Cerca

Chiedevano due milioni di euro

Morto per amianto. L'Asl To 4 scuce quasi 400 mila euro agli eredi

Si presume lavorasse alla centrale termica ai tempi dell'ex Asl 9

Stefano Scarpetta

Stefano Scarpetta

Viste al microscopio elettronico, le fibre di amianto hanno la forma di lunghi aghi, fino a cinquemila volte più sottili di un capello. In apparenza innocue, se vengono respirate queste fibre trafiggono le cellule dei polmoni, innescando processi infiammatori che possono portare, dopo molti anni, all’insorgere di tumori e altre malattie respiratorie. Un sinonimo di amianto è asbesto, parola che nella sua etimologia greca significa indistruttibile o inestinguibile.

A dispetto delle leggi, sbarazzarsi delle fibre di amianto in Europa sembra impossibile.

A trent’anni dall’entrata in vigore della norma,  infatti, questo materiale cancerogeno è ancora presente in moltissimi edifici. Le mappature sono incomplete, le bonifiche procedono a rilento e i rimpalli burocratici impediscono chiare assunzioni di responsabilità da parte degli enti pubblici.

In aggiunta, i dati sulle morti correlate all’esposizione ad amianto potrebbero essere sottostimati, per cui l’amianto potrebbe risultare fino a tre volte più letale dei circa 4.400 morti all’anno stimati in Itali fra il 2010 e il 2016 e dei 2/3 mila da lì in avanti.

Nell’elenco ci sono le bare di Casale Monferratto e di Cavagnolo dove la Eternit aveva le sue fabbriche, ma anche tanti operai e impiegati dell’Olivetti.

Amianto ovunque, nei solai, nelle intercapedini, nei pavimenti. 

Perchè ne parliamo? 

Perchè di amianto, in verità, ce n’era e ce n’è tanto anche negli uffici pubblici. Ce n’era e ce n’è tanto anche all’Asl To4.

A giugno avevamo raccontato di un ricorso alla sezione lavoro del tribunale di Ivrea dei parenti della buonanima di un ex dipendente. 

Chiedevano, attraverso l'avvocato Tiziana Viti, "danni materiali e immateriali per 2 milioni di euro". Qualcuno si ricorda lavorasse alla centrale termica ma ai piani alti della direzione generale di via Po a Chivasso si viaggiava con la bocca cucita per una "clausola di riservatezza". 

L’unica cosa che si conosceva era l’incarico per 30.521 euro lorde assegnato all’avvocato Stefano Manni di Torino per la difesa degli interessi aziendali.

Quel che si è saputo oggi, con una recente delibera dell'Asl To4 del 27 ottobre (numero 858), firmata da Stefano Scarpetta, è che la Direzione Generale ha deciso di conciliare staccando un assegno da 399 mila euro (Euro 133.000,00 a ciascuno dei tre eredi) più le spese legali di quasi 25 mila euro. 

Tant’è, ma non è finita qui. Scartabellando qua e là  abbiamo infatti trovato un documento dell’Asl To4 in cui si tenta una prima mappa dei pericoli. Porta la firma dell’ex direttore generale (fino al 2020) Lorenzo Ardissone.

Tra gli altri si segnala la presenza di amianto a Ciriè, nei locali di Via Battitore (al piano seminterrato, al servizio Riabilitazione, in mensa e in cucina), negli ambulatori di Via Mazzini, 13 (inglobato nella matrice vinilica) e nel poliambulatorio di via Cavour (inglobato nel cemento e nelle lastre ondulate di copertura in fibro-cemento).

E poi ancora nella centrale termica dell’ospedale ex Mauriziano di Via Marchesi della Rocca a  Lanzo  e  nel poliambulatorio di via Don Paviolo a Settimo Torinese  (linoleum).

E anche a Ivrea, presso la centrale termica di piazza della Credenza, dentro all’ospedale nel corridoio blocco A del terzo piano (tubazioni), negli uffici di vicolo Beata (lastre ondulate) e nei magazzini di via Jervis.

Infine a Rivarolo nel fabbricato di via Piave.

Cos’altro aggiungere?

Si potrebbe per esempio parlare di un  Rapporto aggiornato del registro nazionale dei mesoteliomi (Renam), in cui si denuncia che dei 31 mila casi di mesotelioma pleurico registrati dal 1993 al 2018, l’80% è dovuto proprio all’esposizione alle fibre d’amianto. Ma oggi appena il 25% della fibra killer è stato rimosso e, seguitando a questi ritmi, per liberarsene serviranno altri 75 anni, cui sommare ulteriori 40 anni di latenza del mesotelioma.

Da Nord a Sud, del resto, le bonifiche vanno a rilento sia per quanto riguarda i grandi siti industriali dell’amianto che per gli edifici pubblici e privati che espongono spesso inconsapevolmente le persone a questa pericolosa fibra.

La situazione è sempre più drammatica e conferma la necessità di cambiare rotta, con provvedimenti incisivi, e non più prorogabili, nella direzione della messa in sicurezza e la bonifica degli edifici e dei territori contaminati e della promozione di campagne di informazione e sensibilizzazione ad hoc rivolte ai cittadini.

Infatti, nonostante la sua forza distruttiva, l’argomento amianto, non sembra essere una priorità per il governo, che nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) trova accenno solo in riferimento agli investimenti nel parco agrisolare, bruciando ogni chance di destinare preziose risorse nella sua lotta e sancire così il primato della salute dei cittadini e della difesa dell’ambiente.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori