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07 Dicembre 2020 - 19:31
L’ordinanza “anti-accattonaggio” emessa dal sindaco Diego Marchetti nel giugno 2029 e poi ritirata costerà ai cittadini ciglianesi 8 mila euro. Tanto è stato speso dal primo cittadino, utilizzando fondi comunali, per difendersi in sede legale dalle accuse dell’associazione Avvocato di Strada, che aveva presentato ricorso al Presidente della Repubblica, reputando l’ordinanza stessa come “non umana e contro la legge”.
Il ricorso non è mai stato discusso, perché Marchetti decise di ritirare l’ordinanza. Le spese legali però ci sono state, e ora tocca ai ciglianesi farsene carico.
Se ne è parlato nel corso del Consiglio comunale del 30 novembre. Il consigliere di minoranza Flavio Ranalli ha infatti presentato una mozione per chiedere a Marchetti di farsi carico personalmente, e non usando soldi del Comune, di quanto è stato speso per controbattere al ricorso. Durante la seduta anche il consigliere indipendente Michele Campanella si è espresso in modo favorevole alla mozione: «Il sindaco ha comunicato di aver ritirato l’ordinanza in quanto l’accattonaggio è sparito dal paese in pochi giorni. Non è vero: il fenomeno in paese esiste ancora. Penso invece si sia trattato di una mossa di tutela personale per salvarsi dall’azione legale intrapresa dall’associazione Avvocato di Strada. L’ordinanza è servita solo a mettere a repentaglio la sicurezza delle forze dell’ordine. Da quel che so, alcuni agenti hanno avuto dei problemi a far rispettare la nuova regola».
Bruna Filippi di “Viviamo Insieme Cigliano”, ha dichiarato: «Le parole del sindaco non sono veritiere. Fino a poche settimane fa, quando il mercato si svolgeva regolarmente, la persona che era stata perseguitata dall’ordinanza era presente. Condivido le parole di Campanella, non è vero che a Cigliano l’accattonaggio non esiste più. Non ce n’è tanto, i bisognosi sono educati e civili ma sono comunque presenti. Mi associo quindi alla mozione di Ranalli».
Di diverso parere il consigliere di minoranza Livio Autino, che pur non schierandosi apertamente con il sindaco Marchetti, tenta di scorgerne le buone intenzioni: «Mi astengo dal voto della mozione - ha detto - per un altro motivo: voglio credere nella buona fede del sindaco nel cercare di risolvere un problema percepito dalla popolazione. Mi chiedo però dove è stato il sostegno di chi è pagato per supportare le scelte dell’Amministrazione: mi riferisco in particolare al segretario pro-tempore, che qualora avesse ravvisato quello che poi è successo, sarebbe dovuto intervenire per tutelare il sindaco e la cittadinanza, trovatisi a sostenere dei costi non necessari. Mi astengo ma sarei tentato di votare contrario, perché nel mio profondo ho anche un altro concetto: chi mette a disposizione il proprio tempo per la collettività non deve essere punito eccessivamente per qualche errore, specialmente se non suo o non volontario. Voglio credere nella buona fede di Marchetti».
Ranalli ha illustrato i motivi della mozione: «Il nocciolo della questione è che il sindaco ha emesso un’ordinanza senza alcuna necessità. Ci sono già già leggi dello Stato che garantiscono la popolazione dall’accattonaggio molesto; ciò che ha intrapreso Marchetti è stato del tutto inutile. Poteva soltanto pretendere dalle forze dell’ordine il rispetto delle regole già esistenti. Inoltre è stata spesa una cifra più che doppia di quanto si spende di solito in cause di questo tipo. I cittadini non devono pagare gli errori degli amministratori».
Marchetti ha replicato: «Prima di fare una ordinanza contingibile urgente sono obbligato a trasmetterla alla Prefettura. Se non viene dato parere contrario vuol dire che l’ordinanza è legittima. Io non faccio gli interessi di un partito politico, ma della popolazione; visto che la gente si lamentava dell’accattonaggio, ho ritenuto di fare questa ordinanza di cui non sono assolutamente pentito. Se si dovessero ripetere le stesse circostanze rifarei tutto uguale».
Con il voto contrario alla mozione di tutta la maggioranza, le spese legali sostenute ricadranno sulle spalle dei ciglianesi.
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