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CIRIÈ. Tra via Vittorio e Piano Regolatore, Pugliesi: "Stiamo scrivendo il futuro della città"

CIRIÈ. Tra via Vittorio e Piano Regolatore, Pugliesi: "Stiamo scrivendo il futuro della città"

L'assessore al Bilancio Alessandro Pugliesi

CIRIÈ. Da tre lustri Alessandro Pugliesi, 48 anni, dirigente d’azienda, è il braccio destro di Loredana Devietti. In minoranza nel primo mandato di Brizio, proprio al franco della capogruppo Devietti, nel secondo ricopre il ruolo di assessore con la casacca dell’Udc, che dall’opposizione passa a far parte della maggioranza.  Nel 2015 la “cacciata” dalla giunta: mentre Devietti lavora alla formazione della squadra con la quale candidarsi a sindaco, Pugliesi dichiara pubblicamente il suo sostegno all’amica dell’Udc. Eterna fedeltà, insomma. Brizio non può fare altro che prenderne atto e decide di silurare l’assessore togliendogli le deleghe. L’anno successivo  arrivano le elezioni. Come ben sappiamo le vince Devietti, che sceglie proprio Pugliesi come suo assessore, affidandogli le deleghe ad Urbanistica, Edilizia pubblica e privata, Ambiente e  Attività Produttive  (Commercio, Industria, Artigianato).

Pugliesi, il “cambiamento” di cui parlavate in campagna elettorale è avvenuto?

Sì, soprattutto nel modo di approcciarsi con la cittadinanza. Ciò che ci ha più contraddistinti è stata forse la nostra capacità di ascolto. Nel mio caso sulle varianti al Piano Regolatore, passate attraverso la raccolta  di esigenze e opinioni della popolazione, e più in generale con gli incontri nei borghi e nelle frazioni.

Un cambio di passo c’è stato anche riguardo agli uffici comunali, con l’importante riorganizzazione dell’area tecnica e la forse valorizzazione delle nostre risorse interne.

Lei è stato in giunta sia con Brizio sia con Devietti. Cosa differenzia, secondo lei, questi due sindaci?

Loredana si caratterizza particolarmente per la passione con cui fa le cose, questo  traspare e coinvolge tutti quelli che lavorano con lei. Mentre Francesco era sicuramente più metodico e ragionieristico.

Con quale dei due si è trovato meglio a lavorare?

Con entrambi, devo dire. Di Brizio ho apprezzato la grande esperienza politica e la capacità di delegare, dando fiducia agli assessori e permettendogli di fare molte cose senza ingerenza.  Mancava però forse una visione d’insieme, d’altronde ero anche espressione di un gruppo minoritario in maggioranza. Oggi invece, con Loredana, siamo tutti coinvolti in un progetto comune senza divisioni di appartenenza politica, c’è una maggiore condivisione delle scelte e della costruzione della visione della nostra città. Questo ha dato forse anche più entusiasmo.

Qual è stato il momento più bello di questi 4 anni e mezzo?

Al di là della serata della vittoria? (sorride Ndr).

Sì, al di là della vittoria...

Veder partire il cantiere di via Vittorio, il progetto più importante che ho seguito insieme alle varianti del Piano Regolatore. Trasformare un lungo lavoro sulla carta in qualcosa di visibile, un cambiamento radicale del centro che lasceremo alla città, è motivo di grande soddisfazione.   

Può rimproverarsi per qualcosa?

Diciamo che c’è sempre troppo poco tempo per fare tutto ciò che uno vorrebbe, un percorso serio e costruttivo richiede molto più di 5 anni. Buona parte del primo mandato serve per impostare i progetti, poi si comincia ad attuarli. Forse avrei dovuto dare una  maggiore accelerata nella prima fase del mandato, ma non era cosa facile, soprattutto senza mettere mano alla macchina comunale. 

Tra le sue deleghe, quella all’Urbanistica. Come siete intervenuti sul Piano Regolatore? Quale direzione state dando alla città?

Avevamo impostato un percorso definitivo, che è cambiato nel corso del mandato per via della sentenza del Tar. Siamo riusciti comunque a completare due varianti parziali e oggi, finalmente, il Piano Regolatore è uno strumento che funziona e che consentirà ai cittadini e ai privati di sviluppare progetti e attività. 

Cosa manca?

Entro fine mandato tracceremo il profilo più alto di quella che sarà la visione della città, la sua vocazione, per i prossimi vent’anni. Sarà oggetto di una variante strutturale che interverrà sulla visione globale del Piano.

Quale sarà la vocazione della città?

È la domanda che ci stiamo ponendo anche noi. Negli anni ‘80 lo slogan era “Ciriè città dei servizi”, noi vorremo concludere il mandato caratterizzando la città con un nuovo “slogan” che faccia capire quale sia la nostra visione.

Ciriè città di...?

Stiamo ragionando insieme per dare una risposta.

Via Vittorio. È contento del lavoro avviato?

Sì, nonostante tutte le complessità di operare in una città che abbiamo scoperto ricca di amianto nel sottosuolo. Dal punto di vista estetico, questa è la via Vittorio che mi aspettavo. Posso dire che è stato un percorso di grandi mediazioni tra le esigenze del Comune, dei commercianti, di chi vive il centro. Un percorso dal quale abbiamo imparato molto. Sono assolutamente soddisfatto di lasciare alla città un’immagine diversa, più gradevole e attrattiva.

E adesso?

Ora procederemo con i prossimi lotti, l’esperienza fatta ci consentirà di proseguire con maggiore velocità. Abbiamo già completato la progettazione del secondo lotto, che va da via Sismonda a Loreto, e speriamo di portarlo a compimento entro maggio. Ci stiamo lavorando. Poi sarà la volta del terzo e ultimo lotto, da via Braccini a via Cavour, da portare a compimento a cavallo tra fine 2021 e inizio 2022.

Come mai non sono state abbattute le barriere architettoniche?

Nel passaggio da portico a portico sono state abbattute, dove è stato possibile anche da portico a via. Ma siccome la via è in pendenza e i portici seguono inclinazioni diverse, non sempre il dislivello permette di abbattere le barriere. Purtroppo non era possibile portare tutto in piano, era impensabile avere una strada a raso con i portici.

Ambiente. Quattro anni fa l’annuncio del milione per  proseguire la bonifica all’Ipca. Come mai non è ancora arrivato?

Con entusiasmo a inizio mandato siamo riusciti ad ottenere, grazie all’interlocuzione con il Ministero dell’Ambiente, queste risorse. Poi, purtroppo, ci siamo persi nella burocrazia dei cambi di governo e di ministri,  dei rimpalli tra Stato e Regione con lunghi carteggi.  Situazioni che lasciano l’amaro in bocca. Ora cercheremo di sbloccare la situazione, ma diciamo che la situazione politica nazionale non ci aiuta... Ma non è stata l’unica partita che abbiamo affrontato sul capitolo “ambiente”.

Di cosa si è occupato?

Abbiamo ad esempio lanciato la tariffazione puntuale dei rifiuti, un grande lascito alla città. Tanti temevano non potesse funzionare, invece sta dando grandi risultati in termini di raccolta differenziata. I cittadini hanno risposto positivamente e si stanno continuando ad elaborare ulteriori migliorie. È stato veramente un salto quantico dal punto di vista della gestione ambientale. Altra cosa importante è l’affidamento a Sia della gestione della raccolta dei rifiuti, valorizzando una società partecipata dal Comune con un affidamento in house. Una buona esperienza che sta dando i suoi risultati e che ha permesso di differenziare le attività di Sia.

In cosa è consistito il suo lavoro a sostegno delle attività produttive?

Ho collaborato, ad esempio, all’organizzazione delle manifestazioni, insieme al collega Fossati. Gli eventi sono fonte di attrazione utili ad aiutare il commercio.

E oltre alle manifestazioni?

Essendo Ciriè il riferimento del territorio per lo Sportello Unico delle Attività Produttive,  abbiamo portato avanti un lavoro per snellire la burocrazia, un lavoro di semplificazione.

Che voto darebbe a se stesso per il suo operato da assessore?

Credo di avere ottenuto un buon risultato, Mi darei un 8. Il mio obiettivo era portare a casa grandi progetti come via Vittorio, le varianti al Piano Regolatore, la tariffa puntuale, il trasferimento degli uffici a Ciriè 2000, la riorganizzazione dell’ufficio tecnico. Grandi progetti che hanno lasciato un’impronta strutturale alla città, un’impronta che va oltre a questo singolo mandato. Un lavoro magari con iter poco visibili, ma che comportano importanti risultati.

Con quale collega di giunta ha avuto maggiore affinità?

Sinceramente, con tutti. Dev’esserci stata una congiunzione astrale particolarmente favorevole! Ho avuto la fortuna di lavorare con un gruppo di persone appassionate e non vincolate politicamente, tutte quante allineate in termini di visione del futuro della città. Ho proprio percepito un approccio di squadra su qualsiasi decisione, senza screzi interni o fughe in avanti. Un caso molto fortunato, non sempre ripetibile.

Che voto darebbe ai consiglieri di minoranza?

Voti non ne do, ma sinceramente ho apprezzato molto il lavoro della minoranza. Tutti sufficienti, insomma, perché sono sempre stati di stimolo, chi con maggiore esperienza chi meno, sia per le loro idee sia per l’attenzione sulle modalità di lavoro e le tempistiche dei progetti. Nel corso dei mesi li ho visti anche crescere sulla qualità dei temi sollevati, si sono fatti trovare sempre più preparati, soprattutto i neofiti. Ben venga sempre una minoranza attiva, e lo dico io che consigliere di minoranza lo sono stato.

Col Pd c’è stato qualche scontro in più. Come mai?

In realtà i miei rapporti con il Pd si sono chiusi con la mia defenestrazione da assessore durante il secondo mandato di Brizio. Ci parliamo, certo, ma non abbiamo più avuto alcuna interlocuzione politica.

Quando faceva i complimenti alla minoranza, allora, non parlava del Pd... 

Il fatto è che si fa molta fatica a passare da forza di governo a forza di opposizione, non è per nulla facile. .

Pugliesi, si ricandiderà?

Ormai da 15 anni sono in politica, mi sento già un po’ un veterano. Sicuramente dovrà ricandidarsi Loredana, e un aiuto per lei ci sarà sempre.

Quindi, se il sindaco si ricandiderà, lei ci sarà?

Un aiuto si può dare in tanti modi.

Personalmente le piacerebbe continuare a fare l’assessore?

Quello dell’assessore è un lavoro molto gratificante e stimolante, per farlo bene bisogna dedicarci del tempo. L’unica cosa che potrebbe farmi decidere di non ricandidarmi sarebbe la valutazione di non riuscire a garantire l’impegno necessario in termini di tempi. Chiunque voglia candidarsi sappia che non è uno scherzo, amministrare Ciriè è quasi un lavoro che occupa a tempo pieno. Detto questo, è molto gratificante portare avanti grandi progetti con una macchina comunale molto rodata e fatta di persone valide che conosco e di cui ho stima e fiducia. .

Il gruppo Devietti dovrebbe aprire le porte ad altre forze politiche per possibili alleanze?

È un discorso complicato. Ho toccato con mano la fortuna di lavorare come lista civica senza vincoli politici, è stato molto bello, ma bisogna anche essere consapevoli che la politica è fatta anche di relazioni con vari livelli istituzionali.  Insomma, la formula civica ci ha permesso di lavorare liberamente e di cambiare tante cose, si potesse continuare con questa forma sarebbe il massimo, ma bisogna anche essere realisti cercando di lasciare le porta aperte. 

Crede sia più facile dialogare con il centrosinistra o con il centrodestra?

Dipende dalla visione di chi si propone. E poi... quale centrosinistra? E quale centrodestra? Al momento non mi pare siano connotati così chiaramente. Sicuramente sarà più facile dialogare con chi ha una mentalità liberale, moderata. È un po’ la mentalità  che abbiamo dimostrato di avere.

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