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15 Giugno 2021 - 11:00
Castello Claudio
CHIVASSO. Ulteriori accertamenti. Sono quelli che avrebbe richiesto il Ministero dell’Interno dopo aver acquisito l’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione “Platinum Dia” firmata dal Gip Edmondo Pio.
Il Ministero, in queste settimane, avrebbe infatti chiesto di poter acquisire una serie di atti di indagine che non figurano nell’ordinanza ma che potrebbero essere significativi per decidere se dare inizio ad un’inchiesta con i propri commissari.
Non c’è nessuna ipotesi di reato contestata al sindaco di Chivasso Claudio Castello - come continuano a ripetere, come un disco rotto e a ragione, i partiti e i consiglieri comunali di maggioranza -, ma ciò non toglie che il Ministero dell’Interno non possa ravvisare gli estremi di un’infiltrazione dell’organizzazione mafiosa nella cosa pubblica a Chivasso. Il rischio che si arrivi ad uno scioglimento del Consiglio comunale, con un decreto del Governo dunque c’è, è alto e negarlo vuol dire non aver capito nulla della lezione subita nel 2011, quando il provvedimento di scioglimento dopo i fatti di Minotauro venne scongiurato solo dalle dimissioni dell’allora sindaco Gianni De Mori, peraltro appena eletto.
Dunque: c’è un’indagine penale, che sta facendo il suo corso, e quella non riguarda il sindaco Castello e la sua amministrazione, e ce n’è un’altra, svolta dal Prefetto di Torino e dal Ministero degli Interni, che sta vagliando altri profili per giungere ad una relazione sul rischio di infiltrazione mafiosa a Palazzo Santa Chiara.
Staremo a vedere nelle prossime settimane quali sviluppi avrà e che cosa accadrà.
Intanto, a scanso di strumentalizzazioni, giova ricordare che un’amministrazione comunale può essere sciolta per tanti motivi, in linea di massima, laddove esistano sindaci, assessori e consiglieri comunali collusi con la malavita organizzata (non è il caso di Chivasso, ndr).
Ma non è escluso, anzi capita molto spesso, che il provvedimento riguardi Comuni in cui “inconsapevolmente” si è entrati in contatto con quel mondo lì (e questo potrebbe essere il caso di Chivasso, ndr).
Per assurdo, la prova provata che la malavita riesce a infiltrarsi anche senza stringere accordi e patti, è considerata un’aggravante.
“Sono stato un ingenuo”, ripete come un mantra e con una certa faciloneria il sindaco Claudio Castello a chi gli rimprovera quelle telefonate intercorse nell’estate 2017 con Giuseppe “Pino” Vazzana, uno dei picciotti, secondo gli inquirenti, del locale di Volpiano.
Ma l’ingenuità ha la sua responsabilità. Soprattutto per chi s’è messo in gioco per fare il sindaco.
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