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15 Febbraio 2022 - 11:51
Giuseppe Lozito, presidente del consiglio comunale e Davide D’Agostino, capogruppo del Centrodestra
CIRIÈ. Uno scontro senza precedenti quello di lunedì scorso a Palazzo D’Oria, in occasione dell’ultima seduta di consiglio comunale. Durante la serata, mentre si discuteva il regolamento per l’applicazione del canone di concessione per gli spazi pubblici destinati ai mercati, si è tornato a parlare delle commissioni consiliari e delle loro presidenze. Un tema caldo che negli ultimi mesi è stato terreno di scontro continuo tra maggioranza e opposizione. Quest’ultime avevano deciso, in polemica per l’imposizione del nome di Giuseppe Lozito come presidente del consiglio comunale, di rinunciare a tutte le presidenze delle commissioni e di prendere parte alle sedute esclusivamente (o quasi) come semplici uditori. Tutto perché la maggioranza aveva “offerto” solo due presidenze alla minoranza, mentre l’opposizione ne aveva chieste tre per ricomporre la ferita della presidenza andata a Lozito. Un muro contro muro che ha impedito di impostare qualsiasi tipo di confronto.
Si è visto, appunto, lunedì sera. Mentre l’assessore Alessandro Pugliesi spiegava che il nuovo regolamento - con il quale si uniscono la “vecchia” Tosap e la Tari a carico degli ambulanti del mercato - era già stato discusso in commissione con diverse modifiche proposte proprio dai commissari. “Quindi o parli in commissione o non parli più? - ha ironizzato il consigliere del Movimento 5 Stelle Franco Silvestro -. E io che avevo capito che in consiglio si potesse anche discutere...”.
Ci ha pensato il leader del Centrodestra Davide D’Agostino a rincarare la dose. “Le commissioni sono in fase di stallo per la scelta che avete fatto di imporre la vostra visione sulla presidenza - ha detto -. Noi veniamo in commissione, ascoltiamo, ma rimane una situazione provvisoria, visto che al momento tutte le proposte fatte per risolvere questa crisi sono state respinte dalla maggioranza. Al momento le commissioni formalmente funzionano, ma non sono a pieno regime, sono precarie, non sono il terreno di confronto che dovrebbero essere. Ad esempio la documentazione arriva spesso in ritardo e le sedute non si calendarizzano insieme”. Affermazioni non apprezzate da Lozito, per il quale “affermare che le commissioni siano precare vuol dire andare un po’ oltre il seminato. Noi sappiamo che le commissioni sono propedeutiche al consiglio, certo è giusto concordare meglio la data di convocazione, ma non c’è nessun tipo di provvisorietà. Che l’opposizione ritenga che partecipare alle commissioni sia una formalità, a me dispiace. Ma è la vostra posizione”.
Concetti rimarcati dal sindaco Loredana Devietti che ha ricordato il carattere “deliberativo” delle commissioni, ultimamente convocate in tutta fretta per ottemperare alle scadenze legate a bilancio, documento unico di programmazione e atti collegati.
“Qui diciamo tutto e il contrario di tutto a seconda di come vogliamo che le cose appaiono - è subito intervenuto il consigliere dem Luca Capasso -. Giusto epr dirne una, le commissioni consiliari, al contrario di quel che dice il sindaco, non sono deliberanti. Non lo sono mai. Sono sedute propedeutiche al consiglio, al quale spetta la deliberazione. E nel quale si può anche discutere, fino a prova contraria. Siamo tutti stati eletti in modo legittimo, con un meccanismo democratico riconosciuto dalla legge. Se le nostre posizioni danno fastidio non importa, questo è il luogo della discussione e ognuno ha legittimamente la propria idea”.
È nei 10 minuti successivi che il consiglio si è totalmente surriscaldato e sono volati gli stracci, con uno scontro durissimo che ha visto per protagonisti Lozito e D’Agostino. Quest’ultimo ha posto una questione “di metodo” sulla conduzione dei lavori, approfittando del tempo riservatogli per la dichiarazione di voto sul regolamento in discussione. “Io, da presidente delle commissioni, ho sempre cercato di fare un passaggio informale con i commissari per dimostare un’apertura verso tutte le forze politiche - ha ricordato il numero uno del centrodestra -. Oggi invece la maggioranza stabilisce una data, la concorda internamente e poi ce la comunica..”. D’Agostino ha poi contrastato Lozito sulla “correttezza formale” delle commissioni. “Nessuno la eccepisce, infatti si tratta di un problema politico, non formale - ha rimarcato -. Ma se vogliamo far sì che siano veramente operative, bisogna lavorare perché siano realmente tali, altrimenti rimandiamo tutta la discussione al consiglio”. Il consigliere ha poi fatto la sua dichiarazione di voto, al termine del discorso.
Di lì, il finimondo. “Osserve che, tranne per le ultime tre parole, quella di D’Agostino non era affatto una dichiarazione di voto, ma solo un discorso sull’ordine dei lavori...”. In men che non si dica le voci si sono accavallate, con D’Agostino e Lozito a urlarsi contro da una parte all’altra del salone. E col presidente del consiglio che tentava di zittire il consigliere di minoranza. “Mi poteva interrompere prima, in qualsiasi momento aveva la facoltà di farlo! - ha gridato D’Agostino -. Io all’inizio del mio discorso ho detto che avrei parlato del metodo e non del merito, e lei mi ha lasciato parlare. Ora che si tiri fuori i sassolini dalle scarpe non lo accerto, è totalmente inopportuno!”.
“Non decide lei cosa è opportuno o meno - ha contro-gridato Lozito -. Le ho solo detto che la sua dichiarazione di voto dev’essere concernente al punto in votazione, mentre ha totalmente divagato se non per le ultime tre parole”.
D’Agostino non ci ha più visto: “E allora perché non mi ha interrotto prima?! È lei che deve gestire i lavori, se si va fuori strada interrompa! E visto che non l’ha fatto, non si lamenti a posteriori!”.
Lozito gliele ha giurate: “È l’ultima volta che le consento di interrompere, visto che non ha apprezzato la mia cortesia di lasciarle concludere il discorso”. E poi è arrivano perfino a chiedere di spegnere il microfono del consigliere...
Subito dopo è intervenuto il capogruppo di Più Ciriè Carlo Laziosi, che ha chiesto di non uscire più dal seminato e di discutere esclusivamente dei temi all’ordine del giorno (e andando quindi pure lui fuori tema, tanto che Lozito ha dovuto riprenderlo...).
La discussione si è poi tranquillizzata, con il capogruppo del Pd Federico Ferrara che ha rimarcato la volontà “di essere parte attiva del processo di sviluppo della nostra città” e con la capogruppo di Ciriè nel Cuore Domenica Calza che ha chiarito di non voler “più stare ad ascoltare divagazioni” e ha chiesto a tutto il consiglio di “stemperare i toni”.
Altre polemiche sono arrivate con la discussione della nota di aggiornamento al Documento Unico di Programmazione, con l’inserimento delle programmazioni legate al Pnrr e ai nuovi bandi che si sono aperti di recente a livello ministeriale, regionale e di città metropolitana.
D’Agostino ha richiesto una disamina puntuale di tutte le singole modifiche al documento, mentre l’assessore Pugliesi aveva a disposizione solamenti i singoli testi prima e dopo le modifiche. “Normalmente un lavoro che si fa in commissione...” ha sottolineato l’esponente di Centrodestra. Dopo alcuni minuti di confusione, per uscire dall’impasse, Pugliesi ha proposto di dare lettura integrale della parti da modificare e di quelle modificate.
“Se l’assessore non ha l’elenco delle modifiche ne prendo atto - ha chiosato D’Agostino - e per dignità del consiglio mi dichiaro disponibile a evitare tutta la lettura della documentazione, visto che mi sembra una situazione imbarazzante...”.
Lettura mastodontica evitata, si è proceduto all’approvazione.
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