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Chivasso e la filodiffusione in stile orwelliano

I portici di Chivassso
"COMUNICATO N. 1 - Viale Vittorio Veneto riaperto al traffico". Immaginate una voce sinistra ed inquietante, trasmessa in filodiffusione, che riecheggia nelle orecchie dei passanti i quali, da via Torino, stanno percorrendo i portici per ricongiungersi a piazza della Repubblica. Visualizzate i loro occhi, spalancati in un’espressione frammista di stupore e di sconcerto; lo smarrimento momentaneo, come pervasi dalla sensazione di non trovarsi più ‘qui ed ora’ ma di essere stati catapultati in un universo parallelo; rapiti da tutta quella vasta gamma di emozioni che solamente la visione di un film post-apocalittico o la lettura di un romanzo della Kingsolver, della Atwood, di Orwell o di Zamjatin - per citarne alcuni - sanno suscitare. Ed ecco che Chivasso, come soggiogata da un incantesimo lanciato dall’alto della filodiffusione, vi sembrerà, per un istante, essersi allontanata dalla società contemporanea per emulare scenari distopici sullo stile orwelliano, in cui il ‘Grande Fratello’, o come viene di volta in volta chiamato, con una vecchia tecnologia obsoleta come la filodiffusione, trasmette COMUNICATI intenti a ‘informare’ e conquistare il favore dei cittadini. E’ questo ciò che attenderà i chivassesi una volta che sarà attivo l’impianto? Una cosa è certa: la filodiffusione, oltre ad essere oramai in disuso, è alquanto inquietante; fa molto retrò e, per certi versi, ricorda un po’ lo stile imperialista della vecchia Inghilterra o le moderne ed onnipresenti telecamere di sorveglianza di Londra, ed ancora i campi di indottrinamento della Corea del Nord… L’elenco è molto lungo. D'altronde, già nel 1949, nel suo celebre romanzo distopico “1984”, Orwell scriveva: “Il potere è nelle mani di un partito unico, detto semplicemente il Partito, a sua volta diviso in Partito Interno (che comprende leader e amministratori) e Partito Esterno (formato da burocrati, impiegati e funzionari subalterni). Gli occhi del Partito sono i teleschermi, televisori forniti di telecamera, installati per legge in ogni abitazione dei membri del Socing, che i membri del Partito Esterno non possono spegnere…”. Ecco cosa è in grado di rievocare, ancora, la filodiffusione... Non solo smarrimento; tra i passanti vi potrebbe anche esserci chi – con una visione meno ‘distopica’ – sentendo quei ‘COMUNICATI’ la metterà sul ridere tanto che, ad un certo punto, non stupitevi se, da sotto i portici, si alzerà un grido: “E’ arrivato l’arrotino, signore e signori. Accorrete!”. Altri ancora, invece, potrebbero rivolgere lo sguardo, come di riflesso, verso il campanile, in un atto di nostalgia, al pensiero di quando erano solo le campane a marcare il tempo della vita quotidiana della comunità, al di fuori di forme automatiche di computo del tempo. Ma atteniamoci alla realtà, alla versione ‘ufficiale’. L’amministrazione comunale ha comunicato che lo scorso 17 settembre “il collaudo acustico dell'impianto di filodiffusione del Distretto Urbano del Commercio di Chivasso ha avuto esito positivo” e ha dettagliato che “l’intervento è dotato del Progetto Acustico e della Documentazione di Impatto Acustico che stabiliscono rispettivamente la definizione delle caratteristiche di esercizio e di posizionamento/orientamento dei diffusori acustici e i livelli sonori massimi di esercizio compatibilmente con i limiti in materia di tutela dall’inquinamento acustico ambientale”. Ma che bravi. Anche qui – con i tempi che corrono - sorgono spontanee due semplici domande: “Ma era necessario spendere 85.000,00 euro per un impianto di filodiffusione? Ed ancora: “Quale sarà il consumo energetico?”. Chissà se, questa volta, qualcuno riuscirà a dare delle risposte soddisfacenti. Nel frattempo, godetevi la musica…
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