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CHIVASSO. Lo sportivo Fabio Rinaldi si è rimesso in gioco come mental coach

In foto Fabio Rinaldi e Beatrice Cappai
Lo sportivo Fabio Rinaldi si è rimesso in gioco da atleta a mental coach. Un percorso che è nato dalla passione che il montanarese Fabio ha da sempre nutrito per la corsa. In precedenza con le prime maratone da “puro” professionista ed oggi invece come “allenatore della mente” sempre con lo stesso “obiettivo”, ma con un ruolo ed una visione differente. Ed è stato proprio durante la serata dello scorso giovedì 15 settembre, presso il centro fitness B&C di Beatrice Cappai di Chivasso che ha raccontato di quanto la componente mentale sia fondamentale nel mondo dello sport. Una serata che è trascorsa velocemente, tra la narrazione di aneddoti personali, di testimonianze di vittorie, di sconfitte e di “giochi” pratici sul tema, che hanno permesso di far riflettere le tante persone presenti. “Sono partito dal raccontare un mio fallimento sportivo – commenta entusiasta lo sportivo Fabio Rinaldi – un fallimento che ora chiamo “esperienza” e questo per illustrare come il cervello influisce sulla performance sportiva e come l’innescarsi delle insicurezze, di dialoghi interni possano essere depotenzianti durante una gara, compromettendone il risultato. Il lavoro che si fa con un mental coach in primo luogo è quello di formare un obiettivo, è importante come lo si struttura perché è il primo passo per poterlo raggiungere. Da qui si lavora su ciò che ha impedito fin ora il raggiungimento, come credenze, convinzioni depotenzianti e perdita di motivazione”. Il mental coach infatti, è letteralmente parlando un allenatore della mente che contribuisce a trovare le capacità ” interiori” degli atleti non ancora affiorate e che sono utili per raggiungere gli obiettivi. “Dove indirizziamo il focus– continua ancora lo sportivo Fabio Rinaldi - durante una gara o nel quotidiano è fondamentale. Tra le cose che impediscono di ottenere buone performance sicuramente c’è l’ansia da prestazione. L’ansia si crea quando si inizia a pensare al futuro in maniera negativa. Il lavoro è quello di arrivare in gara preparati  e quindi pensare a tutto quello che potrebbe andare storto, ma con una proiezione di sé estremamente positiva. Perché se poniamo l’attenzione solo sulle negatività  - conclude Fabio Rinaldi - perderemmo la visione delle occasioni positive che si presenteranno, in quanto i pensieri positivi generano stati d’ animo positivi che generano azioni positive che generano risultati positivi”.  
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