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CIRIÈ. Aborti a quota zero, tutti i ginecologi sono obiettori di coscienza?

CIRIÈ. Aborti a quota zero, tutti i ginecologi sono obiettori di coscienza?

La protesta di fronte all'ospedale di Ciriè

Nessun aborto a Ciriè, tutti i ginecologi sarebbero obiettori di coscienza.  La denuncia arriva dal gruppo di Potere al Popolo Ciriè-Valli di Lanzo e dall’associazione “La Rete delle donne” di San Maurizio, che hanno organizzato il volantinaggio nella giornata di lunedì 25 novembre di fronte all’ospedale di Ciriè. «Il 25 novembre, nella Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, abbiamo deciso di testimoniare in maniera diretta tutto il nostro dissenso verso qualsiasi forma di violenza di genere - spiegano -. La nostra presenza davanti all’ospedale di Ciriè intendeva denunciare proprio una violenza quotidiana che viene commessa contro tutte le donne».  L’anno scorso, in occasione del quarantennale della legge 194 del 1978 che ha legalizzato e disciplinato l’aborto, si è svolto a Torino il convegno “Maternità consapevole” in cui sono stati presentati i dati sui medici obiettori e sulle interruzioni volontarie di gravidanza in Piemonte per il 2017. «Il dato che riguarda più  da vicino il nostro territorio indica che nel 2017, così come nel 2016, il numero di interruzioni volontarie di gravidanza nell’ospedale di Ciriè era pari a zero - proseguono -. Quali saranno le cause di tale situazione? Proviamo a valutare le diverse ipotesi. Nelle Valli di Lanzo nessuna donna in un anno ha scelto di abortire? Le donne, per riservatezza, preferiscono eseguire l’operazione in altri ospedali? Una scelta organizzativa della struttura ospedaliera che indirizza le donne verso uno degli altri ospedali che compongono l’Asl To4? Tutte scuse verosimili che potranno essere usate quale giustificazione. La realtà dei dati, però, è diversa. A Ciriè non si effettuano aborti, perché non è possibile effettuarli. Perché tutti i ginecologi presenti sono obiettori di coscienza. Se così non fosse, invitiamo, chi di competenza a smentirci, fornendo i dati aggiornati che, al momento, non ci sono stati mostrati. Siamo consapevoli che il discorso  sull’aborto non si riduca solo all’obiezione di coscienza o meno, ma che sia fondamentale riconoscerne la dignità medica, in modo da garantire la salute fisica e psichica della donna. Tuttavia, riteniamo fondamentale che alcuni punti chiave siano rispettati. Ad esempio il decreto della giunta regionale che fornisce indicazioni precise affinché sia pienamente garantito l’accesso alle procedure per l’interruzione volontaria di gravidanza».

Secondo il comitato ciriacese di Potere al Popolo e l’associazione La Rete delle Donne «è necessario denunciare ogni tipo di violenza di genere che venga messa in atto, per questo riteniamo intollerabile che una decisione, se abortire o meno, che spetta solo ed esclusivamente ad una donna, possa essere presa da qualcun altro, privandola di un diritto fondamentale. Perché di questo stiamo parlando, non di difficoltà di accesso o scarsa attenzione, si tratta di impedire il godimento di un diritto sancito per legge dello Stato».

Il gruppo che si è occupato del volantinaggio non se ne starà con me mani in mano. Continuerà la sua campagna di sensibilizzazione sul tema, tramite un ciclo di incontri sul diritto al benessere della donna che partiranno il 24 gennaio. 

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