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Pavone

Intervista esclusiva al tabaccaio che sparò al ladro: ora è accusato di omicidio volontario

Franchi Iachi Bonvin aveva già subito otto furti e quello era il nono

Il tabaccaio Franco Iachi Bonvin

Il tabaccaio Franco Iachi Bonvin fuori dal Tribunale di Ivrea

Parla per la prima volta da quella notte tra il 6 e il 7 giugno 2019, parla Franco Iachi Bonvin il tabaccaio di Pavone Canavese che da ieri rischia una condanna per omicidio volontario per aver ucciso un giovane moldavo che rubava nel bar sotto casa sua.

«A 71 anni dopo una vita di lavoro e sacrifici per il bene della mia famiglia non posso nascondere un certo disappunto ed amarezza dovendo affrontare un processo per un reato così grave di cui non mi ritengo responsabile» dice fuori dall'aula del Tribunale di Ivrea.

E' distrutto. Fatica ad accettare la decisione della giudice Valeria Rey, che ieri l'ha rinviato a giudizio per aver ucciso, quella notte di cinque anni fa, il moldavo Ion Stavila con un colpo esploso dalla sua pistola Taurus 357 magnum, mentre il moldavo insieme a due complici stava caricando su un furgone rubato la macchinetta cambiamonete appena divelta dal bar Fast-Furios, l'attività commerciale di proprietà di Iachi Bonvin, ma all'epoca gestita da una società.

Stavila, colpito alla schiena da un colpo esploso dall'alto verso il basso, come stabilito dall'autopsia eseguita dall'anatomopatologo Roberto Testi, morì sul colpo: i complici, invece, fuggirono via prima dell'arrivo della polizia.

Pur volendo mantenere fiducia nella giustizia, Iachi Bonvin è amareggiato: «Io devo subire tutto questo, mentre i ladri che di notte armati e a volto coperto hanno rubato e violato il mio negozio e la mia casa, mettendo in pericolo la mia vita e quella dei miei familiari, sono esenti da responsabilità per una questione di procedibilità con la riforma Cartabia».

Uno dei due complici del moldavo non è mai stato identificato; l'altro, invece, sì, ma nei suoi confronti c'è una richiesta di archiviazione in quanto non venne mai presentata una querela (come prevede la riforma Cartabia).

Il prossimo 10 maggio Iachi Bonvin dovrà difendersi dall'accusa di «omicidio volontario, con dolo eventuale» e non più di omicidio colposo per eccesso da legittima difesa (ipotizzato in una prima chiusura indagini) perché il capo d'imputazione era stato riformulato circa un mese fa dalla pm di Ivrea Valentina Bossi su invito della gup Valeria Rey, giudice convinta che ci fossero tutti gli estremi per valutare in sede processuale la volontarietà dell'omicidio.

I legali di Iachi Bonvin, gli avvocati Sara Rore Lazzaro e Mauro Ronco che hanno scelto il rito abbreviato, sono fiduciosi: «Chiederemo l'assoluzione ai sensi della legittima difesa o, in subordine, l'eccesso colposo come era stato formulato in precedenza».

La moglie di Ion Stavila (con un figlio minorenne) non si è costituita parte civile in quanto ha già ricevuto un risarcimento.

Da quella notte Iachi Bonvin in paese lo si vede di rado. Questa storia l'ha segnato profondamente. L'ultima apparizione in pubblico, a Carnevale, quando aveva aiutato l'associazione della borgata dove risiede a cuocere i fagioli.

Qui alle porte di Ivrea tutti lo difendono. Soprattutto il sindaco, Endro Bevolo: «Quella di Iachi Bonvin è stata una vita modello. Ha tutta la mia solidarietà». Il primo cittadino di Pavone poi racconta di averlo incontrato qualche giorno fa e ricorda di averlo visto preoccupato. «Ho cercato di confortarlo» ripete Bevolo. Per il primo cittadino la reazione di Iachi Bonvin quella notte è stata il risultato di un'esasperazione dovuta ai numerosi furti subiti negli anni.

Nei giorni successivi a quella tragedia si era svolta una fiaccolata di solidarietà terminata sotto casa di Iachi Bonvin e non è escluso che proprio il sindaco, ora, voglia organizzare un'altra iniziativa simile.

Il tabaccaio era diventato anche un simbolo della lotta politica di Matteo Salvini, che il giorno dopo il fatto aveva pubblicato un post con l'hashtag #iostocoltabaccaio. In un post su Instagram del 7 giugno 2019, Salvini, all'epoca Ministro dell'Interno del primo governo Conte, scriveva: "Tabaccaio di 67 anni, incensurato e già rapinato numerose volte, stanotte si è difeso durante l’ennesimo furto e (purtroppo) ha ucciso uno dei tre ladri, con un’arma legalmente detenuta. Nel pieno rispetto delle indagini della Procura, a lui va la mia solidarietà umana e politica".

Inoltre aveva dichiarato: «Sono e sarò sempre a fianco dell'aggredito e mai dell'aggressore, in torto c'è l'aggressore e non l'aggredito».

La moglie del tabaccaio lo aveva ringraziato: «Meno male che Salvini ha fatto questo legge, dopo 8 furti, non ce l'abbiamo più fatta».

I figli di Iachi Bonvin, Valeria e Cristian, che nel frattempo sono tornati a lavorare nel bar tabaccheria sotto casa, ieri non avevano voglia di commentare.

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