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CRESCENTINO. Cittadinanza “facile” a decine di brasiliani: la Polizia arresta i funzionari dell’anagrafe

In massimo tre mesi si diventava italiani: Crescentino si era trasformata in una  piccola colonia carioca grazie ad un giro di cittadinanze “facili” portato a galla da un’indagine condotta della Polizia di Vercelli e coordinata dalla Procura.

Nella mattinata di mercoledì, con un blitz spettacolare (“Operazione Praemium”: alla Procura di Vercelli queste cose piacciono tanto: cinque auto e almeno dieci agenti per arrestare due persone, con tanto di filmino della brillante operazione...) sono stati eseguiti quattro arresti: sono finiti ai domiciliari Stefano Masino e Annalisa Aresi, impiegati dell’Ufficio Anagrafe del Comune e due cittadini brasiliani titolari di un’agenzia d’affari a Verona.

A vario titolo le accuse sono di associazione a delinquere per corruzione, peculato, falso, violenza privata. Ma ci sono anche altri 74 indagati per falso ideologico in atto pubblico: quasi tutti i beneficiari delle cittadinanze. Un paio d’ore più tardi, in questura a Vercelli, i dettagli dell’operazione sono stati spiegati dal questore Sergio Molino, dal procuratore capo Pier Luigi Pianta, dal sostituto Davide Pretti e dal commissario Gianluca Tuccillo, a capo della Squadra mobile.

Piazzando tre telecamere all’ufficio anagrafe sono stati ripresi diversi episodi di soldi passati di mano: bustarelle e tangenti intascati dagli impiegati dell’ufficio che è stato messo sotto sequestro. Secondo quanto ricostruito, erano a libro paga di Raphael Bussolo e di sua madre Terezinha Simone Frassini, cittadini di origine brasiliana che dalla loro agenzia di affari di Verona cercavano impiegati compiacenti per far avere la cittadinanza italiana ai loro connazionali. E a Crescentino avevano trovato terreno fertile, visto che almeno una volta a settimana partivano dal Veneto per il Vercellese.

Secondo le indagini, con la complicità dei due pubblici ufficiali di Crescentino avevano messo in piedi un’associazione a delinquere che dal 2018 ad oggi ha fruttato almeno 600 mila euro. Gli investigatori sono arrivati a scovare episodi di cittadinanze facili vecchi di almeno due anni. L’indagine è partita ad aprile, grazie all’Ufficio immigrazione della questura dove il dato di 150 brasiliani a Crescentino su ottomila residenti totali non è passato inosservato: così sono partiti gli accertamenti.

La cittadinanza italiana «iure sanguinis» si ottiene in tempi ridotti attraverso la presentazione di documenti che provino la discendenza da cittadini italiani. Tra i requisiti c’è la residenza in Italia, in un Comune qualsiasi, anche diverso da quello dell’avo; ebbene: Crescentino era la porta di ingresso veloce per diventare italiani. Il pacchetto per la cittadinanza costava 4 mila euro a persona e comprendeva l’assistenza sul territorio vercellese, soprattutto nel Comune di Crescentino, fino a chiusura della pratica. Tutto grazie ai due impiegati che, secondo l’accusa, ricevevano bustarelle da 500 euro ciascuno per ogni pratica. Nelle intercettazioni si sente il funzionario dell’anagrafe dire «Se mi prendono mi tagliano la gola», «Io e te facciamo business», «Gli ciuccio tanti di questi soldi a questa qua», «È un premio perché ti ho fatto questi favori notturni», «Ogni tanto veniva giù e mi mollava 500, hai capito?». Si è inoltre appurato - ha detto il questore - che «i corruttori avevano la piena disponibilità degli uffici del Comune di Crescentino, all’interno dei quali si intrattenevano per lunghi periodi, muovendosi come se fossero loro uffici e utilizzando i beni della pubblica amministrazione come se fossero di loro proprietà: un comportamento che ha anche portato all’accusa di peculato d’uso nei confronti di madre e figlio veronesi».

Tra gli indagati, oltre ai brasiliani che hanno ottenuto la cittadinanza, c’è un loro connazionale che risiede a Crescentino: secondo le accuse sarebbe il tramite tra l’agenzia veronese e gli impiegati; tra suoi incarichi c’era anche quello di andare a prendere e portare in aeroporto i brasiliani in arrivo e in partenza per il Vercellese. Anche Stefano Masino, secondo gli investigatori, avrebbe fatto altrettanto dietro compenso.

Masino, inoltre, aveva la disponibilità di due alloggi, uno a Crescentino e l’altro a Robella d’Asti: ci faceva soggiornare i brasiliani in attesa di cittadinanza. Formalmente con contratti di comodato d’uso gratuito, ma riprese, intercettazioni ed indagini dicono che al mese si prendesse circa 700 euro di affitto in nero, pagato dall’agenzia d’affari veneta. Gli inquirenti hanno ricostruito che in quelle case in due anni sono passati oltre 30 cittadini brasiliani, arrivati in Italia con un visto turistico, e ripartiti una volta avuta la cittadinanza italiana. Si indaga ora sulle altre abitazioni in cui “soggiornavano” i brasiliani, tutte messe a disposizione da un’agenzia immobiliare di Crescentino.

Masino e Aresi sono già stati interrogati sabato. Gli inquirenti non escludono ulteriori sviluppi.

L’Ufficio Anagrafe, Stato Civile ed Elettorale, posto sotto sequestro da mercoledì, riapre stamattina, martedì 20, alle 9. Per agevolare il lavoro del personale  addetto si chiede preferibilmente di prendere appuntamento telefonando allo 0161.833119.

IL SINDACO PRESSATO SUI SOCIAL

Ferrero prima prova a scansarsipoi ammette: «Sì, lo sapevo ene avevo parlato con la Polizia»

Reazione in due tempi, da parte del sindaco Vittorio Ferrero tramite l’ufficio stampa del Comune, all’operazione di Polizia di mercoledì mattina.

Dapprima viene diramato uno scarno comunicato con cui «ci tiene a sottolineare» (chissà quando in Municipio capiranno che il «ci» è sintatticamente ridondante, ndr) «la totale estraneità dell’Amministrazione comunale riguardo ai fatti contestati»: stanno arrestando due impiegati, eh, noi amministratori non c’entriamo nulla. Nel corso della giornata, poi, il sindaco legge sui social alcuni commenti del tipo «possibile che al piano di sopra non ne sapessero nulla? il Comune dà la residenza a decine di brasiliani e sindaco e Giunta non se ne accorgono?», e allora richiama il fido Bazzano per spiegare che lui sapeva, sì, ne aveva parlato con la Polizia (che già stava indagando) ma non poteva dire nulla: «Quando mi sono accorto di una concentrazione anomala di residenze di cittadini stranieri presso l’abitazione di un dipendente comunale, avevo ritenuto opportuno confrontarmi con gli organi di Polizia di Stato. Gli stessi avevano già in corso delle verifiche che, a seguito della mia dichiarazione spontanea, hanno intensificato nei giorni a seguire. L’attività di vigilanza da parte mia non è dunque mai mancata». E ancora: «Ovviamente in questi mesi non ho potuto esternare alcuna considerazione per il riserbo dovuto alle indagini in corso».

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