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Il caso

Commissariate il Comune di Volpiano per infiltrazione mafiosa

Ormai sono tantissimi i casi che dimostrano la penetrazione del fenomeno criminale...

Commissariate il Comune di Volpiano per infiltrazione mafiosa

Operazione Platinum Dia

Ma perché il Comune di Volpiano non è mai stato commissariato per infiltrazione mafiosa?

Se lo chiedono in tanti: i cittadini, i politici di maggioranza, minoranza, un po’ tutti.

Eppure Volpiano, da sempre, viene definita come una sorta di “Capitale della ‘Ndrangheta” di tutto il Nord Italia.

E non parliamo di un fenomeno passeggero o recente ma di una storia che ormai va avanti da 40 anni.

Ci sono più indagini di ‘ndrangheta (prima Minotauro, oggi Platinum) che riguardano la città. Ci sono gli arresti e ci sono decine di pagine che parlano, non certo bene, di Volpiano.

La ‘Ndrangheta è a Volpiano oggi e ci sarà ancora per un bel po’.

Una presenza talmente ingombrante e capillare da arrivare anche in Municipio.

Come? 

L’ultima notizia parla di una convenzione tra il Comune di Volpiano e il Bar dei Vazzana, La Corte, un accordo risalente a pochi anni fa. 

Il riferimento è al locale di Giuseppe Vazzana, accusato di essere affiliato alla ‘Ndrangheta.

E se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere.

Il fatto, infatti, è venuto fuori durante il processo Platinum. Il Comune si è costituito parte civile contro i Vazzana, gli stessi con cui lo stesso Comune aveva stipulato una convenzione per garantire un pasto ai dipendenti.

Come si fa ad estirpare il fenomeno mafioso da un territorio se i dipendenti di un Comune vanno a mangiare nel ristorante della ‘Ndrangheta?

Come si fa a combattere la criminalità organizzata se ogni giorno i dipendenti di un Comune si ritrovano a parlare con affiliati alla mafia? Ad essere serviti da loro?

Ho dormito nei loro alberghi quando mi nascondevo dopo l’omicidio, ho mangiato nei loro locali nei mesi precedenti, ero quasi sempre ospite”, ha raccontato, a dicembre, in aula, il pentito Domenico Agresta, proprio in relazione ai Vazzana. Ma non solo, c’è anche il contatto dopo l’affiliazione di Agresta.

Domenico Agresta

Loro - continua Agresta - fanno parte della locale di Volpiano e mi hanno fatto i complimenti dopo l’affiliazione”. 

Ci sono poi i contatti, gli affari tra la famiglia di Domenico Agresta e i Vazzana: scambi di soldi, droga e presenti.

Insomma: in quel di Volpiano era noto a tutti chi fossero i Vazzana, di queli affari si occupassero, eppure questo non ha cambiato le cose.

Ma non c’è solo la convenzione con il ristorante dei Vazzana: c’è un vigile, Busso, che si preoccupava di togliere le multe a Giuseppe Vazzana.

Negli anni del processo Minotauro, poi, c’erano le intercettazioni che raccontavano di rapporti (almeno di conoscenza) tra gli assessori e la ‘Ndrangheta.

Nonostante tutto questo non si è mai arrivati a sciogliere il Comune per infiltrazione mafiosa. 

Pochi mesi fa, a Chivasso, era bastata una telefonata tra il Sindaco Claudio Castello e Giuseppe Vazzana per rischiare il commissariamento.

A Volpiano, invece, tutto tace da sempre.

Qui le colpe non sono neanche di un politico in particolare o di un funzionario preciso, di questo o di quello.

A Volpiano la ‘Ndrangheta è un fenomeno talmente radicato e strutturato che sembra non abbia neanche bisogno di “amici” nel mondo della politica.

Perché, in città, la criminalita organizzata è più forte e importante della politica. Questo gli dà la possibilità di penetrare dentro la macchina amministrative che, spesso, si ritrova senza difese.

L'ex Sindaco Emanuele De Zuanne

Sulla convenzione - spiega l’ex Sindaco Emanuele De Zuanne - posso dire che è una cosa che fanno gli uffici, non riguarda gli amministratori. I funzionari fanno una richiesta ai bar del territorio per poter partecipare a questo bando. Chi ha i requisiti di legge può partecipare e offrire i pasti ai dipendenti. Ci sono e c’erano più bar coinvolti”.

E anche se c’è un’azienda chiacchierata c’è poco da fare... 

Quando si fa una gara - continua De Zuanne - e i documenti sono a posto il funzionario non può fare scelte diverse da quello che dice la norma. Lo segnaliamo da tanto tempo come amministratori che esiste questo problema. Le ditte non si possono escludere solo perché si sa o si pensa qualcosa… O cambiano la legge o un ente predisposto mi dice che una tale azienda non può partecipare ad un bando oppure non si può fare niente. Le aziende chiacchierate sono quelle che hanno i requisiti di legge”.

L'ex Sindaco, però, in certi posti non ci andava. 

“Io l’unica cosa che potevo e posso fare - continua - è non andare nei locali chiacchierati, non ci vado neanche a prendere il caffè. Qui a Volpiano sai che sei un certo luogo e devi comportarti in un certo modo”. E poi ci sono i tempi della giustizia...

Ti chiedi - conclude De Zuanne - come mai una cosa viene fuori nel 2011 e poi perché accada qualcosa devi aspettare il 2019, nel frattempo quella persona può fare quello che vuole, è un cittadino normale e può partecipare alle gare del Comune. Noi per evitare rischi abbiamo sempre attuato dei meccanismi di gara con medie ponderate ed evitando il massimo ribasso. La Dia è venuta in Comune ma non ha trovato mai niente”.

Anche dal racconto dell’ex Sindaco quello che emerge è un quadro desolante, dove gli amministratori non hanno armi (o non ne hanno abbastanza) per difendere la macchina comunale e renderla il meno permeabile possibile rispetto all’ingresso della criminalità organizzata.

A volte, però, come nel caso della convenzione, non è possibile difendersi. E allora, se le cose stanno così, il Comune va commissariato per infiltrazione mafiosa.

Quando si arriva allo scioglimento?

Lo scioglimento delle amministrazioni locali conseguente a fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso, introdotto nel nostro ordinamento nel 1991,  ha come diretti destinatari gli organi elettivi nel loro complesso e non il singolo amministratore.  Attraverso lo scioglimento degli organi elettivi si vuole interrompere un rapporto di connivenza, ovvero di soggezione, dell’amministrazione locale nei confronti dei clan mafiosi, in grado di condizionarne le scelte attraverso il ricorso al metodo corruttivo o per il mezzo di pressioni e atti intimidatori. Lo scioglimento è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, al termine di un complesso procedimento di accertamento, effettuato dal Prefetto competente per territorio attraverso un’apposita commissione di indagine (peraltro tale passaggio può non essere necessario nei casi in cui emergano elementi certi nel corso delle indagini dell’autorità giudiziaria, come avvenuto in diverse circostanze). Condizione dello scioglimento è l’esistenza di elementi «concreti, univoci e rilevanti» su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso degli amministratori locali (sindaci,  anche metropolitani, presidenti delle province, consiglieri dei comuni anche metropolitani e delle province, componenti delle giunte comunali, metropolitane e provinciali, presidenti, consiglieri e assessori delle comunità montane, etc.) o su «forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali», incidendo negativamente sulla funzionalità dei servizi a queste affidati, oppure in grado di originare un «grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica» Per giungere allo scioglimento non è necessario che siano stati commessi reati perseguibili penalmente oppure che possano essere disposte misure di prevenzione, essendo sufficiente che emerga una possibile soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata. Gli indizi raccolti devono essere documentati, concordanti tra loro e davvero indicativi dell’influenza del crimine organizzato sull’amministrazione, potendosi prescindere dalla prova rigorosa dell’accertata volontà degli amministratori di assecondare le richieste della criminalità.  Quando abbia acquisito elementi in ordine alla sussistenza di forme di condizionamento degli organi amministrativi ed elettivi, il prefetto è tenuto a trasmettere al Ministro dell’Interno una relazione nella quale si dà conto di tali condizionamenti anche con riferimento al personale non elettivo dell’ente. Nella relazione sono altresì indicati appalti, contratti e servizi interessati dai fenomeni di interferenza mafiosa.  Il decreto di scioglimento conserva i suoi effetti da dodici a diciotto mesi, prorogabili a ventiquattro in casi eccezionali. Esso determina anzitutto la cessazione dalla carica di tutti i detentori di ruoli elettivi e di governo, nonché la risoluzione di tutti gli incarichi dirigenziali a contratto, salvo il rinnovo degli stessi da parte della commissione straordinaria. Con il decreto di scioglimento è nominata una commissione straordinaria per la gestione dell’ente; essa «è composta di tre membri scelti tra funzionari dello Stato, in servizio o in quiescenza, e tra magistrati della giurisdizione ordinaria o amministrativa in quiescenza», che operano con il sostegno e sotto il monitoraggio del Ministero dell’Interno. Viene dunque affidata ad un organo composto da personale estraneo all’ambiente corrotto e dotato di comprovata professionalità e rettitudine la gestione dell’Amministrazione, in vista di una regolare ripresa del suo funzionamento. 

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