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Il caso
30 Gennaio 2023 - 13:10
Sta facendo discutere, in città, l’articolo da noi pubblicato qualche settimana fa.

Sulle colonne de La Voce si chiedeva di commissariare il Comune di Volpiano per infiltrazione mafiosa. Proprio 15 giorni fa, infatti, durante il processo Platinum, che vede a processo alcuni ndranghetisti volpianesi, si era saputo che il Comune, negli anni passati, aveva una convenzione con un ristorante di proprietà di uno degli ndranghetisti ora a processo. Una testimonianza di come, a Volpiano, la Ndrangheta sia entrata dappertutto.
Ne abbiamo parlato con la Consigliera di minoranza, Monica Camoletto.
“Ho letto l’articolo - interviene - e io non voglio puntare il dito contro nessuno, ma devo dire che effettivamente tu hai lanciato un sasso nello stagno. Sono anni che si parla di mafia sono anni che il nostro comune viene comunque citato, purtroppo spesso viene citato in moltissimi processi. Il nostro Comune è stato teatro di di grandi operazioni Antimafia condotte negli ultimi 15 anni. Ci sono stati arresti importanti la scoperta di ramificazioni a livello internazionale”.
A sorprendere, poi, ci sono anche le parole dell’ex Sindaco, Emanuele De Zuanne, che, senza troppi giri di parole, aveva spiegato come le amministrazioni non abbiano abbastanza armi per combattere la criminalità organizzata.
“Mi hanno lasciata perplessa - prosegue - la semplicità con cui commenta e ha commentato il nostro ex sindaco perché è sempre stato molto a latere rispetto a questi discorsi. Io anni fa, dopo aver letto il libro sulla Ndrangheta di Maria Stefanelli, “Loro mi cercano ancora”, avevo presentato una interrogazione riguardante uno stralcio del libro della della Stefanelli”.
Cosa diceva questo stralcio? Parlava proprio di Volpiano, siamo ai tempi del processo Minotauro partito nel 2011.
“Per i danni di immagine - si legge - il Comune di Volpiano si è costituito parte civile nel processo, ma ancora mi chiedo perché l’abbia fatto solo contro l’ex Sindaco del paese confinante (Coral, ndr), un imprenditore di Gruaro, vicino a Venezia, accusato di raccogliere i voti degli ‘ndranghetisti in cambio di appalti e commissioni, e non contro i propri cittadini imputati. In questa vicenda qualcosa non torna”.
Proprio su questo Camoletto presentò un’interrogazione nel 2014.
“Mi rispose l’avvocato Calosso - continua Camoletto - che era il legale del Comune, a suggerire il fatto di costituirsi parte civile, ero stata io all’epoca, avevamo appunto avuto informazione del fatto che altri comuni vicini l’avrebbero fatto. Praticamente ci avevano quasi riso in faccia in merito a questa possibilità e poi invece ricordo un consiglio comunale in cui la maggioranza arrivò raccontando di volersi costituire parte civile contro Coral. Secondo me era stata una mossa politica, in quanto la candidatura di Coral era stata in larga parte osteggiata. Ecco. Oggi non penso che sia un un segreto dire queste cose, ormai sono passati anni è passata molta acqua sotto i ponti e sicuramente non penso proprio di andare a stupire chissà chi. Coral, in quel momento, era già stato praticamente condannato...”.

Monica Camoletto, consigliera di minoranza Volpiano
E si arriva all’oggi, ma a Volpiano la Ndrangheta si combatte per davvero?
“Ecco sono anni - continua Camoletto - che trovo il modo di comportarsi contro la mafia un po’ aleatorio nel nostro comune, ho sempre visto un po’ di leggerezza nonostante si siano fatti grandi grandi parole. Su progetti su scambi culturali, spettacoli teatrali, mostre fotografiche, non ho mai visto, però, incisività seria in in questo campo perché ho quasi sempre visto un po’ una situazione di facciata un mettere su una bella mascherina e truccarsi, nel concreto però molto poco”.
Il problema, dunque, in città esiste, esiste eccome.
“Io penso - prosegue Camoletto - che l’articolo uscito sul vostro giornale abbia portato alla luce legittimi dubbi che possono aver avuto molti cittadini e che non hanno ad oggi avuto risposta. Se andiamo a leggere lucidamente nulla vieta di dire che ci sia un legittimo dubbio senza puntare il dito contro nessuno in particolare. Magari anche sedersi ad aspettare senza intervenire, l’attendismo è una colpa in fondo, no? Questa leggerezza nell’affrontare il problema divrebbe farci riflettere”.
La consigliera Camoletto, dunque, riporterà di nuovo il tema in Consiglio Comunale.
“Andrò sicuramente - spiega - a chiedere ragione di di di questa di questa situazione, andrò a chiedere come mai il omune non è mai stato commissariato, non è mai andato nemmeno in aria di di commissariamento ,se ci sono stati negli anni delle verifiche se siamo stati in qualche modo monitorati da questo punto di vista io penso. Magari ci saranno delle cose che non potranno essere dette. Ma penso che sia giusto che i cittadini vengano messi a conoscenza di queste cose, devono avere delle risposte. Magari ci sono le motivazioni più che plausibili ed è giusto che se da una parte si insinua il dubbio si tolga poi completamente o si lasci la possibilità di riflettere su quello che è e su quello che è successo penso che ci siano molte persone in questo paese che si facciano delle domande, penso che ci sia molta coscienza di quello che è di quello che è stato e di quello che possibilmente sarà nel nostro comune”.
Camoletto, infine, chiude il suo ragionamento con una riflessione sul futuro e con qualche stoccata nei confronti di chi ha governato la città negli ultimi anni.
“Deve essere - conclude - sempre meno possibile che si verifichino ancora atti di questo genere da parte di elementi tossici per la comunità. Mettere la testa sotto la sabbia è il modo più sbagliato di fare politica, bisogna avere anche il coraggio di dire cose scomode. Mi auguro che questo sasso lanciato nello stagno possa tornare a farci parlare del tema. Dobbiamo sempre essere vigili, servono nuove generazioni disposte a non accettare queste situazioni. Per cambiare non credo basti una mostra fotografica o uno spettacolo teatrale”.
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