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CIRIÈ. Un carabiniere è sempre in servizio, addio al maresciallo Carbone

CIRIÈ. Un carabiniere è sempre in servizio, addio al maresciallo Carbone

Antonio Carbone

CIRIÈ. “Un carabiniere è sempre in servizio”. Ogni carabiniere lo impara nei primi giorni in cui entra in servizio. E Antonio Carbone lo sapeva perfettamente. E se oggi non c’è più, stroncato da un malore dopo una accesa discussione in spiaggia, nella sua Paola, ridente cittadina in provincia di Cosenza, è proprio perché era “carabiniere nell’anima, a tutto tondo”.  Lunedì 16 agosto, nel suo secondo giorno di vacanza, la discussione con un gruppo di residenti, che stavano gettando dei rifiuti nel mare. Più precisamente una sigaretta e un fazzoletto. Un gesto che lo ha mandato su tutte le furie. Di qui il un litigio ancora più acceso, con un 28enne di Cosenza che lo ha persino minacciato, anche di morte. Minacce e aggressioni portate avanti in presenza del padre, che era vicino al giovane. Poi il malore e la morte, nonostante i tentativi di soccorso dei bagnini prima e del personale sanitario 118 poi, arrivati addirittura con l’elisoccorso. Una morte sotto gli occhi del fratello Vincenzo e della moglie Graziella. Aveva solo 56 anni. Carbone era attualmente in servizio alla tenenza di Ciriè - arrivato due anni prima - dopo anni in cui aveva comandato le stazioni di Lanzo Torinese e Chialamberto, oltre ad aver prestato servizio anche a Venaria Reale. "È morto nell'esercizio delle sue funzioni. Era in vacanza da appena un giorno e voleva solo difendere il mare di Paola dall'ignoranza violenta e barbara di un clan di bagnanti calabresi che invece lo stava distruggendo. Un gesto da poco, un gesto banale, chiedere con gentilezza di non buttare rifiuti in mare. Ma l’ignoranza violenta e la protervia minacciosa hanno avuto la meglio. Alla fine di un violentissimo assalto verbale da parte del clan, a cui lui non ha potuto opporre alcuna resistenza, il suo cuore non ha retto”, scrive su Facebook il fratello Vincenzo. Il maresciallo Antonio Carbone lascia la moglie Graziella, i figli Mattia, Andrea e Valentina. Intanto, la procura di Cosenza ha indagato il 28enne per la morte del maresciallo: per lui le accuse sono di minacce, con l'aggravante della morte della vittima in conseguenza del reato. A lui gli agenti del commissariato di polizia sono arrivati grazie ad alcune testimonianze e alle telecamere di sorveglianza presenti in spiaggia.
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