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CHIVASSO. Nucleare, Zavattaro: "Il chivassese non ha i requisiti necessari"

CHIVASSO. Nucleare, Zavattaro: "Il chivassese non ha i requisiti necessari"

Andrea Zavattaro

CHIVASSO. Nucleare, Zavattaro: "Il chivassese non ha i requisiti necessari". «Il nostro comitato è nato per affrontare un tema, che era quello di un impianto di biometano che si sarebbe dovuto realizzare in zona. Oggi ci ritroviamo, oltre al biometano, a dover studiare anche queste carte». Sospira, al di là del telefono, Andrea Zavattaro, chivassese di Mandria, portavoce del comitato “Io mi rifiuto”, nato qualche mese fa sulla scia delle notizie di un possibile insediamento nell’area “ex Edilias”, nel comune di Caluso ma poco distante da Tonengo di Mazzè e Boschetto, di un impianto di biometano.

Oggi, qualche chilometro più in là, su terreni in un raggio che investe le realtà di Caluso, Mazzè e Rondissone, potrebbe venire realizzato il deposito nazionale delle scorie radioattive. Tra le 67 aree individuate nella “Cnapi” (Carta delle aree potenzialmente idonee) pubblicata il 5 gennaio scorso c’è anche la TO-10, che ricade sui Comuni di Mazzè, Caluso e Rondissone, in area agricola, a poca distanza dalla Mandria.

Il comitato “Io mi rifiuto” non poteva restarsene con le mani in mano. «Abbiamo iniziato a studiare le carte adesso» spiega Andrea Zavattaro, portavoce del comitato; «questo del nucleare è sicuramente un tema nuovo per noi ma, ovviamente, non può non acquisire la priorità. Per prima cosa abbiamo guardato i criteri di Ispra, i 15 di esclusione e i 13 di approfondimento. Stiamo cercando di capire come mai, da Roma, siano riusciti ad individuare questo posto di cui gli stessi residenti ignorano l’esistenza».

«Stiamo lavorando - prosegue - per portare un nostro contributo alla discussione, sia per i Comuni che per gli enti superiori. E’ appena iniziato un processo, che condividiamo con le autorità del territorio, e abbiamo tutta la buona volontà del mondo. Ci stiamo mettendo in contatto e confrontando con gruppi spontanei di cittadini interessati e preoccupati, come noi».

«Sull’ipotesi di insediare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi in questa zona abbiamo molti dubbi e vediamo diverse criticità. Vorrei però precisare che il nostro non è un “no” all’individuazione del sito per il deposito nazionale delle scorie: quello deve essere individuato al più presto. Il nostro no è all’ipotesi che il sito venga realizzato qui, per tutta una serie di criticità. Prima fra tutte, la distanza dai centri abitati: a pochi chilometri ci sono Rondissone, Tonengo, Arè, Carolina, Mandria, Boschetto, con una popolazione complessiva della zona di circa 60 mila abitanti. Questo fattore non può non essere preso in considerazione: un conto è avere un sito con un unico centro vicino, un altro è individuarlo in un’area ad alta concentrazione della popolazione. Questo è un aspetto che ci preoccupa, e anche molto».

«Un’altra criticità - agiunge Zavattaro - sono i pesanti carichi ambientali del territorio. I più evidenti e gravosi sono senza dubbio, oltre allo smog causato dagli svincoli della A4 per il polo logistico di Amazon, le discariche di Chivasso e Torrazza, la centrale termoelettrica di Chivasso, la centrale a olio di palma dell’ex Lancia, i depositi di carburanti, il sito nucleare Saluggia, il deposito dello smarino della Tav a Torrazza, la centrale per trattamento rifiuti organici urbani (Forsu) già autorizzata a Rondissone e la possibile creazione di un altro impianto di trattamento rifiuti Forsu nell’area ex Edilias a circa 600 metri dal sito ipotizzato per il deposito radioattivo, il progetto in itinere di un altro impianto gemello da 75 mila tonnellate di rifiuti organici  a San Benigno Canavese… Mi pare che il nostro territorio sia già fortemente compromesso. E poi c’è il fatto che questi terreni individuati come zona TO-10 rientrerebbero nell’area Mab-Unesco: sono gli unici, agricoli, rimasti. E noi andiamo a metterci un bel deposito di rifiuti radioattivi in eterno?».

«Queste sono solo le prime criticità che mi vengono in mente», conclude Zavattaro. «Stiamo studiando, approfondendo il tema, indagando per dare il nostro contributo e far sì che il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi venga sì fatto, ma non qui».

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