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Cronaca
01 Dicembre 2022 - 17:09
Domenico Agresta, classe 1988, detto Micu McDonald, collaboratore di giustizia
Oggi era il "suo" giorno, il giorno di Domenico Agresta, 34 anni. È continuato giovedì mattina, in Tribunale a Torino, il processo nei confronti degli indagati di "Platinum Dia", l'operazione che smantellò una locale di 'ndrangheta di Volpiano nel maggio 2021.
Per circa due ore, al centro della scena, c'è stato quello che per anni è stato un personaggio di spicco della malavita organizzata di Volpiano, Domenico Agresta. Affiliato alla 'Ndrangheta da ragazzino (soprannominato Micu McDonald), padrino per meriti ma anche per pedigree familiare, e poi condannato per omicidio quando aveva appena 20 anni.
Nel 2016, a 28 anni, la scelta di collaborare con la giustizia.

Giovedì mattina ha ripercorso tutta la sua vita, incalzato dal Pm della Dia, Valerio Longi.
Si parte con la domanda di rito: "Ci sono dei suoi familiari coinvolti nella vicenda, può decidere di astenersi..".
Ma Agresta replica subito, chiaramente: "Rispondo", anche perché, spiegherà poco più avanti, dopo la scelta di collaborare con la giustizia "Io la famiglia l'ho persa, non li ho più sentiti".
Agresta racconta di una Volpiano completamente "contagiata" dal fenomeno mafioso, una sorta di "Platì piemontese" che si è radicata nel Canavese nel corso degli anni. E d'altronde basta guardare i numeri: negli anni Ottanta gli emigrati del paese calabrese arrivarono a superare i 2500 individui a fronte di una popolazione totale di circa 13.000 persone.
La famiglia di Domenico Agresta è sostanzialmente marchiata a fuoco con la 'Ndrangheta. Una linea genealogica che a partire dal bisnonno (capo della 'Ndrangheta piemontese) fino ad arrivare al papà, Saverio Agresta, ha un legame fortissimo con mala vita organizzata. È lo stesso Domenico Agresta a confermarlo nei primi interrogatori. "Nella mia famiglia - raccontava anni fa - non sei considerato un ‘uomo’ nel vero senso del termine finché non sei affiliato”.
E ancora: "Ho la sfortuna di non aver scelto il mio destino. Sono nato in una famiglia in cui non c’è una persona, ma dico non una di numero, che da bambino avrebbe potuto portarmi via da quell’ambiente. Noi siamo tutta una famiglia, da Torino a Buccinasco a Platì. E tutta la mia famiglia è ’ndranghetista".
L'analisi di giovedì è ripartita proprio da qui, quando il Pm ha chiesto a Domenico Agresta di ripercorrere la storia della sua famiglia, una storia fatta di Ndrangheta: nonno, padre, zii, cugini, praticamente tutti.
Agresta cresce a Volpiano tra i 6 e gli 11 anni, poi va a Corsico per frequentare un collegio ma l'avventura scolastica finisce in fretta, smette di studiare in terza media e torna a Volpiano. È qui che, nel 2008, viene affiliato.
"Tutto successe - racconta - pochi mesi prima del mio arresto. I miei familiari, sopratutto mio padre, hanno voluto. L'affiliazione fu in un orto a Volpiano".
Poco dopo, però, Domenico Agresta finisce in carcere per aver ucciso un piastrellista, Giuseppe Trapasso.
È proprio dietro le sbarre che Agresta matura la volontà di cambiare vita.
"Nel 2016 - racconta - dopo un percorso di rieducazione nel carcere di Saluzzo ho maturato l’idea di collaborare con la giustizia, una cosa spontanea dettata dal percorso scolastico, non ci avevo mai pensato prima. Nel 2016 ero al quarto anno di liceo... La scuola ha influito molto, è stato quello ma anche il continuo confronto con educatori e psicologi".

Carcere di Saluzzo
Da lì parte un percorso di collaborazione che porterà in carcere anche tantissimi dei suoi parenti di sangue.
Ma non solo parenti. Agresta, infatti, giovedì mattina ha parlato anche dei Vazzana, altra importante famiglia volpianese affiliata alla 'Ndrangheta. "Ho dormito nei loro alberghi quando mi nascondevo dopo l'omicidio, ho mangiato nei loro locali nei mesi precedenti, ero quasi sempre ospite", racconta Agresta. Ma non solo, c'è anche il contatto dopo l'affiliazione di Agresta.
"Loro - continua Agresta - fanno parte della locale di Volpiano e mi hanno fatto i complimenti dopo l'affiliazione".
Ci sono poi i contatti, gli affari tra la famiglia di Domenico Agresta e i Vazzana: scambi di soldi, droga e presenti.
Cosa sono i presenti?
"Un contributo - spiega Agresta - per un detenuto affiliato alla Ndrangheta, lo versano gli affiliati in libertà".
Il racconto, infine, si è chiuso con la fama, la celebrità criminale della locale di 'Ndrangheta di Volpiano. "Tanti a Cuorgne andavano a fare estorsioni, dicevano qualcosa tipo "Ci mandano quelli di Volpiano", ma noi neanche lo sapevamo...".
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