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CIRIÈ. Sei giovani afghani di Kabul sono stati accolti dalla città

CIRIÈ. Sei giovani afghani di Kabul sono stati accolti dalla città

I sei giovani aghani a colloquio con il sindaco Loredana Devietti

Ciriè accogliente, Ciriè solidale, Ciriè inclusiva. Ciriè, come anticipato nelle scorse settimane, ha dato risposta all’emergenza umanitaria dell’Afghanistan.

Giovedì sono arrivati nella città dei D’Oria sei giovani cittadini di Kabul, di varie etnie, nell’ambito del progetto di accoglienza “Gr.Ab” gestito dalle cooperative “Dalla Stessa Parte” e "StranaIdea" per conto del consorzio Cis e in collaborazione con l’Amministrazione comunale, soggetti che hanno risposto immediatamente agli appelli della Prefettura di Torino e del Servizio Centrale SAI del Ministero dell’Interno, manifestando la propria disponibilità ad accogliere la propria parte di cittadini afgani evacuati.

I giovani di Kabul, provenienti dal centro della Croce Rossa Italiana di Settimo Torinese, hanno preso casa negli alloggi di via Gazzera.  Il furgone delle cooperative ha trasportato Hamdullah, Mustafa, Hammidullah, Abdul Hamid, Abdul Karim e Abdullah, accolti a Ciriè  dal sindaco Loredana Devietti, e dalle responsabili di progetto Marta Bernardi e Antonella Enrici Vaion, per le pratiche burocratiche di rito e per la prima conoscenza del progetto e della città.

«Curiosi, interessati, finalmente rasserenati dopo settimane molto difficili e faticose, profondamente riconoscenti all’Italia, i sei ragazzi (tutti diplomati e che parlano inglese), hanno ricevuto il saluto di benvenuto dell’amministrazione Comunale, e poi sono stati accompagnati nei luoghi significativi per la loro permanenza: il Palazzo Comunale, la farmacia, la stazione dei treni, la piazza centrale, la sede dei Carabinieri - racconta Gianluca Bruna, portavoce delle cooperative -.  Perché l’accoglienza è nulla senza l’integrazione. Per questo motivo le cooperative metteranno in atto ogni azione necessaria e utile affinché le persone si inseriscano con autonomia nella comunità locale, con soddisfazione loro e della cittadinanza».

Il progetto fornirà formazione linguistica e professionale, integrazione sociale e lavorativa, accompagnamento alla “cittadinanza attiva”, supporto nelle incombenze logistiche della vita in Italia. I sei rifugiati saranno seguiti da un’equipe multiprofessionale costituita da educatori, psicologi, mediatori culturali, tutor occupazionali, assistenti sociali.

«È in questo “accompagnamento” professionale e multifattoriale finalizzato all’autonomia delle persone che si gioca il successo dell’accoglienza e del modo di operare di Gr.Ab. - conclude Bruna -. Le abitazioni sono vere “case”, luoghi dove si possa (anche temporaneamente) “riposare il cuore e costruire nuovi ricordi”; il lavoro è cercato e proposto “su misura” dopo aver capito aspettative, desideri e competenze, e questi desideri e competenze averli adattati e rinforzati per essere adeguati al nuovo contesto; le relazioni con la comunità sono pazientemente costruite, a partire da (piccoli) momenti condivisi di dialogo e attività comune; i diritti e doveri di cittadinanza (i servizi e i benefici di cui si può godere; gli obblighi e i comportamenti, anche culturali, a cui si deve ottemperare) sono presentati, spiegati, fatti vivere per essere assimilati e condivisi. Perché solo così si costruisce integrazione, non si fa pura e semplice “gestione dell’emergenza”».

Già nei giorni scorsi altri afghani sono stati accolti nelle Valli di Lanzo, a Germagnano, sempre nell’ambito del progetto seguito da Dalla Stessa Parte e StranaIdea.

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