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08 Giugno 2021 - 16:49
L'intitolazione del salone consiliare di Palazzo D'Oria a Gian Paolo Brizio
Adesso è ufficiale. Mercoledì scorso l’Amministrazione comunale ha intitolato a Gian Paolo Brizio, ex sindaco di Ciriè e presidente della Regione Piemonte, il salone consiliare di Palazzo D’Oria.
La cerimonia si è tenuta al termine dei festeggiamenti per il 2 giugno, alla presenza dei familiari e degli ex sindaci della città dei D’Oria Francesco Brizio (figlio di Gian Paolo), Luigi Chiappero, Aldo Buratto, Giuseppe Novero e Giacomo Vaccarino.
«Saluto e ringrazio la famiglia Brizio che oggi è qui con noi, con la quale abbiamo condiviso percorso e scelte, e ringrazio anche in modo particolare i già sindaci della città di Ciriè che oggi ci hanno fatto il piacere di essere qui e che rappresentano idealmente i tanti amministratori ciriacesi che in questa sala si sono succeduti - ha preso parola Loredana Devietti -. Porto anche il saluto del Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio che oggi non è riuscito ad essere qui per concomitanti impegni istituzionali per la Festa della Repubblica ma che si unisce a noi nella memoria di Gian Paolo Brizio, sottolineando il suo impegno politico sovra comunale e la forte appartenenza della città di Cirié alla storia, alla cultura e alla comunità piemontese».
Gian Paolo Brizio ricoprì diversi incarichi,fu Consigliere provinciale e regionale, esponente di rilievo della Democrazia Cristiana, Assessore regionale e Presidente della Regione Piemonte.
«Ma fu soprattutto il sindaco di Cirié e, se me lo concedete, è così che vorrei ricordarlo principalmente oggi - ha proseguito Devietti -. Qui il Dottor Brizio ha indossato la stessa fascia tricolore che io porto oggi, qui ha guidato numerosissimi Consigli Comunali, qui si è battuto per la crescita e lo sviluppo della sua Ciriè ed è qui che ancora oggi vengono discusse tematiche e progetti che portano nelle radici la sua impronta».
Proprio in questi giorni a Palazzo D’Oria sono in fase di completamento i lavori di restauro che riguardano sia gli interni sia gli esterni del nostro splendido Palazzo D’Oria.
La Biblioteca Storica è già stata riportata a nuova vita, così come le sale dell’ex anagrafe dove è stato rinvenuto un pregevole affresco. Anche l’annesso atrio è in fase di restauro e i lavori di ripristino ci stanno regalando nuove, gradite sorprese.
«Abbiamo atteso che venisse completato anche il restauro del piano terra di Palazzo D’Oria, e in particolare dell’atrio della Sala Consiliare, perché volevamo che la cerimonia di intitolazione avvenisse in un contesto riqualificato e consono - ha rimarcato il sindaco -. Queste sale e questi spazi hanno visto il Dottor Gian Paolo Brizio lavorare, discutere e dedicare anima e corpo alla sua città, ed è giunto il momento che la sua città porti il suo nome in una delle sedi più importanti della vita politica e sociale cittadina».
La scelta di intitolare il salone consiliare il 2 giugno non è stata casuale. «È la festa della Costituzione e dei nostri padri fondatori, uomini e donne di altissimo valore morale che seppero gettare le basi per ricostruire la nostra patria, dopo il ventennio fascista e dopo la seconda guerra mondiale - ha rimarcato Devietti -. Intellettuali, politici, imprenditori, filosofi o semplici patrioti a cui ancora oggi – anzi, ancora di più oggi – dobbiamo guardare con ammirazione e stima. Il sindaco Gian Paolo Brizio aveva quella fibra, faceva parte di quella stirpe di uomini di profonda rettitudine, tenacia, impegno. Il suo modo di fare politica, di trattare con le persone, di cercare la mediazione al di là di ogni possibile difficoltà, per arrivare sempre e comunque al bene pubblico, hanno segnato un’epoca, diventando la sua cifra, il suo riconoscibilissimo stile».
«Brizio ha portato in dote nella nostra città conoscenza e virtù applicate all’attività amministrativa, alla programmazione economica, alla pianificazione urbanistica, sua è l’idea iniziale della “città dei servizi”, sua la visione di una Cirié dinamica, pronta ad accogliere, a trasformarsi da semplice paese di provincia in città a tutti gli effetti. Dobbiamo molto, tutti noi, al Sindaco Gian Paolo Brizio – come politici, come cittadini, come ciriacesi – e la targa che porta il suo nome e che indicherà da oggi la Sala Consiliare sarà per tutti noi un monito, un simbolo indelebile di quella politica che ha nel cuore solo l’interesse del cittadino, della propria terra, della propria Patria. Cirié ha una sua profonda identità e guarda al futuro. Ma sa bene dove sono le sue radici e oggi, questa intitolazione, ne è la dimostrazione».
Dopo Devietti ha preso parola Guido Bili, presidente del consiglio comunale, che fu tra gli “allievi” di Brizio ai tempi della Democrazia Cristiana. Proprio Bili si è occupato di seguire la procedura per l’intitolazione. «Brizio è stato un vero servitore delle istituzioni - ha preso parola -. Ha ricoperto i ruoli di sindaco, di consigliere provinciale, di consigliere e assessore regionale, di presidente della Regione. Per me questo è un giorno di grande commozione».
Bili ha spiegato di ritenere «doveroso» ricordare Brizio in quanto una «figura esemplare, che a sindaco diede un impulso di rinnovamento alla città, rendendo Ciriè città dei servizi e città per tutti, riaffermando il suo ruolo di riferimento per tutto il territorio».
Della sua Ciriè non si dimenticò mai, neanche quando ottenne i suoi incarichi più prestigiosi in Regione e nel partito. «Con il suo rigore morale, la competenza e la capacità di mediazione politica seppe conquistare la stima di tutti gli interlocutori - ha aggiunto -. Brizio era legato a Carlo Donat Cattin e a Ciriè tra gli anni ‘60 e ‘60 cercò di concretizzare i suoi ideali trasferendoli nella nostra città, facendola diventare un laboratorio in tema di programmazione e di alleanze. Fu un maestro di vita per molti giovani ciriacesi, io fui uno di questi. Viveva la politica come dovere e servizio per la città, era un uomo mite e paziente che sapeva ascoltare persone e istanze, che sapeva dialogare. Lo ricordo estremamente fermo nel difendere le proprie convinzioni e le proprie scelte, contrarie al fascismo e al comunismo. Ma seppe sempre rispettare gli avversari politici, con i quali mantenne un dialogo costruttivo. Mi piace ricordare il suo modo di lavorare, con grande spirito di squadra, dando fiducia ma seguendo sempre con dedizione noi giovani. Era appassionato e infaticabile, con una cultura manageriale, e gestiva il bilancio comunale senza sovraccaricarlo di debiti. Fu lungimirante nell’individuare un progetto di crescita armonica che portò Ciriè a diventare la città dei servizi, lavorando su scuole, sanità, trasporti, sociale, salvaguardia del piccolo commercio, accoglienza e integrazione. Rese Ciriè non un dormitorio, ma un centro di sviluppo. La sua visione è il patrimonio che ci ha permesso di essere quello che siamo oggi».
L’ex sindaco Francesco Brizio ha poi preso parola per ringraziare l’Amministrazione. «Mio padre è stato un uomo pubblico per tutti ma per me era un papà, un riferimento per tutta la famiglia - ha detto Brizio -. Di lui ricordo la grande empatia e la capacità di relazionarsi con le altre persone, erano un po’ il suo modo di porsi anche e soprattutto in politica, lì dove cercava di costruire e coinvolgere gli altri. Non è mai stato un uomo solo al comando. Ha vissuto una stagione, la propria, con responsabilità e impegno, cercando di costruire il futuro insieme a tanti amici. Aveva una visione politica di lungo respiro, la capacità di guardare oltre l’orizzonte che abbiamo di fronte, intuendo le possibilità di sviluppo per la comunità. Un percorso nel quale è sempre stato coerente. Oggi la coerenza non è un grande valore, in politica, ma per mio padre lo era. Lui sapeva che a volte era meglio sbagliare insieme che avere ragione da soli. Per me, che oggi sono un padre, è stato un esempio molto importante».
In conclusione alcune parole che sembravano un po’ un messaggio alla Devietti in vista delle elezioni. Parole simili a quelle dette in occasione di un’intervista su questo giornale...
«Oggi come allora è importante coinvolgere le risorse migliori nell’impegno politico, perché le comunità crescono solo con l’impegno di tutte le persone che si mettono in gioco, che dedicano il proprio tempo alla collettività».
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