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Intervista a Gabriele Amedeo Sandrone, il giovane scrittore, regista e sceneggiatore di Castagneto Po

Intervista a Gabriele Amedeo Sandrone, il giovane scrittore, regista e sceneggiatore di Castagneto Po
  Gabriele Amedeo Sandrone è uno scrittore di Castagneto Po. L’avevamo incontrato lo scorso primo ottobre a Chivasso, su uno dei set allestiti per la realizzazione della prima puntata di ‘Rosso di sangue’. Appartenente al genere thriller-drama, la serie televisiva che stanno girando è tratta dall’omonima trilogia che Sandrone ha scritto e pubblicato tra il 2017 e il 2019. Ultimo ciack in città, un saluto e la promessa di un’intervista che, nonostante i suoi numerosi impegni, Sandrone ci ha concesso con piacere. Andiamo ad approfondire la conoscenza di questo giovane e brillante scrittore, ora anche regista e sceneggiatore agli esordi. Chi è Gabriele Amedeo Sandrone e quand’è nata la tua passione per la scrittura? Sono una persona che coltiva diversa passioni. Pratico diversi sport e sono volontario di svariati corpi che si occupano di soccorso. La creatività è una dote che mi caratterizza da sempre. La passione per la scrittura è nata circa sei anni fa, in un periodo infelice della mia vita. La scrittura del mio primo libro, ‘Rosso di sangue’, che è anche quello da cui è tratta la serie televisiva che stiamo girando, ha esorcizzato lo stato di depressione in cui versavo all’epoca. Non sono mai stato un gran lettore – confessa l’autore -  ma quando ho iniziato a scrivere ho compreso che la scrittura era qualcosa che mi apparteneva. Cos’è che oggi ti spinge a scrivere? Sicuramente i premi letterari che ho ricevuto, del tutto inaspettati data la mia giovane età, e nonostante i rapporti un po’ ‘tumultuosi’ con gli editori, nel senso che li ho mandati un po’ a stendere” e spiega: “Esigo che il mio lavoro sia mantenuto come tale e non mi sta bene che si cambino le carte in tavola quando viene stipulato un contratto”. Sandrone sottolinea infine che “per me scrivere è un modo di rappresentare delle idee, delle fantasie in maniera del tutto soggettiva”. Qual è il tuo percorso letterario? "In verità sono un autodidatta”, racconta con estrema umiltà lo scrittore. “Per sette anni ho fatto il tecnico sugli impianti di sicurezza ed antincendio. Ho cominciato a scrivere solo per hobby ed ho affinato la mia abilità di scrittore grazie all’esperienza fatta direttamente sul mio computer. Possiamo dire – conclude lo scrittore – che i risultati ottenuti sono il frutto di tanto impegno e dedizione”. Perché hai scelto il genere thriller-drama? “La mia scrittura è nettamente cinematografica e cronachistica”, spiega Sandrone. “All’inizio, infatti, l’uso prevalente dei dialoghi era considerato un difetto da parte dei critici letterari ma, ciononostante, riuscivo a trasmettere e a suscitare delle forti emozioni nei lettori. Queste critiche - prosegue l’autore – mi hanno spronato a migliorare la parte narrativa e il mio stile di scrittura è nettamente migliorato, anche grazie al fatto che sono fortemente empatico: riesco a mettermi nei panni delle persone e capire cos’è che le stuzzica. A mio parere, il thriller e il drama sono quello che più si avvicina all’esternazione delle angosce della vita, che aiuta a riflettere sulla necessità di affrontarle”, specifica Sandrone. Parlaci dei tuoi romanzi: come sono nati e qual è stato lo spunto per idearne i content? “Tra il 2017 e il 2019, un brutto periodo della mia vita, ho scritto la trilogia ‘Rosso di sangue’. Diedi vita al personaggio di Gabriel, un giovane distrutto dalla vita, la proiezione negativa di quanto mi stava capitando”, spiega l’autore. “Più mi addentravo nella storia, più riuscivo a rendere vivido e raccontare il personaggio attraverso gli eventi, come la morte della madre per malattia, la perdita della ragazza che l’aveva lasciato e poi l’incontro con Sully, un uomo inquietante e misterioso, che gli offre un lavoro non ben specificato. Gabriel – continua a raccontare Sandrone - accetta e la sera seguente rivede Sully che gli punta una pistola alla testa e gli chiede di uccidere una persona. Gabriel è cosi costretto a sparare. Quell'incontro cambia per sempre la sua vita e il protagonista precipita in un vortice di sangue e violenza da cui sembra impossibile trovare una via d’uscita: è oramai diventato il sicario di una confraternita e, nonostante gli anni passino, Gabriel non riesce a rendersi conto di tutti i cambiamenti che accadono nel mondo. In pratica, il percorso intrapreso si rivela una fuga dalla realtà, ma non voglio spoilerare oltre”, conclude Sandrone. Dopo la trilogia, che nel 2020 ha ottenuto la ‘Menzione d'onore thriller’ ai Golden Holmes Awards, ho pubblicato ‘Il richiamo dell’inganno’ in cui, a differenza della trilogia - commenta l’autore - mi sono dissociato da quello che era il mio stato d’animo personale”. Sandrone continua poi a raccontare: “Mi sono concentrato su Davide, un medico che, dopo essersi risvegliato dal coma, vuol tornare dalla moglie. Arrivato a casa però la moglie non c'è. Al suo posto vi è Christian, un uomo un po’ ‘bizzarro’ ma, di tanto in tanto, in grado di dire delle cose che mettono in chiaro tutta una serie di tabù, che la società tende a non raccontare, delle verità scomode. Con lui inizierà un'avventura piena di misteri, alla ricerca della moglie e la sua ragione verrà messa a dura prova. In questo romanzo – spiega l’autore - ho giocato molto sugli intrecci”. L’anno seguente, dopo aver ottenuto il ‘Premio assoluto per inedito’ ai Mr Hyde Awards per ‘Il richiamo dell’inganno’, la penna dell’autore non trova sosta: “Ho scritto ‘L’estirpatore’ – racconta Sandrone - un romanzo noir in cui ho voluto tratteggiare l’angoscia del protagonista, Davin Cowen, un agente dell’Interpol che si reca in Kenia per prelevare Bernard Haks, ‘l'Estirpatore’, un ricercato internazionale colpevole e reo confesso dell’omicidio a sangue freddo di otto ragazzi. Cowen cerca di scoprire il motivo per cui Haks aveva commesso i delitti e questo lo porta ad affrontare il suo doloroso passato, che lo mette alla pari con il killer. Quel che emerge – conclude l’autore – è che non sempre giustizia è sinonimo di giusto”. La produzione è oramai inarrestabile e nel 2021 “ho terminato Il ritratto del potere’ – fa sapere Sandrone - un romanzo che tratta svariate tematiche sociali. Non vi è un singolo protagonista – spiega - ma una pluralità di personaggi con punti di vista e prospettive diverse a confronto. La vicenda – narra l’autore – si dispiega nel momento in cui, dopo una prestigiosa asta, un dipinto dal valore inestimabile viene rubato. Elia Mastrovasei, colui che si è aggiudicato l’opera, dovrà scoprire cosa c’è dietro. Un’avventura che lo porterà a seguire le tracce di un hacker misterioso per riappropriarsi del suo quadro, peccato che non sia il solo a volerlo. Un Thriller pieno di intrecci, azione ed emotività. In generale, la morale che voglio far emergere nei miei libri – conclude infine Sandrone – è quella di non dare giudizi definitivi ma di cercare di mettersi nei panni degli altri, per quanto possibile”. Parliamo della serie televisiva “Rosso di sangue”, tratta dalla tua trilogia: come è nata questa idea? Sono un grande fan del cinema e grazie anche al mio socio, Amedeo Tappari, un ragazzo molto talentuoso, direttore delle riprese e co-regista, abbiamo deciso di avviare insieme questo progetto”. E’ difficile rendere in tv quello che si è scritto in un libro? La serie sarà fedele al romanzo? “Ho riscritto una sceneggiatura, trasponendo così la narrazione in linguaggio cinematografico, avvalendomi delle competenze tecniche di Amedeo. L’adattamento televisivo del romanzo – confessa Sandrone - se pur gratificante è anche sfiancante, nel senso che quando scrivo un libro io tendo a visualizzare le immagini e poi le rendo a parole, ma nel caso del cinema, per riuscire a rimanere il più fedele possibile al romanzo, tre delle mie frasi, ad esempio, vogliono significare un giorno intero di riprese”. Perché hai scelto Chivasso? “Nel romanzo, in previsione di una mia eventuale trasposizione cinematografica – specifica lo scrittore – in realtà ho solo nominato grandi città come Torino o Milano. Chivasso, ad esempio, pur non essendo menzionata, si va delineando grazie alle descrizioni dettagliate dei posti. La visione ed il contatto con i luoghi in cui si sviluppano le vicende sono per me fattori molto importanti, per questa ragione viaggio spesso. Chivasso in ogni caso è una città che presenta un’interessante varietà di ambientazioni. Inoltre – conclude Gabriele Amedeo Sandrone - ho avuto degli ottimi feedback sia dalla municipalità, sia dalle persone che conoscono il nostro progetto”.
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