Terremoto all’Asl To4. Nei guai l’ex direttore generale (dal maggio del 2012 fino all’aprile del 2015)
Flavio Boraso che oggi guida l’Asl di Asti e che fino all'ottobre del 2020 ha guidato l'Asl To3.
Secondo la Procura di Torino avrebbe influito a “truccare”
un bando per la nomina a primario della compagna
Francesca Bisanti (anche lei indagata e difesa dall’avvocato Luca Paparozzi) poi nominata direttore responsabile di radiologia dell’Asl To4. Ma anche favorito, durante il suo incarico alla To3, un appalto per 57 milioni di euro all’Althea Spa,
amministrata da
Antonio Marino (difeso dall’avvocato Mario Almondo)
e specializzata nella vendita di apparecchi elettromedicali.
Le accuse vanno dalla turbativa d’asta alla “corruzione”.
Secondo l’indagine svolta dal nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di Finanza e coordinata dal pm
Gianfranco Colace,
Boraso (difeso dall’avvocato Vincenzo Enrichens) avrebbe poi anche ottenuto
da Marino in “regalo” un incarico da libero professionista per
Francesca Bisanti presso il Centro radiologico Polispecialistico.
Nel minuzioso racconto della Procura su come Bisanti avrebbe vinto il bando da primario si legge dell’interessamento dell’allora direttore sanitario
Mario Traina (anche lui indagato) membro della commissione giudicatrice. Per farla vincere avrebbe dichiarato una serie di cose false sull’attività prestata dalla candidata e
con
Boraso avrebbe poi scambiato una serie di “
messaggi contenenti valutazioni circa la prova della Bisanti immediatamente dopo il termine della prova stessa”.
Nel registro degli indagati anche un carabiniere all’epoca dei fatti, sposato con una dipendente della società Althea, che si sarebbe prodigato ad aiutare Boraso subito
dopo le prime perquisizioni della Finanzal spiegandogli come avrebbe dovuto rispondere agli interrogatori. E, infine un finanziere che all’epoca era
in servizio presso la direzione investigativa antimafia e che avrebbe avvertito
Antonio Marino su alcune sue conversazioni finite nell’indagine Platinum-Dia (a cui Marino è estraneo)
che porterà all’arresto di decine di persone legate al clan Agresta.
Le indagini del 2018
A maggio del 2018 la notizia di un’inchiesta su un appalto bandito dalla Asl3 (Rivoli, Susa, Pinerolo e Venaria). Due gli avvisi di garanzia, per turbativa d’asta, recapitati, su indicazione dei PM Enrica Gabetta e Gianfranco Colace, al direttore generale Franco Boraso e Antonio Marino rappresentante legale di Althea, società di apparecchiature biomediche.
Gli investigatori nutrivano dei dubbi sulle modalità con cui era stata applicata la nuova normativa del codice degli appalti nella parte in cui si prevede il partnerariato fra pubblico e privato.
Nei giorni successivi a Palazzo di Giustizia vengono ascoltate alcune persone informate dei fatti e tra queste
Lucia Mollica, una dirigente dell’Asl.
Il partenariato pubblico-privato consente a un’azienda di proporre agli enti pubblici dei progetti o degli acquisti ripartendosi i rischi. Nei primi mesi del 2018 l’Asl To3 aveva aggiudicato il bando per la concessione di servizi di risonanza magnetica per gli ospedali di Rivoli e Pinerolo e di Tac per quello di Venaria, compreso di personale, formazione e manutenzione. Base d’asta: più di 57 milioni di euro. L’unica società a farsi avanti era stata l’Althea con un ribasso dello 0,4 per cento circa.
I primi a nutrire dei dubbi sull’appalto in questione furono l’allora consigliere regionale
Gianpaolo Andrissi (M5S) e il Movimento lista civica per Collegno, che alcuni mesi prima aveva presentato un esposto alla Corte dei Conti.
Secondo gli esponenti della lista civica, nel caso di Collegno erano emerse delle “criticità” e
“valutazioni economiche che all’apparenza apparivano poco giustificate” ancora più se confrontate con “
altre realtà sanitarie piemontesi e nazionali”.
Finita qui?
Neanche per idea. Si aggiungono le polemiche divampate in Consiglio regionale in seguito ad un’interrogazione del grillino
Davide Bono su un’altra gara per l’acquisto di apparecchiature informatiche.
Anche in questo caso il dito era puntato sull’Asl To3 e sul direttore
Flavio Boraso.
“I vertici dell’azienda – aveva denunciato
Bono –
hanno effettuato una gara, con una sola ditta partecipante Venco Spa, per apparecchiature informatiche e servizi di gestione per 60 mesi per un totale di 6,3 milioni di euro. Il tutto con un prezzo doppio rispetto ad una gara del tutto analoga indetta precedentemente da SCR (Società di Committenza regionale) che vedeva aggregate diverse Aziende sanitarie (TO1, TO2, TO4, AOU Città della Salute e AO Mauriziano) nell’ottica di ottimizzare i costi. Le due gare pare abbiano gli stessi servizi: personale on site e servizio di pronta disponibilità. L’azienda diretta da Boraso parrebbe aver ignorato la gara e i prezzi SCR, preferendo procedere in solitaria…”.
“Grazie alla nostra interrogazione – aggiungeva Davide Bono –
l’ASL TO3 avrebbe però “constatato l’anomalia dei prezzi offerti dalla ditta”, per cui i Pc più performanti sarebbero costati di meno di quelli meno performanti. Senza però spiegare perché avrebbe comunque proceduto ad acquistare i pc meno performanti a prezzo più alto, avrebbe concordato con la Venco Spa una miglioria delle caratteristiche dei PC acquistati da 4 ad 8 Gb di memoria Ram. Una variazione che di certo non compensa i maggiori costi sostenuti e non giustifica un iter quanto meno paradossale….”.
Le indagini del 2013
Risalgono al dicembre del 2013 le notizie di un’indagine della Procura di Torino sull’acquisto della risonanza magnetica presso l’ospedale di Chivasso.

Nell’occhio del ciclone la gara d’appalto per il “service” vinta alla modica cifra di 11 milioni di euro dall’associazione temporanea di imprese – Ra.Se.Co e CDC di Torino. I dubbi degli inquirenti avrebbero fatto riferimento (il condizionale è d’obbligo) all’iter seguito nel bandire la gara, attraverso la federazione Sanitaria 2 diretta da Silvia Torrengo.
E che la Procura prima o poi volesse vederci chiaro su quegli 11 milioni di euro da “spalmare” in sette anni era chiaro.
Era normale che succedesse dato che il contratto di service oltre all’apparecchiatura prevedeva medici esterni, tecnici e amministrativi dedicati, ma sempre esterni, con il solo coordinamento interno del dottor
Giovanni Gatti, direttore della struttura di Radiodiagnostica di Chivasso.
S’aggiungevano i tempi brevi di una gara, troppo brevi considerando che a Chivasso una risonanza già c’era e con il vecchio contratto, portato avanti dal predecessore di Boraso, cioè Renzo Secreto, la ditta fornitrice, che era la stessa che si era aggiudicata quest’ultimo “service” avrebbe dovuto “regalare” gli apparecchi all’Asl che ne sarebbe divenuta la proprietaria a tutti gli effetti.
Domanda.... Perchè non si continuò a utilizzare la vecchia apparecchiatura, magari risistemata e aggiornata?
La risposta arrivò, al nostro giornale, diettamente da Flavio Boraso, stupito che tutti si fossero stupiti.
E raccontò di un’apparecchiatura in uso che aveva già 8 anni di vita e della necessità di una nuova risonanza magnetica, della carenza di personale specializzato per farla funzionare e dell’impossibilità ad assumere
3 medici, 4 tecnici e 4 amministrativi.
Inaugurazione risonanza magnetica a Chivasso