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11 Gennaio 2021 - 13:40
Mario Corsato
«Sono favorevole al fatto che si vada finalmente ad individuare il sito nazionale delle scorie: da qualche parte devono essere pur messe. E Saluggia e Trino non sono certamente siti sicuri». Mario Corsato, ex sindaco di Cavagnolo ed ex consigliere provinciale di Torino, è sempre stato in prima linea quando c’era da ribadire la necessità di mettere in sicurezza i siti di Saluggia e Trino. Non appena ha avuto notizia dei 67 siti potenzialmente idonei ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, non poteva esimersi dal dire la sua.
«E’ da 15 anni - spiega - che si aspettava che ci fosse un sito nazionale idoneo a tale scopo. A dire il vero un sito idoneo era già stato individuato a Scanzano Jonico, ma una autentica sommossa popolare aveva fatto desistere dall’attuarlo. Nella prefazione del “decreto Scanzano”, per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il Presidente della Repubblica aveva scritto che era un sito che doveva essere militarmente presidiato perché ha un certo tipo di pericolosità. C’è il rischio evidentemente di un disastro ambientale, da scongiurare con sorveglianza specifica. Ciò vale per il sito nazionale, ma anche per gli attuali siti presenti nel vercellese... La questione dunque va affrontata sotto tanti punti di vista».
«L’80% delle scorie presenti in Italia - prosegue Corsato -, da anni, sono stoccate a Saluggia e a Trino, in zone ritenute da sempre e da tutti inidonee e specialmente i Comuni che le ospitano non hanno mai mosso un dito per farle rimuovere. Il “decreto Scanzano” ha stabilito importanti compensazioni per i Comuni sedi di siti provvisori, per i Comuni confinanti, per le Province dove insistono questi Comuni e per la Regione: può essere questo il motivo per il quale questi Comuni, le Province e la Regione non hanno mai alzato la voce? Le risorse per queste compensazioni sono reperite con una maggiorazione in bolletta della luce. Il liquido irradiante allora stoccato nel sito di Saluggia, causa la perdita dei contenitori che lo custodivano, è arrivato a 100 metri dal campo pozzi dell’Acquedotto del Monferrato, in un pozzetto adiacente il campo si è riscontrato presenza di Stronzio 90. Ci furono mozioni da parte di molti Comuni, dello stesso acquedotto del Monferrato e dell’Autorità d’Ambito numero 5 perchè le autorità preposte provvedessero alla messa in sicurezza. Non se ne fece nulla: anzi, la proposta fu quella di spostare il campo pozzi. Della serie: chi se ne deve andare è l’inquinato, mentre l’inquinatore può rimanere e continuare ad inquinare».
«L’Acquedotto del Monferrato ha dovuto costruire una serie di pozzetti ispettivi su tutta l’area del campo pozzi per monitorare meglio la situazione, e, ancora oggi sostiene, tramite una convenzione con Arpa, le spese di monitoraggio. Naturalmente tutte le spese effettuate dal Monferrato sono state pagate dagli utenti dell’acquedotto e non si è mai riusciti a fare estendere le compensazioni anche a chi, di fatto, sta subendo il danno. Della questione si era anche interessato il senatore Andrea Fluttero, con risultati nulli. Credo che ora sia il tempo di fare le giuste valutazioni sui siti individuati per non fare valere che il sito idoneo sia quello con un territorio più debole e più incline ad accettare compensazioni in cambio di rischi notevoli per la popolazione e per l’ambiente. Sono molto preoccupato anche da quel che ha dichiarato il ministro Costa: se è vero che ci vorranno almeno tre anni per individuare il sito nazionale, vuol dire che ne vorranno altri venti per vederlo realizzato. E intanto le scorie continueranno a rimanere lì dove sono oggi....».
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