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29 Ottobre 2021 - 20:49
Beppe Lozito, presidente del consiglio comunale
CIRIÈ. Preso a pesci in faccia. Massacrato. È un Beppe Lozito con le ossa rotte, frantumate in mille pezzettini, quello uscito lunedì scorso dalla prima rovente seduta di consiglio comunale del secondo mandato Devietti.
È dopo la dichiarazione d’intenti della capogruppo di “Ciriè nel Cuore” Domenica Calza che sono volati gli stracci, un vero e proprio fuoco incrociato ai danni di Lozito.
«La maggioranza propone il consigliere Giuseppe Lozito come presidente del consiglio, riteniamo sia la figura adatta» ha annunciato Calza, peraltro senza troppi giri di parole, neanche una vaga argomentazione sulla bontà della proposta. Dì lì, via al bombardamento. Un finimondo.
A partire lancia in resta è stata la minoranza al gran completo. Ma soprattutto gli esponenti del Partito Democratico, che Lozito l’hanno avuto come segretario di circolo fino al 2019, prima che tagliasse i ponti con i dem per accasarsi nel renziano “Italia Viva” e poi, come libero cittadino, nelle liste della Devietti. A “bullizzare” Lozito e l’intera amministrazione ci ha pensato, prima fra tutti, la consigliera Marta Vittone.
Nel suo lungo intervento, Vittone ha citato Norberto Bobbio e una delle sue definizioni di democrazia.
«Bobbio diceva che la democrazia è un metodo per prendere decisioni collettive e un gruppo si definisce democratico quando vengono applicate almeno queste due regole - ha esordito, prima di elencare le regole -. Tutti direttamente o indirettamente partecipano alla decisione e la decisione viene presa dopo una libera discussione a maggioranza. Ma la stessa democrazia può essere formale o sostanziale. Noi qui stasera stiamo per eleggere democraticamente il presidente del consiglio cittadino e la coalizione di tre liste civiche ,che con un pugno di voti di differenza ha vinto le elezioni, ha deciso autonomamente il nome del candidato alla presidenza comunicandolo in una formale riunione di capigruppo. Ci si sarebbe aspettata una reale concertazione sulla scelta del nome soprattutto perché da questo lato del consiglio comunale siedono di fatto il primo e il terzo partito della città. Invece no, si è scelto di comunicare il candidato in una capogruppo ignorando completamente la possibilità di un reale confronto. Ecco la differenza fra democrazia formale e sostanziale».
Vittone ha poi puntato il dito direttamente contro Beppe Lozito. «Non è una questione personale, è una questione politica, ma stiamo parlando di uno che fino ad un anno e mezzo fa era il segretario del nostro partito e pertanto questo nome è completamente irricevibile dal Pd - ha chiarito la consigliera -. La proposta di altri candidati avrebbe certamente incontrato la nostra disponibilità, per esempio nel primo mandato Devietti si è ampiamente enfatizzato il ruolo delle donne. Bene almeno due donne già presenti in quel mandato che hanno fatto un percorso di 5 anni, già civiche, ricandidate civiche sono state rielette, perché ignorare completamente la possibilità di proporre una di loro? Oppure un giovane, il consigliere più giovane siede sui banchi della maggioranza ed ha avuto un consenso eccezionale. Noi stessi abbiamo candidato un sindaco non ancora trentenne, noi stessi abbiamo fatto una lista composta almeno per metà di candidati under 30. Il presidente deve essere garante di tutto il consiglio quindi la sua nomina dovrebbe essere il più possibile condivisa da tutti, questa è la democrazia sostanziale invece si sceglie, permettetemi, con una immotivata arroganza, di applicare una mera democrazia formale. Nessun dialogo, nessuna condivisione, nessuna concertazione. Ora siccome Beppe Lozito è persona intelligente sarà sicuramente d’accordo con noi che il suo nome è irricevibile dal Partito Democratico e quindi ci affidiamo alla sua sensibilità politica perché ritiri la disponibilità alla candidatura».
Il ritiro della candidatura, ovviamente, non è mai arrivato.
Gli stessi concetti sono stati ribaditi durante la seduta dal capogruppo Federico Ferrara, che ha criticato il modus operandi della giunta: «Siamo arrivati ad una capigruppo in cui la scelta del presidente era già stata fatta, non c’è stato nemmeno un passaggio di Lozito con i gruppi consiliari per ragionare insieme». Una situzione incendiaria, tanto che Ferrara ha annunciato che la minoranza avrebbe rinunciato alla vice presidenza del consiglio e non avrebbe più partecipato alle conferenze dei capigruppo.
Ma le stilettate non sono arrivate solo da sinistra, bensì pure da destra. Il capogruppo del “Centrodestra-Insieme per la Città” Davide D’Agostino, infatti, non le ha mandate a dire... «Vedere una persona che fino al 2019 era segretario del Pd spuntare in maggioranza e poi diventare presidente del consiglio, beh diciamo che lascia qualche perplessità - ha ironizzato D’Agostino, che poi si è fatto più serio -. La scelta della maggioranza di nominare chi ha fatto un percorso di questo tipo, che premia fra tutti proprio chi ha fatto dei passaggi così radicali da un fronte all’altro, come se nulla fosse, per noi è un insulto. Un insulto a chi crede che sia un orgoglio far parte dei partiti, a chi non si vergogna delle proprie idee e le porta avanti con tutti i suoi limiti in un territorio come il nostro che guarda prima di tutto alle persone, ma nel quale le idee sono fondamentali. Per me vedere premiato Lozito è un affronto».
A rimarcare il concetto anche Franco Silvestro, capogruppo del Movimento 5 Stelle-Nuova Ciriè. «Nella consiliatura precedente, di cui questa è continuazione, abbiamo assistito allo svuotamento del ruolo del consiglio - è intervenuto -. Molto spesso abbiamo visto che il confronto risultava impossibile e alla fine c’era un voto e basta. Nessun reale confronto. Da questo punto di vista non ho recepito in modo positivo l’imposizione del nome di Lozito come presidente. Ci sono approcci diversi per giungere ad una scelta. Voi avete virato sull’approccio del “vogliamo questo, arrangiatevi”. Mentre potevate, ad esempio, proporre alcuni nomi e avremmo ragionato insieme. Ci avreste coinvolti nella decisione. Insomma non considero rappresentativa della centralità del consiglio la scelta del presidente avanzata dalla maggioranza».
A correre in difesa di Lozito, che ha preferito non intervenire fino alla sua nomina, è stata la prima cittadina Loredana Devietti. «Lozito è un consigliere eletto dai cittadini e non siede qui perché scelto da noi, ha condiviso un percorso ed è passato attraverso il voto degli elettori - ha risposto alle minoranze -. Per noi sarà un presidente competente, esperto e di garanzia. Il presidente non è scelto dalla maggioranza, viene proposto e poi votato dal consiglio. Non mi risulta che negli altri consiglio comunali o regionali venga indicato dalle minoranze. Mi sembra una pretesa quantomeno insolita».
Concetti ribaditi dalla capogruppo di “Ciriè nel Cuore”, che nel secondo intervento ha deciso di spendere qualche parola in più per sostenere la candidatura di Lozito. «È stato eletto democraticamente e saprà garantire il consiglio comunale - ha detto -. La proposta non è venuta dal sindaco ma dalle tre civiche tanto vituperate da qualcuno. La maggioranza ha discusso e ha deciso di proporre il suo nome, nessuno l’ha imposto. Che per voi sia irricevibile, piuttosto, mi sembra un fatto abbastanza grave. Sappiamo benissimo che in questo consiglio siedono persone che hanno alle spalle un percorso lungo nei partiti e nell’amministrazione, ma ciascuno nella vita fa le proprie scelte e prende le proprie decisioni».
«Benissimo - ha ribattuto un secondo dopo Vittone -. Lei sostiene che Lozito sarà il presidente di tutti. Noi sosteniamo che il nome sia irricevibile da parte del Pd. Potremmo avere la nostra opinione?».
A quel punto ha preso parola anche Luca Capasso, che al momento presiedeva il consiglio in quanto “consigliere anziano”. Il consigliere dem ha citato la norma del Testo unico degli enti locali che prevede, per l’elezione del presidente del consiglio, che la prima votazione avvenga a maggioranza dei due terzi del parlamentino. «La legge è chiara, la prima votazione è con i due terzi proprio perché il presidente del consiglio dev’essere condiviso con le forze che siedono tra i banchi dell’opposizione - ha spiegato -.
Negli scorsi mandato si è sempre cercato di scegliere una figura la più condivisa possibile. Su Lozito, persona che conosco da anni e che stimo, non c’è nemmeno stata la volontà da parte della maggioranza di fare una verifica sul suo nome. Si potevano fare un percorso e una scelta di condivisione per votare il presidente all’unanimità, purtroppo non si è fatto. Non è il migliore degli avvii per chi vuole cercare il dialogo. Avreste potuto fare una scelta guardando meno ai vostri equilibri interni e più agli equilibri del consiglio comunale».
Alla prima votazione undici preferenze sono andate a Lozito. Le altre sei schede erano tre nulle e tre bianche. Alla seconda votazione, nella quale serviva la sola maggioranza assoluta, ovvero nove voti, undici preferenze sono andate a Lozito, una a Domenica Calza e le altre cinque bianche. Lozito eletto presidente del consiglio. Si è poi proceduto con le votazioni per il presidente del consiglio. Alla prima dodici schede bianche, tre nulle, una per Silvestro e una per Capasso. Parità, quindi. Al secondo voto tre nulle, otto bianche e sei voti per Capasso, eletto vice presidente. «Ma non accetto minimamente questo ruolo - si è subito affrettato a chiarire - Questa sera non bloccherò i lavori del consiglio, ma nelle sedi opportune vedremo cosa fare».
A votazione conclusa, il neo eletto presidente del consiglio comunale Beppe Lozito ha finalmente preso la parola. Con un discorso che peraltro, al di là delle polemiche, lascia ben sperare sulla qualità della sua presidenza nei prossimi 5 anni.
«Per me questo è un momento di grande emozione, ho grande consapevolezza della responsabilità di questo ruolo - ha esordito -. Ringrazio i consiglieri che hanno posto fiducia nei miei confronti e, senza ipocrisia, ringrazio anche chi non ha ritenuto opportuno votarmi per ovvi e naturali motivi di natura politica. Sono trascorsi 24 anni dal mio primo consiglio comunale ma per me è sempre come fosse la prima volta. Sono entrato in aula in punta di piedi, al fianco di colleghi con grande esperienza e non posso che ricordare con tristezza l’amico Paolo Ballesio che, insieme ad altri, mi guidò nella comprensione del funzionamento della macchina amministrativa con disponibilità, pacatezza e competenza. Assumo questo incarico con onore e con spirito di servizio, e mi porto dietro il bagaglio di esperienze di questi anni. Il mio primo augurio di buon lavoro va ai consiglieri Castagna, Laziosi, Milone e Palermo, che per la prima volta siedono su questi banchi. L’aula mette un po’ di soggezione ma non ci si deve fare intimorire. Ognuno di noi porta con sé la fiducia data dagli elettori, persone che ci hanno ritenuti capaci di poterli rappresentare. Viviamo un momento di profonda crisi nella partecipazione alla vita pubblica e questa tornata ci ha messi di fronte alla realtà. Il dato dell’astensionismo è preoccupante, soprattutto per le elezioni dei sindaci, più vicini alla quotidianità dei cittadini. Questo è un tema di cui ognuno deve sentirsi responsabile. Dobbiamo trovare insieme forme di coinvolgimento e partecipazione per consentire ai cittadini di interessarsi alla vita amministrativa della città. Non dobbiamo rinchiuderci nel palazzo ma cercare ognuno di avvicinare i cittadini alle istituzioni. Dobbiamo distinguere la passione politica dal rispetto delle istituzioni, perché attraverso il nostro comportamento ne legittimiamo importanza e sfatiamo quell’idea ormai sempre più presente che la politica sia il luogo in cui si discute tanto e si decide poco. Ritengo che il ruolo che mi accingo a ricoprire debba essere un ruolo di garanzia per ogni singolo consigliere. In questi anni ho cercato sempre di essere aperto al confronto e all’ascolto e mi auguro di svolgere al meglio il mio ruolo per far sentire tutti garantiti. Chi ricoprire questo incarico ha l’obbligo di mettere da parte la propria appartenenza. I nostri cittadini ci hanno voluto concedere il privilegio di rappresentarli e noi, nei prossimi 5 anni, abbiamo la responsabilità di fare tutto ciò che è nella nostra capacità per il bene e la crescita della città».
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