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30 Maggio 2022 - 21:01
Operazione Platinum Dia
Condanne per un ammontare superiore ai 185 anni di carcere sono state chieste oggi dalla procura di Torino al processo ‘Platinum Dia’ sulla presenza della ‘ndrangheta in Piemonte.
Si tratta del troncone del procedimento celebrato con il rito abbreviato.
Le richieste del pm Valerio Longi vanno dai venti anni agli otto mesi di reclusione e riguardano diciannove imputati. Per tre è stata proposta l’assoluzione. Il procedimento si celebra nel capoluogo subalpino per la presenza di una “locale” nel territorio di Volpiano.
Le accuse, a vario titolo, oltre alla associazione di stampo mafioso, riguardano in prevalenza il narcotraffico - in particolare l’importazione da Olanda, Belgio, Germania e Spagna di cocaina da smerciare in Sardegna e Sicilia - e il riciclaggio dei proventi in attività commerciali e di ristorazione in Germania. Tra i reati contestati anche il riciclaggio, l’intestazione fittizia di beni e varie estorsioni aggravate dalle modalità mafiose. Secondo la Dda, oltre al narcotraffico, molti indagati si sarebbero occupati di appalti, investendo i soldi delle ‘ndrine in aziende edili, bar, ristoranti e tabaccherie.
L’inchiesta era partita nel 2016, dalle dichiarazioni del pentito Domenico Agresta, discendente dell’omonima famiglia. La sua testimonianza, unita ad altri elementi, aveva permesso di ricostruire in parte le attività imprenditoriali della locale di Volpiano. Per Gianfranco Violi di Volpiano, manager di varie aziende che hanno gestito appalti pubblici milionari di Comuni e partecipate, considerato dalla procura vicino agli Agresta e difeso dagli avvocati Stefano Caniglia e Paolo Pavarini, sono stati chiesti cinque anni e 10 mesi, mentre per Salvatore Violi – assistito dall’avvocato Antonio Vallone - è stata chiesta l’assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”. L’assoluzione è stata chiesta anche per Maria Carbone, suocera di Gianfranco Violi, anche lei difesa dall’avvocato Vallone. Tra le richieste di condanna più elevate, ci sono quelle per i sette esponenti della famiglia Giorgi, originaria di San Luca, considerata dalla procura al centro della gestione del narcotraffico e strettamente legata ai boss calabresi. Per Giovanni, Sebastiano e Domenico Giorgi il pm ha chiesto 20 anni di carcere ciascuno. Per gli altri esponenti le richieste vanno dai 17 anni, 9 mesi e 10 giorni, agli 8 anni, 10 mesi e 20 giorni. Il processo agli altri undici arrestati di Platinum Dia che hanno scelto di essere giudicati con rito ordinario verrà celebrato invece il 6 ottobre. Tra questi anche i fratelli Mario e Giuseppe Vazzana, cui sono stati sequestrati beni tra Chivasso e Volpiano per 3 milioni di euro.
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