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CHIVASSO. Infiltrazioni d'acqua all'alberghiero, scoppia la polemica

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“Questo è l’edificio di via Ajma a Chivasso, dove ha sede la scuola alberghiera. Mi chiedo se sia normale che la scuola sia in queste condizioni. Ma mi chiedo ancora di più se sia normale che Città Metropolina si accorga che la struttura ha bisogno di interventi solo ora che si parla del trasferimento di 4 classi del Liceo fino a lì […]. Qualcuno ha intenzione di risolvere la situazione?”. A postare questo messaggio su FB, con tanto di documentazione fotografica, è Bruno Prestia, consigliere comunale di opposizione della Città di Chivasso. Dalle sue parole si evince che, a fine settembre, gli alunni dell’alberghiero Ubertini sembrerebbero essersi ritrovati ad affrontare un inizio anno scolastico all’insegna del disagio, in una struttura non prettamente idonea agli standard di decoro e sicurezza che si sarebbero aspettati di trovare. Nel suo post, Prestia si rivolge giustamente alla Città Metropolitana. Entrando nel dettaglio della ripartizione di competenze, la Corte costituzionale chiarisce di fatto che - pur non essendo l’edilizia scolastica menzionata nell’articolo 117 della Costituzione – nella relativa disciplina “si intersecano più materie, quali il governo del territorio, l’energia e la protezione civile, tutte rientranti nella competenza concorrente”. Con riferimento alla realizzazione, fornitura e manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici, la Legge 23/1996 (art. 3) ha stabilito che, per sintetizzare, i comuni rispondono per le strutture delle scuole dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado, mentre le province per quelle di istruzione secondaria di secondo grado. Inoltre, la legge prevede che, nelle regioni a statuto ordinario come il Piemonte, le Città Metropolitane sostituiscano le province. Bisogna anche fare un’ulteriore premessa e porre l’accento sul fatto che, durante il periodo pandemico, sono stati fatti alcuni interventi alla legislatura sulla sicurezza nelle scuole riguardanti, come riporta il sito della Camera dei Deputati del Parlamento italiano, “la previsione di adozione di un piano straordinario per l'adeguamento alla normativa antincendio delle scuole, differendo al 31 dicembre 2022 il termine per l'adeguamento, un piano nazionale di interventi di efficientamento energetico, nonché la modifica della procedura per l'individuazione degli interventi da finanziare e le scuole a cui destinare le risorse. Inoltre, già nel 2018 erano state destinate risorse per l'edilizia scolastica ai comuni e alle province. E i fondi del PNRR? In virtù di quanto sopra riportato, tutti gli enti preposti dovrebbero quindi essere ‘un passo avanti’, in grado di far fronte alla realtà, analizzare l’aspetto sociale dei luoghi e dei territori per cui sono responsabili, per potenziarne i servizi, nonché prevenire o risolvere in modo rapido ed efficace eventuali problematicità. Siamo una società provata dal Covid, quel “nemico invisibile e senza volto”, apparso sul palcoscenico globale con uno script invasivo, mai visto prima, che ha messo in crisi le famiglie e le stesse istituzioni, soprattutto quella scolastica che, per un lungo periodo, ha dovuto arrangiarsi cercando di affermare la propria presenza esclusivamente ‘online’. Nonostante tutto i nostri ragazzi si sono distinti, hanno reagito e rispettato le ‘nuove regole’ che sono state loro imposte. In quest’era post-pandemica, ci si aspetterebbe quindi che le istituzioni garantiscano e siano pronte a far rientrare i ragazzi in una realtà, in un ambiente culturale e didattico in grado di rispecchiare una ‘nuova idea di ‘rinascita’ o, come lo chiamano i sociologi contemporanei, il ‘nuovo umanesimo del terzo millennio’. Evidentemente, queste risoluzioni sono ancora molto lontane e la situazione segnalata dal consigliere Bruno Prestia ne è la dimostrazione. Sentito sull’argomento, Prestia fa sapere che “sabato scorso, quando sono entrato nel comprensorio scolastico di via Ajma, sono rimasto esterrefatto nel vedere, proprio davanti ai miei occhi, l’acqua piovana che gocciolava dai soffitti. Inoltre, mi sono state mostrate foto di contatori un po’ malmessi, infiltrazioni e umidità sui muri, bagni inagibili. Un problema di comunicazione tra l’ente scolastico e l’ente della Città Metropolitana? – si domanda Prestia - “In ogni caso tutte queste cose dovrebbero essere monitorate, segnalate e risolte per tempo da ambo le parti”. Il consigliere racconta inoltre che “lo stupore è aumentato a seguito della dichiarazione fatta ai media dalla Greco, la consigliera della Città Metropolitana, ‘cercheremo di sistemare tutto’, ha detto, ed allora mi è venuto spontaneo chiedere come mai solo ora, in previsione del trasferimento di 4 classi del liceo Newton, si sono accorti che l’alberghiero versa in queste condizioni? Questa situazione mi fa letteralmente raccapricciare, tenendo conto che sono proprio loro a dover garantire la messa in sicurezza delle strutture”. In merito alla questione dei finanziamenti e del PNRR, Bruno Prestia commenta: “Manca da parte della Città Metropolitana una cernita dello stato di fatto degli istituti di loro competenza; inoltre – prosegue il consigliere – anche l’Amministrazione dovrebbe intervenire, essendo le strutture fisicamente sul territorio comunale, nel sollecitare Città Metropolitana ad intervenire, affinché si possa valutare per tempo la richiesta di finanziamenti da parte del PNRR”. In ultimo il consigliere comunale lancia un invito a Caterina Greco, la consigliera delegata della Città Metropolitana: “Vorrei che venisse a vedere personalmente la struttura e, guardandomi negli occhi, mi dicesse se, a suo giudizio, questa è una struttura che non necessita di interventi e che tutti gli studenti sono in sicurezza…” Ad intervenire sull’argomento è anche l’assessore comunale all’Istruzione Gianluca Vitale, il quale fa sapere che “pur non avendo competenze in merito, ho sentito il dovere di adoperarmi in qualità di ‘facilitatore’. Il problema è che il 1° settembre – sottolinea l’assessore - è venuta fuori la circolare sul trasferimento delle 4 classi del Newton all’Ubertini. Credo che questi processi vadano accompagnati con una tempistica diversa perché, al netto delle competenze di ciascun ente, ciò potrebbe comportare dei disagi”. L’assessore evidenzia inoltre che “da quanto ho potuto capire, non è stato tanto il problema che viene imputato alla Città Metropolitana, che poi si è impegnata a risolvere, in quanto l’SPP (il servizio di prevenzione e protezione dai rischi, ndr.) ha dato parere favorevole per le 4 classi, bensì un problema di trasporti. I ragazzi dell’Ubertini – prosegue Vitale – non sono i figli di un Dio minore… Pare che per qualcuno quella struttura possa andare bene e per altri no; il punto è che non ci sono studenti di serie A ed altri di serie B”. Secondo l’assessore all’Istruzione “tutto questo processo avrebbe dovuto essere preceduto da delle verifiche preliminari sui trasporti. Purtroppo – commenta Vitale - la linea usata dagli studenti non è uno scuolabus bensì una linea fruibile a chiunque, docenti compresi: parte dalla stazione per arrivare in via Ajma e, purtroppo, per molti non coincide con gli orari dei treni per cui se la devono fare a piedi…”. Vitale spiega che “l’unica cosa che l’Amministrazione ha potuto fare è quella di mettere a disposizione 4 classi della scuola media Demetrio Cosola, che sono idonee alla capienza ed accoglienza dei ragazzi. La dirigente del Newton, come previsto dalla normativa – specifica Vitale - deciderà in autonomia se valutare o no questa possibilità. Ovviamente – conclude infine l’assessore – si tratterà di una soluzione ‘temporanea’, l’unica che il Comune, nell’ambito delle sue competenze, ha la facoltà di proporre”. In sintesi, ad oggi, vi sono scuole che hanno la necessità di acquisire aule, chiedere in prestito di locali da enti, anche di diversa appartenenza e competenza, di scorporare classi da inglobare in altre strutture che, per altro, non sempre versano in condizioni ottimali. Problemi di cui si ‘discute’ solo ora e che, invece, avrebbero già dovuto risolversi mesi orsono. E poi vi è chi, come l’Europa Unita, non riuscendo ad ottenere aule extra altrove, si trova costretta a mettere un tetto alle iscrizioni, limitando la libertà di scelta degli alunni. La situazione non è accettabile. Un problema di tipo ‘organizzativo’, di gestione del budget o di tempistiche? L’unica cosa certa è che le strutture non dovrebbero mancare e che l’ente preposto dovrebbe averne maggior cura, anche se, ciclicamente, vi potrebbero essere più o meno studenti ad occuparle.
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