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CHIVASSO. “Colpo di Coda” in Cassazione: assolti 6 imputati! Tra loro anche i fratelli Marino

CHIVASSO. “Colpo di Coda” in Cassazione: assolti 6 imputati! Tra loro anche i fratelli Marino

L'avvocato Cosimo Palumbo

CHIVASSO. “Colpo di Coda” in Cassazione: assolti 6 imputati! Tra loro anche i fratelli Marino. Assolti per non aver commesso il fatto. Assolti, dopo 8 anni e un’infinità di udienze, all’ultimo grado di giudizio, dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Fine dell’incubo per i Marino, i Benedetto e i Dominello coinvolti, nell’operazione “Colpo di Coda” per aver partecipato ad una colletta di Natale per sostenere alcuni affiliati alla ‘ndrangheta, in carcere dopo le sentenze del processo Minotauro. 

La Corte di Cassazione ha annullato lunedì, senza rinvio, sei condanne relative a uno dei processi originati dall'inchiesta della Procura di Torino chiamata "Colpo di Coda" sulla presenza della 'ndrangheta nel Nord Ovest. 

La sentenza d'appello presa in esame dagli Ermellini era del 2019. 

La colpevolezza degli imputati, secondo l'accusa, era dimostrata dalla partecipazione, in occasione del Natale del 2011, a una colletta in favore dei detenuti nell'inchiesta "Minotauro". Una linea che i supremi giudici, in base a quanto si ricava da una prima lettura del dispositivo, non hanno accettato. 

La Cassazione ha cancellato le condanne a 7 anni di reclusione, che erano state confermate nel 2019, con una pronuncia di appello bis, ai fratelli Nicola e Antonino Marino, entrambi di Chivasso, difesi rispettivamente dagli avvocati Cosimo Palumbo e Roberto Lamacchia, ai fratelli Walter e Massimo Benedetto, assistiti dal legale Basilio Foti, e ai fratelli Michele e Salvatore Dominello, difesi dagli avvocati Domenico Putrinò e Giuseppe Del Sorbo. 

Dunque, per gli Ermellini, partecipare ad una colletta alimentare o ai pomposi matrimoni in Calabria di persone affiliate alla ‘ndrangheta non è un indice di mafiosità. In pratica, non può essere considerato come un elemento di valore indiziario. 

"Per il mio assistito - ha commentato uno dei difensori, l'avvocato Cosimo Palumbo - finisce un incubo durato otto anni, due dei quali passati in carcere".

Più in particolare...

Tutti erano stati condannati in Corte d’appello di Torino a pene comprese tra i 7 e gli 8 anni di carcere. La Cassazione aveva annullato con rinvio la prima sentenza della Corte d’appello nel 2019. La Suprema Corte aveva chiesto alla procura antimafia di fare emergere nuovi eventuali indizi emersi nel processo per sostanziare come mafiosa la condotta dei cinque calabresi. I giudici torinesi, nell'appello bis del processo, avevano confermato le condanne per associazione mafiosa e inserendo come nuova motivazione la partecipazione dei cinque imputati a matrimoni e funerali. La Cassazione, però, non ha ritenuto neanche questi nuovi elementi sufficienti annullando senza rinvio la seconda sentenza di appello e assolvendo in via definitiva gli imputati.
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