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11 Luglio 2022 - 19:33
Lo afferma il vice Presidente del Consiglio regionale del Piemonte Daniele VALLE, che ha presentato un Question time, che si sarebbe dovuto discutere a Palazzo Lascaris nella seduta odierna, ma che la Giunta ha ritenuto “inammissibile” in quanto sarebbe privo del requisito dell’“urgenza”.
A cantiere ultimato la Torino-Ceres collegherà direttamente le Valli di Lanzo con l’aeroporto di Caselle “Sandro Pertini”, la Venaria Reale, l’Allianz Stadium, per arrivare fino al centro città, consentendo di raggiungere l’aeroporto dal centro città in 15 minuti.
L’infrastruttura (dal costo complessivo di 175 milioni di euro, 18 dei quali di fondi regionali) prevede la realizzazione di una galleria ferroviaria interrata, che consentirà di connettere l’attuale linea ferroviaria nord-ovest, servita da convogli del SFM, con il passante ferroviario di Porta Susa in corrispondenza della stazione Rebaudengo Fossata.
«I lavori sono iniziati nel 2017 e in questi anni si sono registrati significativi disagi per i pendolari e i fruitori del servizio ferroviario Torino-Ceres (oltre che per i commercianti e i residenti delle zone interessate dai cantieri) - commenta Daniele Valle - l’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi aveva dichiarato in Aula che “non possiamo mancare l’appuntamento del 2023”, ma, in occasione dell’inaugurazione del sottopasso di corso Grosseto, ha chiarito che la riapertura della linea non sarà praticabile prima dell’inizio del 2024. L’urgenza di sapere a che punto sono i lavori e quali sono le ragioni dei ritardi ci pare evidente. Stiamo parlando di una linea fondamentale per le valli di Lanzo e che, una volta completata, oltre a servire pendolari e studenti, avrà significative ricadute turistiche. È davvero incomprensibile che la Regione Piemonte non ritenga di doversi pronunciare sulle tempistiche e non accetti di confrontarsi con gli utenti della linea, che da tempo chiedono correttivi ai cronici disservizi in particolare dei bus sostitutivi da Cirié e Caselle».
Una notizia che preoccupa l’Osservatorio sulla Torino Ceres
Nei giorni l’assessore regionale Gabusi ha rilasciato una dichiarazione secondo cui la fine dei lavori di sistemazione della linea slitterebbe a metà 2023 e dunque la riapertura non sarebbe praticabile prima di inizio 2024. Esattamente dodici mesi dopo il termine che era stato indicato fino a non molto tempo fa.
C’è amarezza da parte dell’Osservatorio sulla Torino-Ceres: “Quello che dispiace molto, davanti a una informazione di questa portata e - se confermata - alle sue conseguenze, è che sia stata “buttata” in mezzo a tante altre dichiarazioni come un aspetto marginale”.
“Crediamo che il nostro territorio meriti più rispetto, in particolare verso le centinaia di cittadini che ogni giorno si devono arrabattare con mezzi privati o con l’estenuante gimkana di trasbordi, bus inadeguati o sovraffollati, tempi di percorrenza lunghissimi, code e traffico per poter raggiungere il luogo di lavoro e di studio, e che aspettano con desiderio solo che la Torino-Ceres riprenda pienamente a funzionare”.
Quello dell’assessore sarebbe un atteggiamento inaccettabile: “Non basta buttare una dichiarazione alla stampa. Bisogna avere il coraggio di spiegarla ufficialmente, in modo chiaro e convincente. Se dobbiamo avere pazienza, grande quanto quella che abbiamo avuto finora, per sopportare un intero anno in più di ritardo e di disagi, pretendiamo che la Regione o chi per essa venga sul territorio a spiegarci e giustificarci questo ritardo. Oppure che lo smentisca e ci racconti con esattezza a che punto sono i lavori e che tempistiche dobbiamo aspettarci.
E nello stesso modo è nostro diritto chiedere che, se dobbiamo subire ancora mesi in queste condizioni, ci si ritrovi attorno a un tavolo per valutare dei correttivi e dei miglioramenti ai collegamenti tra Torino e la provincia. A cominciare dai cronici disservizi delle linee bus da Cirié e Caselle, al percorso della SF2, ai “buchi” delle corse ferroviarie in alcuni orari”.
L’Osservatorio, come sempre, resta in prima linea: “Siamo pronti a interpellare e sollecitare tutti i soggetti interessati, più e più volte se necessario, perché le nostre istanze vengano ascoltate e perché si riconosca al nostro territorio per intero la dignità di un interlocutore, che non può accettare di subire scelte più grandi senza provare a capirle e a
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