagini preliminari nei confronti di quattro persone e due aziende, accusate di gravi violazioni in materia di sicurezza sul lavoro. L’inchiesta, avviata a seguito della tragica morte dell’operaio Maurizio Cafà, avvenuta nello stabilimento della GFS Gravity Srl a Chivasso nel settembre 2023, punta a chiarire le responsabilità per un evento che ha sconvolto la comunità locale e sollevato interrogativi sulla gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’incidente risale al 15 settembre 2023, quando Cafà, dipendente della società R.M. Srl, è rimasto vittima di un drammatico infortunio. Durante le operazioni di installazione di pannelli grigliati metallici su una piattaforma, Cafà è stato travolto da una trave mobile del carroponte, riportando un trauma cranico fatale. Secondo le indagini, il lavoratore si trovava su una piattaforma alta circa 3,70 metri, priva di protezioni adeguate, al momento dell’impatto.

Ad essere indagati sono Giancarlo Zoccoletti, amministratore unico di GFS Gravity Srl (avvocato Paola Rubini); Federico Vona, socio unico di R.M. Srl e responsabile delle operazioni presso lo stabilimento (avvocato Peracchione); Claudio Raddi, dirigente di fatto della R.M. Srl (avvocato Peretti); le società GFS Gravity Srl e R.M. Srl. (avvocati Persico e Picat Re).

Le accuse contestate includono violazioni della legge, che regolano la sicurezza sui luoghi di lavoro, tra cui l’assenza di adeguate misure preventive e di formazione per il personale coinvolto.

Secondo quanto riportato negli atti, le aziende avrebbero omesso di predisporre misure adeguate per prevenire il rischio di contatto con il carroponte e di garantire il coordinamento tra le due imprese impegnate nelle operazioni. 

Zoccoletto non avrebbe adottato un piano specifico per la sicurezza e avrebbe redatto un documento di valutazione dei rischi (DVR) generico, privo di indicazioni dettagliate per il tipo di attività svolta.

Vona, invece, non avrebbe assicurato la collaborazione necessaria tra GFS Gravity e R.M. Srl per la messa in sicurezza dell’area di lavoro.

Raddi, pur essendo formalmente un operaio, gestiva de facto le operazioni, senza fornire istruzioni adeguate ai lavoratori coinvolti.

Le ricostruzioni indicano che Maurizio Cafà stava lavorando su una piattaforma in quota insieme ad altri dipendenti per installare pannelli metallici, quando è stato colpito dalla trave mobile azionata da un collega a terra tramite telecomando. Cafà non avrebbe avuto visibilità sul movimento della struttura né avrebbe ricevuto segnalazioni sonore o visive che indicassero l’entrata in funzione del carroponte.

L’inchiesta punta il dito contro l’organizzazione complessiva delle operazioni da parte di GFS Gravity Srl e R.M. Srl. Le due società, secondo la Procura, avrebbero agito in modo negligente, non rispettando gli obblighi di coordinamento e vigilanza previsti dalla normativa. Inoltre, la mancata adozione di un modello organizzativo conforme ai requisiti di sicurezza avrebbe contribuito a creare le condizioni per l’incidente.

Gli indagati e le aziende coinvolte hanno ora 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive o richieste di interrogatorio, come previsto dall’articolo 415 bis del codice di procedura penale. Al termine di questo periodo, la Procura deciderà se procedere con una richiesta di rinvio a giudizio.

L’infortunio mortale di Maurizio Cafà rappresenta l’ennesimo caso che richiama l’attenzione sull’urgenza di migliorare le condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro. La vicenda, che ha scosso profondamente il territorio di Chivasso, sarà ora al vaglio del giudizio penale per accertare le responsabilità individuali e aziendali in questa tragica vicenda.

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