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Il regista Gianluca Matarrese e il cinema narrativo, da Chivasso a Parigi per affinare l'arte

Gianluca Matarrese

Il regista Gianluca Matarrese

Gianluca Matarrese, classe 1980, è un regista, autore e attore italiano, originario di Chivasso ma parigino di adozione. Gianluca, infatti, dopo aver conseguito la laurea al DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo), presso l’Università di Torino, 21 anni fa si è trasferito in Francia per proseguire gli studi e diplomarsi all’École internationale de théâtre Jacques Lecoq di Parigi. Nel 2008, terminati gli studi, Gianluca inizia a lavorare come attore teatrale, interpretando diversi ruoli, sia comici sia drammatici. Dal 2009 al 2012 ha cominciato a scrivere sceneggiature e con un amico ha creato una sit comedy, di cui era anche attore, sullo stile dell’italiana ‘Camera Cafè’, che ha riscosso un grande successo sui canali francesi OCS. Dopo il suo esordio alla regia, Gianluca Matarrese, per nulla amante delle etichette, come lui stesso ama sottolineare, alla sua attività di autore televisivo affianca quella di reporter, coordinatore artistico e segment producer, che lo portano a lavorare per una ventina di programmi televisivi in quasi tutti i network francesi. Dal 2013 inizia a sviluppare il suo primo film narrativo, ‘Fuori tutto’, che nel 2019 è stato premiato come il miglior film Documentario Italiano al 37° Torino Film Festival. Da allora la sua produzione sembra essere diventata straordinariamente inarrestabile. Noi lo abbiamo intervistato. Gianluca, qual è stato il tuo primo vero esordio alla regia? “Possiamo dire che sia stato con ‘Web Colocs’, la sitcom francese che è andata in onda per 3 anni sui canali francesi OCS, con la messa in onda di 100 episodi, a cui ho lavorato, oltre che in qualità di regista, anche come showrunner. In altre parole – specifica Gianluca - insieme ad un amico e collega, rendevo possibile il funzionamento dell’intera serie: mi occupavo anche della scrittura e, nello stesso tempo, interpretavo il ruolo di un personaggio molto comico, un immigrato trentenne che viveva con altri due coinquilini, tutti single, in una Parigi un po’ sconquassata, con  delle vite ‘arrangiate’ e una webcam che fungeva in pratica da ‘finestra sul mondo’. Dopo questo – continua a raccontare Gianluca – ho iniziato a lavorare per i programmi di intrattenimento, con i dating show, che hanno a che fare con il reale. Nel 2017, anche quando facevo i miei film, ho in ogni caso continuato a lavorare come attore e come segment producer, occupandomi quindi del contenuto editoriale delle trasmissioni televisive”. Quand’è arrivato il successo come regista di film d’autore? Con ‘Fuori tutto’, un documentario narrativo del cinema d’autore. E’ stato un lavoro che ha preso forma grazie alla co-produzione Italia-Francia. Ci ho messo diversi anni e l’ho terminato nel 2019. Il primo film è sempre il più difficile”, commenta il regista, che prosegue a narrare: “L’ho girato per tanti anni con la mia famiglia in Italia, che viveva a Chivasso, città di cui sono originario, essendomi trasferito lì all’età di 6 anni. I miei genitori erano commercianti: gestivano i negozi di scarpe Togo. Nel film ho raccontato che mentre io ero in Francia, avendo questa vita legata alla TV, al mondo dello spettacolo, tornando regolarmente in Italia scoprivo quello che accadeva nella mia famiglia, di questa crisi economica che la mia famiglia stava passando ed ho cominciato a girare questo film narrando questa storia, che non era solo la crisi della mia famiglia, ma una vera e propria metafora che ho usato per narrare la crisi di un intero Paese, quella che l’Italia ha vissuto dal 2008 in poi.” Si può dire che ‘Fuori tutto’ abbia dato la svolta decisiva alla tua carriera?Sì, con questo film ho vinto il premio per il ‘Miglior Documentario Italiano’ al 37° Torino Film Festival . Terminato il mio lavoro presso la TV francese, nel frattempo avevo conquistato la fiducia di numerose produzioni francesi e italiane, così dal 2018 ho cominciato a girare anche altri tre film: ‘Fashion Babylon’, ‘Il posto’ e ‘La dernière séance’, che sono stati prodotti parallelamente e sono usciti tutti insieme: non riesco più a stare fermo un solo istante, tra Festival, prime…”, confessa Gianluca Matarrese. Di che cosa trattano principalmente i tuoi film? “Tutti i miei film hanno un content che si diversifica notevolmente uno dall’altro. ‘La dernière séanse’ ad esempio - spiega Matarrese – che è stato presentato in anteprima alla Settimana Internazionale della Critica del Festival di Venezia l’anno scorso, narra l'ultimo capitolo della vita del parigino Bernard Guyonnet, maestro del BDSM, da cui scaturiscono ricordi e storie da raccontare; storie d’amore, di morte, dell’epidemia di AIDS negli anni Ottanta e del suo nuovo progetto di vita. Le ferite e il corredo funerario di un sopravvissuto, un grido di vita alla luce delle pulsioni sessuali. In questo film volevo trasmettere la vicinanza e il sentimento di fiducia che io e Bernard condividevamo”. Matarrese fa sapere che ‘La dernière séance’ è il vincitore del Queer Lion Award. Il film è stato inoltre selezionato all'IDFA, Thessaloniki Documentary Film Festival, e continua a girare in altri festival internazionali. È anche andato in onda sul network CIELO di SKY ITALIA”. Il regista racconta inoltre di ‘Fashion Babylon’, il docufilm che è stato presentato in anteprima italiana a Torino il 28 aprile 2022, durante il 37° Lovers Film Festival. “In questo film – spiega Gianluca Matarrese - ho cercato di abbatte le quinte del mondo della moda e delle sfilate, mostrando gli impegni mondani e lavorativi di Michelle Elie (designer e icona della moda), Casey Spooner (performer, musicista e influencer) e Violet Chachki (vincitrice di “RuPaul’s Drag Race”), vere e proprie celebrità e resident alle passerelle di Milano, Parigi e New York.” Quanto del tuo vissuto personale influenza i tuoi lavori? “Tanto! Il mio metodo è quasi patologico perché tutto può diventare un film. Ho girato un film su mia mamma, sulla mia famiglia, sul mio ex amante, sulla mia vita sessuale, sul mio desiderio di successo, sul mondo della moda con ‘Fashion Babylon’ ed ancora sul mondo del lavoro in Italia con ‘Il posto’, che racconta di infermieri del sud Italia che vanno a cercar fortuna al nord, che tratta quindi della mia generazione e del precariato. Il mondo della scuola è anche qualcosa che mi interessa tantissimo, perché sono molto legato al ricordo della mia formazione. Sono inoltre attratto dai temi del successo e della decadenza, del crollo, come, ad esempio, quello finanziario della mia famiglia. I film pullulano di personaggi che puntano al successo ma sono completamente decadenti, come dei cortigiani di corte… Spesso sono film che hanno a che fare con fasi della mia vita, con incontri. La creazione per me è tutto. Io sono uno storyteller, ossia uno che ama raccontare storie”. Stai lavorando a nuovi progetti? Sto ampliando un cortometraggio, ‘Pinned into a dress’, che ha fatto l’apertura alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia (SIC è una sezione autonoma e parallela della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, ndr.). In questo istante sto montando un nuovo docufilm che consegneremo a fine anno a France Télévisions ed uscirà quindi nel 2023. Il titolo ancora non c’è. E’ un film che tratta di scuola, in un liceo rinomato del centro di Parigi ed esplora il concetto di élite. Diciamo che è un film sui primi della classe, sui ragazzi che lavorano, che sono brillanti, intelligenti ed organizzano, grazie alla scuola, un concorso di oratoria: un espediente per raccontare il periodo dell’adolescenza, della transizione all’età adulta, perché dovranno affrontare la Maturità e si trovano a dover scegliere cosa saranno in futuro”. Gianluca Matarrese anticipa inoltre che sta girando anche un altro film, “ che finirò ultimerò a marzo: un film di finzione, ibrido, in quanto il tema è il teatro, il mio primo amore. Sto girando degli attori di teatro che portano un adattamento del romanzo ‘L’ammazzatoio’, di Émile Zola. Quello che accade in scena è molto simile a ciò che accade nelle loro vite, per cui filmando le loro e quanto mettono in scena la finzione e la realtà vengono così a confondersi. E’ un film sull’artista e quanto la sua vita si mischia alle sue rappresentazioni artistiche. Mi ci ritrovo, perché anche per me è così.”
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