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COLLINA. Dopo il Covid, si pensa al rilancio del commercio di vicinato

COLLINA. Dopo il Covid, si pensa al rilancio del commercio di vicinato

Un momento dell'incontro

Fare del territorio la scenografia e del consumatore il nuovo l’eroe”: a Castiglione sono state gettate le basi per una nuova avventura. 

Una conferenza, “Il commercio di vicinato nel dopo-Covid”, venerdì 8 ottobre presso la sala polivalente di via IV Novembre, ha coinvolto commercianti e amministrazioni locali dei comuni della collina torinese: Castiglione, Cinzano, Gassino, Rivalba, San Raffaele, Sciolze, intorno al tavolo, con ristoratori, bottegai, affittacamere, rivendite alimentari e servizi agrituristici, uniti per scambiarsi idee e valutare la possibilità di costituire un’associazione, una lega o un sistema che racchiudano le attività commerciali e turistiche. Una forza per difendersi dalle sfuriate del commercio elettronico, consegne a domicilio e creare nuova clientela ed una solida intesa territoriale. 

«Nei negozi c’è molta positività, anche se la ripartenza è lenta. Da questa parte di Torino contiamo sei comuni di cui siamo innamorati: l’unione deve fare la forza poiché dobbiamo pensare al di là dei confini territoriali – ha illustrato Sergio Pignatta, fotografo e consigliere comunale con delega al commercio di Castiglione – Ci sono degli esempi notevoli di collaborazione fra le nostre attività. Il caso di Gloria Pasquero parla per tutti. Il sodalizio che è nato fra la sua enoteca “Neh” e il “Cartoclub” ha portato a degli eventi culturali ed enogastronomici per tutta l’estate, che sono simbolo e possibilità di creare qualcosa di più oltre al semplice commercio. Un fronte comune è necessario per poter fare delle imprese più grandi e che lascino il segno nella realtà cittadina e territoriale».

Paolo Cugini, sindaco di Gassino, ha appoggiato il progetto: «Noi comuni stiamo facendo enorme fatica a gestire l’ordinario, quindi lo straordinario è ancora più complesso da maneggiare. Tuttavia in presenza di un progetto serio, dobbiamo sfruttare il nostro potenziale. Per tanti anni abbiamo vissuto di vocazioni differenti ma ora dobbiamo inventarci di nuovo per rispondere presente alle nuove sfide che l’economia ci impone».

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